In punta di piedi

08 settembre 2004

In punta di piedi



Se bella vuoi apparire un po' devi soffrire, si diceva una volta. C'è da domandarsi se ne vale la pena quando la sofferenza può trasformarsi in un disturbo che per essere risolto necessita dell'intervento di un medico. E' infatti lo scotto che devono pagare, per esempio, piedi maltrattati da tacchi vertiginosi, punte improbabili o calzature da ninja giapponese. Molte persone presentano la predisposizione ad avere l'alluce a martello o con la borsite ma certe scarpe possono essere un fattore che trasforma questa condizione in problema.
Problemi che naturalmente non si fermano al piede, anzi alla punta dei piedi, ma si riflettono più in alto sulla gamba, su anche e colonna vertebrale in pratica su tutta la postura. Questo è quanto denunciato da molti podologi americani in riferimento alla moda statunitense che grazie alla globalizzazione condividono anche gli europei.

Chi è la più bella del reame?
L'attenzione è rivolta per lo più alla popolazione femminile generalmente più attenta ai diktat modaioli e pronta a soffrire giusto un po' pur di entrare nei recentissimi modelli molto stretti, a punta, con tacchi fino a 12-14 cm circa. Le cose non cambiano di molto nemmeno quando la punta è arrotondata. Ma gli esperti non consigliano neppure le popolari infradito perché sono troppo piatte, troppo morbide e non offrono sostegno né protezione né contenimento al piede che rischia maggiormente urti e scivolate.
In particolare il tacco molto alto fa sì che il piede scivoli fuori dalla sua posizione naturale e accorcia il tendine di Achille; inoltre sposta il peso del corpo in avanti in modo sproporzionato stravolgendo la funzione stabilizzante del piede nella ripartizione del peso. Tutto il peso grava infatti su un'area più piccola rispetto alla pianta completa e i piedi tendono ad assumere una posizione ruotata verso l'interno che favorisce la distorsione della caviglia.
A ogni passo poi il cuscinetto sotto il tallone assorbe l'urto con il terreno: il piede quindi funge da stabilizzatore rigido che equilibra la distribuzione del colpo. Se viene meno questa funzione ne consegue indolenzimento alle ginocchia, alla schiena e al collo.
Scarpe con la punta stretta o con la suola troppo rigida limitano la flessibilità della parte anteriore del piede e della caviglia: in pratica si riduce il raggio dei movimenti con perdita di forza in quei piccoli muscoli che però servono per procedere in avanti.

Meglio comoda
I podologi concordano che la scarpa migliore per la salute del piede è quella che riprende la sua forma naturale, che fornisce sostegno all'arco plantare e presenta una suola flessibile al di sotto della punta del piede, come fanno la maggior parte delle calzature sportive. Una buona scarpa ha una suola relativamente piatta e che si adatta comodamente al tallone e la parte anteriore deve avere abbastanza spazio per accogliere la punta del piede; l'eventuale presenza di stringhe serve per regolarne l'ampiezza.
Naturalmente non è possibile generalizzare in quanto ogni piede ha la sua forma, per esempio per chi ha l'arco plantare alto è comodo un appoggio più morbido mentre per chi ha i "piedi piatti" potrebbe essere necessario avere un maggior supporto.

Simona Zazzetta


Fonti
Kreahling L. In the Relentless Pursuit of Fashion, the Feet Pay the Price. New York Times. August 31, 2004



 




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