Le tonsille annebbiano la mente

16 giugno 2004

Le tonsille annebbiano la mente



L'adenotonsillectomia in età pediatrica è uno degli interventi che suscitano sempre dubbi nel genitore e, in effetti, la valutazione se intervenire è legata sempre a un bilancio dei disturbi e dei possibili benefici. Alle condizioni già note che consigliano il bisturi se ne aggiunge ora un'altra: i disturbi del sonno e l'apnea ostruttiva notturna. La conclusione nasce da uno studio condotto, negli Stati Uniti, su un gruppo di bambini in età prescolare, appartenenti a una fascia di reddito bassa, in pratica a cavallo o al di sotto della soglia di povertà. La condizione economica è rilevante perché, dagli studi condotti sulle cavie, si è visto che un ambiente impoverito facilita la comparsa dell'apnea ostruttiva notturna e ne esaspera gli effetti.

Svantaggi misurabili
Nei bambini questo disturbo è particolarmente grave perché interferisce con la capacità di attenzione e apprendimento quindi, in pratica, con lo sviluppo intellettuale. Il campione di 19 bambini è stato scelto su una popolazione di 2000, accertando attraverso un questionario se i piccoli (di età compresa tra 3 e 5 anni) russavano rumorosamente per almeno tre giorni alla settimana e stabilendo, attraverso il test della polisonnografia, se presentavano già alterazioni della struttura del sonno che, come è noto, per essere adeguato deve passare attraverso tutte le fasi fisiologiche (sonno REM, profondo eccetera). I bambini così selezionati sono stati sottoposti anche a un test per valutare le capacità cognitive, la Differential Ability Scale o DAS, dove hanno riportato punteggi significativamente inferiori a quelli del gruppo di bambini non affetto dal disturbo che è stato preso come controllo.

Migliora tutto, anche il sonno
Dopo la rimozione di adenoidi e tonsille, sia i bambini affetti da apnea ostruttiva sia il gruppo di controllo sono stati riesaminati a quattro mesi dall'intervento. Innanzitutto, è stato colmato lo svantaggio in termini di capacità cognitive: in pratica le prestazioni erano identiche, come se non vi fossero mai state differenze. Anche l'esame polisonnografico ha mostrato che nei bambini trattati chirurgicamente non erano più presenti anomalie del sonno. In particolare, diminuiva la percentuale del sonno REM, quello caratterizzato dai movimenti oculari e dall'attività onirica, mentre aumentava quello profondo, ristoratore, caratterizzato dalla comparsa nell'elettroencefalogramma delle onde Delta. Ovviamente miglioravano anche i parametri respiratori dei bambini operati: non solo minori episodi di apnea, ma anche una riduzione significativa dell'ipoapnea, cioè dei peggioramenti parziali della respirazione. Anche per questi parametri, al termine del periodo di osservazione, tra i bambini operati e quelli sani non vi erano differenze. Questo non significa che ogni qual volta vi sia apnea ostruttiva l'intervento sia risolutivo, ma certamente diventa una delle opzioni con maggiori probabilità di successo. Soprattutto, ricordano gli autori dello studio, nei bambini economicamente più svantaggiati, in attesa, magari, che le politiche sociali statunitensi intervengano anche su questi svantaggi. Magari.

Maurizio Imperiali


Fonte
APSS 18° congresso annuale delle Associated Professional Sleep Societies: Abstract 185, 9 giugno 2004.


 



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