Vita moderna, malattie antiche

08 febbraio 2008

Vita moderna, malattie antiche



Si dice gotta e si è improvvisamente catapultati nel lontano passato. La gotta è, infatti, quella che Ippocrate definiva l'artrite dei ricchi, in contrapposizione al reumatismo, artrite dei poveri. La malattia era messa in relazione a un alimentazione ricca in particolare di carne. Sempre a proposito di gotta, oltre 100 anni fa, nel 1893 Osler prescriveva una dieta con poco fruttosio per prevenire la gotta. "Lo zucchero - diceva Osler - deve essere ridotto al minimo e i frutti più dolci non dovrebbero essere presi". A distanza di un secolo questi consigli trovano conferma in uno studio del British Medical Journal, secondo cui bastano due o più bevande zuccherate al giorno per veder aumentare dell'85% il rischio di contrarre la malattia. Una malattia che, puntualizzano i ricercatori, non è affatto retaggio del passato visto che i casi continuano ad aumentare nel continente americano. La differenza rispetto al passato è che non è più colpa della alimentazione privilegiata, ma semplicemente della cattiva alimentazione, così diffusa, oggi, nel mondo industrializzato.

Sempre più soft drink...
Che cos'è la gotta innanzitutto? Si tratta della più comune artrite infiammatoria negli uomini, caratterizzata dall'aumento dei livelli di acido urico nel sangue e da improvvisi e acuti attacchi di dolore, gonfiore e arrossamento delle articolazioni, soprattutto inferiori. Il suo impatto complessivo sulla popolazione è significativo e anzi in crescita. Ecco perché, come spiegano i ricercatori sulle pagine del BMJ, identificare fattori di rischio modificabili potrebbe essere un importante primo passo verso la prevenzione e il controllo di questa malattia. Il presupposto dello studio è che il raddoppio della prevalenza e dell'incidenza della gotta negli Stati Uniti è andato di pari passo con un sostanziale incremento nel consumo di soft drink dolcificati col fruttosio. Per esempio il consumo di soft drink negli Stati Uniti è aumentato del 61% tra il 1977 e il 1997. Lo stesso dicasi per il fruttosio. Esiste un legame? In genere le raccomandazioni dietetiche relative alla malattia si consentrano sul consumo di purina e alcol, non invece sui soft drink dolcificati, che contengono fruttosio piuttosto che purina. E il fruttosio è uno dei nutrienti che aumenta i livelli di acido urico. Quello che non si sa è se il suo effetto acuto abbia valore a lungo termine e quanto incida sul rischio di gotta.

...sempre più gotta
La conferma arriva dallo studio del BMJ. L'indagine ha considerato 46393 soggetti maschi, senza precedenti della malattia, che hanno risposto a domande sul consumo di soft drink e fruttosio, nell'arco di dodici anni. Ebbene nel periodo esaminato i ricercatori hanno riscontrato 755 nuove diagnosi di gotta. In particolare il rischio è maggiore con cinque o sei bicchieri di soft drink a settimana ed è indipendente da altri fattori scatenanti come età, peso, consumo di alcol. Ma la vera preoccupazione non sono tanto i soft drink dietetici quanto i succhi di frutta, soprattutto quelli ricchi di fruttosio, come quelli all'arancia e alla mela. Ecco perché sarebbe bene aggiungerli alla lista dei cibi che conducono alla malattia. Poi come regola vale sempre quella del buon senso: tutto si può mangiare a patto di non esagerare.

Marco Malagutti

Fonti
Curhan G et al. Soft drinks, fructose consumption, and the risk of gout in men: prospective cohort study. BMJ, doi:10.1136/bmj.39449.819271.BE



Cerca nel sito


Cerca in


Farmaci  |  Esperto risponde  |


Schede patologie


Cerca il farmaco


Potrebbe interessarti
Attività fisica: le buone abitudini resistono negli anni
Scheletro e articolazioni
03 ottobre 2017
News
Attività fisica: le buone abitudini resistono negli anni
Mal di schiena e dolore cervicale: come riconoscerli, gestirli ed evitarli
Scheletro e articolazioni
25 settembre 2017
Interviste
Mal di schiena e dolore cervicale: come riconoscerli, gestirli ed evitarli
Troppa Tv mette a rischio la mobilità
Scheletro e articolazioni
12 settembre 2017
News
Troppa Tv mette a rischio la mobilità
L'esperto risponde