Diffuso mal di schiena

11 maggio 2005

Diffuso mal di schiena



Il mal di schiena è la malattia degli italiani. Parola di Alessandro Faldini, presidente della SIOT.
"Stiamo diventando un paese di sedentari e la mancanza di attività fisica moderata - ha riferito durante una conferenza stampa che si è svolta a Roma lunedì 13 novembre a margine del 91° congresso nazionale della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia - è l'anticamera del mal di schiena.
Nel nostro Paese, infatti, questa patologia è fra le prime cause di assenza sul lavoro. Ottanta italiani su cento hanno sofferto almeno una volta nella vita di questo problema che, insieme al raffreddore, rappresenta il disturbo più comune che spinge i pazienti ad andare dal medico di famiglia. " Quando si parla di mal di schiena - ha precisato Faldini - si intendono tutte le patologie che coinvolgono la spina dorsale, dal collo all'osso sacro. I pazienti sono colpiti da questo problema senza distinzioni di sesso. L'unica eccezione è rappresentata dall'osteoporosi, malattia che causa fratture vertebrali e si manifesta principalmente nelle donne. Appartengono al mal di schiena anche altre patologie, quali la lombalgia e la lombosciatalgia, che colpiscono lombi, costole e natiche, fino a ripercuotersi lungo tutta la gamba. Nel caso della lombosciatalgia il dolore è ancora più elevato e circa 8 italiani su 100 ne soffrono in maniera cronica. Non solo notizie negative, comunque.
Il mal di schiena classico, infatti, è una patologia che può passare da sola o con modeste terapie. Una volta che il dolore è scomparso, però - avvertono gli specialisti - non bisogna pensare che la malattia sia stata sconfitta del tutto. Il disturbo può infatti tornare e spesso i pazienti devono imparare a convivere con queste fastidiose ricadute.
Il mal di schiena può anche aversi per una situazione denominata lombalgia, si chiama così perché colpisce i lombi, dalle costole alle natiche. La lombalgia può evolvere in lombosciatalgia e cioè quel dolore che si ripercuote lungo tutta la gamba.

Sport si, ma con attenzione
I sintomi dolorosi del mal di schiena possono essere innescati da un'attività sportiva praticata senza prendere alcuni doverosi accorgimenti. L'ammonimento viene da Carlo Logroscino, direttore del Dipartimento di Scienze ortopediche e Traumatologia dell'università Cattolica di Roma. "Gli sportivi della domenica - ha ricordato Logroscino - quelli cioè che si dedicano ogni tanto ai diffusissimi tennis e calcetto senza un'adeguata preparazione fisica rischiano di sollecitare eccessivamente la proprio colonna con esagerati movimenti torsionali che negli adulti possono provocare anche l'insorgenza delle ernie discali e nei più giovani pericolosi scivolamenti vertebrali". Il mal di schiena può essere in agguato anche in palestra. In questo caso si sovraccarica l'apparato muscolare in modo esagerato e continuo. A rischiare sono soprattutto coloro che fanno pesi o si esercitano agli attrezzi. Rischia molto chi fa il body building anche perché talvolta si fa aiutare dagli additivi.

Rimediare con la chirurgia
Con l'aumento dell'incidenza dei problemi ortopedici la scienza ha risposto con un miglioramento delle pratiche mediche e chirurgiche. La bioingegneria ha messo a punto molte soluzioni che sono state messe a disposizione dei chirurghi. Gli intervenuti hanno ricordato il caso della sostituzione dei dischi intervertebrali con protesi costruite con leghe di titanio purissimo che consente di restituire al paziente una mobilità molto vicina a quella naturale.
Passi avanti sono stati fatti anche nella correzione delle frattura da trauma. Molto lavoro viene "fornito" ai chirurghi ortopedici dagli incidenti stradali che causano spesso fratture, anche gravi al bacino e agli inferiori.
Durante il congresso è stato presentato un sistema di diagnostica per immagini che consente di creare un modello tridimensionale e esplorabile dal chirurgo, del bacino dell'infortunato. A presentare l'innovativa tecnica è stato Michel Oransky, direttore dell'Unità operativa di Chirurgia ortopedica al San Camillo di Roma. "Ormai - ha affermato Oransky - anche ortopedia e traumatologia si avvalgono delle tecnologie più moderne di imaging, perchè ci permettono di abbreviare i tempi".
L'obiettivo è eseguire interventi sempre più complessi, con strategie sempre più mirate. "L'imaging per le fratture del bacino - ha spiegato il direttore - è particolarmente indicato per quei traumi tipici degli incidenti stradali, quando l'impatto è particolarmente violento". Radiologo e ortopedico lavorano in sinergia: studiano la Tac, attendono che la macchina esamini la frattura, quindi elaborano un modellino tridimensionale che viene fatto ruotare su un monitor in varie posizioni e proiezioni. Tecnologie preziose per ortopedici e traumatologi, sempre più alle prese il crescente numero di vittime della strada.

Gianluca Casponi


Fonte
Conferenza stampa a margine del congresso 2006 della Siot. Roma, 13 novembre 2006;



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