Screening da incrementare

12 marzo 2008

Screening da incrementare



E' erroneamente meno temuto del tumore del polmone o della mammella, ma il tumore del colon-retto nei paesi occidentali occupa il secondo posto nella mortalità per cancro. Ed è anche uno di quelli per i quali esistono maggiori possibilità d'intervenire con successo, se la diagnosi è effettuata precocemente: cosa che però non avviene quanto dovrebbe, perché non ci si sottopone abbastanza ai controlli a partire dalla mezza età. Per lo screening esistono indagini diagnostiche diverse, di prima e seconda linea, e ora l'American Cancer Society nelle nuove linee guida si pronuncia per l'aggiunta all'elenco degli esami raccomandati di due metodiche entrate nell'uso più di recente, cioè la colonscopia virtuale e l'analisi del DNA, sia pure con capacità diagnostiche e tempistiche diverse. Disporre di più approcci ha lo scopo di incrementare lo screening del tumore colo-rettale tra gli adulti ultra 50enni, o tra soggetti più giovani con fattori di rischio o sintomi: questo a fronte di proiezioni epidemiologiche che negli Stati Uniti sono di quasi 150.000 nuovi casi e 50.000 morti per il 2008, ma sono proporzionalmente simili e non meno preoccupanti in Europa, Italia compresa.

Colonscopia virtuale e DNA test
Negli Usa risulta che metà della popolazione interessata non si sottoponga ad alcuna indagine preventiva per il tumore, e anche su questo molti paesi europei non sono da meno. Nelle raccomandazioni degli oncologi statunitensi in pratica si suddividono i test in due gruppi, indicando la tempistica per adulti over50 asintomatici. Nel primo rientrano gli esami che possono scoprire il cancro o prevenirlo individuando stadi precancerosi: sono compresi la colonscopia, ogni dieci anni; la sigmoidoscopia flessibile, il clisma opaco e la colonscopia virtuale ogni cinque anni. Quest'ultima è una modalità meno disagevole rispetto alla colonscopia tradizionale, che è efficace ma poco gradita ai pazienti e con rischi di sanguinamento: l'esame virtuale è infatti una tomografia computerizzata che non richiede l'inserimento dell'usuale sonda e permette di eseguire l'esame anche in casi come pazienti più anziani, anomalie anatomiche, aderenze post-chirurgiche, rischi di complicanze da endoscopia; l'efficacia sarebbe però minore per le lesioni piatte e un altro limite è il costo più elevato. Il secondo gruppo di esami ha come capacità prioritaria l'individuazione del tumore, piuttosto che la prevenzione: prevede la ricerca del sangue occulto nelle feci, da eseguire annualmente, con un test ad alta sensibilità tumorale; test immunochimico fecale (FIT) sempre annuale e con alta sensibilità tumorale; test del DNA ad alta sensibilità tumorale, ma con cadenza ottimale ancora da definire. La pluralità dell'offerta delle tecniche nasce dal fatto che nessuna è di per sé esaustiva, tutte presentano pro e contro. Delle colonscopie, tradizionale e virtuale si è già detto, il test del sangue occulto non individua tutti i tumori né i polipi, la sigmoidoscopia non raggiunge tutti i segmenti del colon, il test del DNA ha un'accuratezza da perfezionare ma non è utilizzabile in prima battuta e non individua i polipi. Qualsiasi tipo di screening è però meglio di nessuno screening, tengono a sottolineare gli esperti. Il primo obiettivo resta però la volta che la malattia si è innestata, anzi. Meglio fare attenzione perciò nell'auspicare una fortificazione con acido folico generalizzata in molti cibi, come negli Stati Uniti già succede. Ma le evidenze sull'aumento del rischio sono ancora equivoche e richiedono ulteriori ricerche. E nell'ottica ventilata negli Stati Uniti di una integrazione coi folati sempre più diffusa, è bene essere cauti. prevenzione primaria, e qui c'entrano anche abitudini di vita come quelle alimentari.

S'indaga su neoplasmi non polipoidi
D'altra parte emergono nuove conoscenze sullo stesso sviluppo del cancro del colon retto. Questo nella maggior parte dei casi si ritiene evolvere dalla crescita di adenomi polipoidi, che vengono quindi rimossi a scopo preventivo. Recenti studi hanno però mostrato che il tumore può svilupparsi anche da neoplasmi colo-rettali non polipoidi (NP-CRN), che sono più difficili da individuare con le tecniche di colonscopia in quanto sottili o piatti o leggermente incavati. Questo tipo di lesioni era stato descritto inizialmente tra gli asiatici, come i Giapponesi, ma poi le si è individuate in altre popolazioni. Ora uno studio ha evidenziato una loro relativa frequenza in una coorte di anziani statunitensi, la più ampia di etnia non asiatica in cui si è indagato questo aspetto secondo gli autori. Tra i 1.819 pazienti, bianchi, avviati alla colonscopia, è infatti risultata una prevalenza totale di NP-CRN del 9,3% e più di metà di carcinomi sottomucosali o in situ sono stati diagnosticati tra questi casi, che contribuivano al 15% circa dei neoplasmi totali. Gli autori tengono a sottolineare, tra i limiti della ricerca, che i dati riscontrati non sono generalizzabili. Ma c'è ancora molto da indagare, per esempio sugli aspetti genetici, e andrà accertato se la diagnosi e la rimozione di queste lesioni abbia effetto sulla prevenzione e la mortalità per cancro colo-rettale.

Elettra Vecchia

Fonti
CA Cancer J Clin, online 5 marzo 2008

Soetikno Rm et al. Prevalence of Nonpolypoid Colorectal Neoplasms in Asymptomatic and Symptomatic Adults. JAMA 2008;299:1027-35.

 





 



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