Vitamina K anti fratture

14 giugno 2006

Vitamina K anti fratture



E' più conosciuta come sostanza necessaria per la coagulazione del sangue, ma la vitamina K (dal tedesco Koagulation) svolge altre importanti funzioni, tra le quali intervenire nei processi di calcificazione; agisce infatti come cofattore di almeno 3 proteine dell'osso e della cartilagine, in particolare è essenziale per la funzionalità e la capacità di legare i minerali da parte di una di esse, l'osteocalcina. Ci sono evidenze di un legame tra l' insufficienza vitaminica K e l'osteoporosi, con sue ridotte concentrazioni nel sangue di chi ha la patologia, ed è possibile una relazione tra stato deficitario della vitamina e aumentato rischio di frattura ossea, come emergerebbe da osservazioni sull'incremento di fratture dell'anca (o meglio del femore) e sulla minore densità ossea in donne e uomini anziani. La vitamina K viene in parte fornita con gli alimenti (è liposolubile), soprattutto vegetali verdi e a foglia, latticini, uova, oli vegetali e di fegato di pesce, fegato (nella forma K1 o fitonadione), e in parte è sintetizzata dai batteri intestinali (nella forma K2 o menachinone); con una dieta equilibrata l'apporto è in genere adeguato ma in altri casi può non esserlo e c'è un deficit in presenza di patologie come quelle da malassorbimento o da infiammazioni intestinali. Diversi studi hanno perciò valutato l'eventuale effetto protettivo della supplementazione vitaminica K rispetto alle fratture: una metanalisi di alcuni di essi viene ora proposta da autori dell'Università di York, Gran Bretagna.

C'è un aumento della densità minerale
I ricercatori hanno utilizzato i principali database elettronici per individuare lavori relativi a individui dai 18 anni in su che avevano assunto almeno per sei mesi integrazioni per via orale con analoghi di sintesi della vitamina, cioè fitonadione e menachinone-4; i soggetti controllo potevano oppure no aver ricevuto supplementazioni di vitamina D e/o calcio. Dopo una selezione rigorosa, da 352 studi iniziali ne sono stati considerati solo 13, dei quali 7 riportavano anche dati sulle fratture ossee, sia totali, sia vertebrali e del femore; la maggior parte delle ricerche erano stati condotti in Giappone ed erano relativi a donne in post-menopausa, tutti tranne due riguardavano il menachinone-4. Tutti gli studi tranne uno hanno evidenziato un vantaggio per l'integrazione con entrambe le forme della vitamina rispetto alla densità ossea; nei lavori che riportavano l'effetto sulle fratture queste sono risultate diminuite in modo consistente per tutti quelli con il menachinone-4, con una riduzione d'incidenza che appariva dell'80% circa per quelle del femore. Inoltre l'assunzione delle vitamine di sintesi non si è accompagnata a effetti indesiderati gravi, a parte qualche problema gastrointestinale.

L'importanza dell'alimentazione
Nel considerare la portata di queste evidenze bisogna ricordare che sono tratte da studi rigorosi ma prospettici, non allestiti per stabilire l'effetto anti-fratture, che tutti quelli con risultati sulle fratture erano stati condotti in Giappone per cui potrebbero essere stati influenzati da peculiarità dietetiche e non essere riproducibili ovunque, che si trattava di popolazioni eterogenee, e altri aspetti ancora. Occorreranno ampi studi randomizzati e controllati per stabilire se e in quali casi possa essere utile una supplementazione routinaria di vitamina K e va anche accertato se il menachinone-4, che non è prodotto comunemente dai batteri e può derivare dalla forma di origine dietetica, sia più efficace come antiosteoporotico del fitonadione (l'azione del primo sembra dovuta anche ad altre proprietà). Questi dati suggeriscono però che almeno le persone a rischio di frattura andrebbero incoraggiate a seguire un'alimentazione in cui la vitamina K sia ben rappresentata.

Elettra Vecchia


Fonte

Sarah Cockayne et al. Vitamin K and the Prevention of Fractures. Arch Intern Med 2006; 166:1256-1261.



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