Il russamento

20 giugno 2008

Il russamento



Pare che il russamento (tale sarebbe il termine corrente) oltre a costituire un disturbo comune, debba destare attenzione non solo di chi si trova nei dintorni. Capita spesso che, cercando disperatamente una giustificazione per questo fastidio, si finisca per attribuire tutto al naso chiuso, magari per un recente raffreddore. Di fatto, potrebbe trattarsi di una ostruzione transitoria a livello del naso, ma ci può essere molto altro.

Perché si russa
In termini pratici, il tipico rumore noto col termine di russamento è provocato dal passaggio dell'aria attraverso un restringimento delle vie aeree superiori, ma più in profondità, c'è forse anche un serio problema causato da ostacoli del flusso dell'aria sia a livello della gola che del naso. E, come se non bastasse, ci possono essere anche le premesse perché un fastidio temporaneo divenga una condizione cronica da tenere sotto controllo e che può arrivare a minacciare la capacità polmonare e la funzionalità respiratoria.

In debito di ossigeno
Quando il disturbo si cronicizza, il russatore, che il più delle volte è ignaro, incorre in momenti di vera e propria interruzione del respiro (apnea) che può durare alcuni secondi e determina, di conseguenza una riduzione dell'ossigeno circolante. Tutto ciò può ripetersi più di una volta durante la notte e lasciare uno spiacevole strascico al risveglio che diventa difficoltoso anche per il trambusto notturno.
Da un altro punto di vista, ci sono condizioni che possono predisporre a problemi di questo genere.
La sindrome nota come "apnea da sonno" (ovvero la sleep apnea degli anglosassoni) si associa spesso all'obesità, a disturbi cardiorespiratori di natura diversa e all'ipersonnia (sonnolenza persistente durante le ore di luce). Questa patologia colpisce con maggiore frequenza il sesso maschile con una prevalenza nella fascia d'età che va dai 40 ai 60 anni.

Gli esami specialistici
Accantonato il dubbio sul fatto che si tratti di sola molestia, ci sono una serie di accertamenti diagnostici da eseguire prima di poter adottare i rimedi del caso. Gli specialisti da consultare possono essere sia l'otorinolaringoiatra sia il pneumologo. L'esame diagnostico principale è la polisonnografia (tracciato dell'andamento delle varie fasi del sonno che pone in relazione la funzione cardiocircolatoria e quella respiratoria). Si può anche, specie nei casi meno gravi, cominciare con una semplice valutazione dell'ipossia (diminuzione dell'ossigeno circolante) notturna con un semplice esame detto ossimetria transcutanea (in pratica si valuta l'ossigenazione corporea ponendo un sensore sopra un dito della mano per un tempo sufficiente sia per cogliere le variazioni durante le normali attività del giorno sia quelle delle ore notturne) che si completa nell'arco di 24 ore.

Quali cure
Alla conclusione degli accertamenti vi sono più possibilità terapeutiche:
  • trattamento con farmaci che influiscono sul miglioramento del respiro attraverso la vasodilatazione e la broncodilatazione; rimedio che si riserva a casi lievi e che non appare risolutivo
  • trattamenti ventilatori meccanici, che vanno dalla vera e propria ventilazione controllata (riservata ai soggetti ricoverati) fino al più semplice e pratico utilizzo di mascherine per la ventilazione impiegabili a domicilio
  • trattamento chirurgico, riservato ai casi in cui si accerta (dopo un esame endoscopico che esplora naso, gola e albero respiratorio) un impedimento effettivo che va rimosso

Quindi, senza allarmarsi troppo, è bene in ogni caso, che i familiari del russatore, oltre ad inventare curiosi espedienti per interrompere il fracasso, ne sorveglino il respiro.

Patrizia Maria Gatti





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