Iperattività malata?

26 gennaio 2007

Iperattività malata?



Il disturbo da deficit di attenzione con iperattività (ADHD) è un disturbo neuropsichico che riguarda circa il 2 per cento dei bambini italiani. Se ne è discusso mercoledì 24 gennaio, a Roma, all'Istituto superiore di sanità (ISS) nell’ambito del convegno "Bambini e psicofarmaci: tra incertezza scientifica e diritto alla salute". L’incontro è stato organizzato dell’Istituto Superiore di Sanità, dall’Istituto “Mario Negri” e dall’Università di Cagliari. I lavori sono stati aperti da Enrico Garaci presidente dell’Iss e introdotti dagli interventi di Pietro Panei del dipartimento di Ricerca e Valutazione dei Farmaci dell’ISS, di Maurizio Bonati del Laboratorio per la salute materno infantile dell’Istituto Mario Negri e di Alessandro Zuddas della clinica di neuropsichiatria infantile dell’Università di Cagliari.

In arrivo il metilfenidato
Il farmaco che è finito sotto la lente del convegno è il metilfenidato conosciuto con il nome commerciale di Ritalin. Entro febbraio, infatti, l’Aifa si pronuncerà sulla possibile introduzione del farmaco sul mercato italiano. Lo ha annunciato, durante il convegno, il direttore generale dell’Aifa Nello Martini che ha comunicato anche l’apertura di un registro sull’uso del metilfenidato. Questo strumento vincolerà la prescrizione del farmaco alla predisposizione di un piano terapeutico semestrale da parte del centro di riferimento. La decisione di intraprendere una terapia a base di Ritalin sarà di esclusiva competenza del neuropsichiatra infantile. Lo specialista sarà tenuto dopo una e dopo quattro settimane a una verifica dell'efficacia e della tollerabilità della terapia. Qualora venga deciso di proseguire il trattamento saranno programmati controlli clinici dopo i primi cinque mesi e, successivamente, almeno ogni sei mesi. Almeno una volta l'anno il trattamento verrà interrotto per valutare l'opportunità di proseguire con la sola terapia psico-comportamentale.

Favorevoli e…
L’uso degli psicofarmaci su pazienti in età evolutiva ha sempre creato divergenze di opinione: le caratteristiche assolutamente specifiche della popolazione pediatrica impongono particolari premure nell’uso di farmaci che spesso non sono nemmeno indicati nella terapia pediatrica dell’Adhd. “Guardiamo con grande fiducia l’attuazione del programma del Registro Nazionale per fine febbraio promessa da Martini, perché è uno strumento di tutela fondamentale sia da possibili rischi di errata diagnosi sia dal rischio di un eventuale abuso” – afferma Patrizia Stacconi, presidente dell’Associazione Italiana Famiglie Adhd. Numerosi genitori di bambini con Adhd sono concordi nell’affermare di aver avuto un rifiuto istintivo iniziale verso l’approccio farmacologico; dopo anni di terapie rivelatesi inefficaci, in alcuni casi hanno visto invece “rinascere” i propri figli grazie a questa risorsa, che spesso si è rivelata decisiva, e in alcuni casi fondamentale per la loro vita.

…contrari
Preoccupazione è stata espressa dall’associazione “Giù le mani dai bambini” che intervenendo al convegno con Luca Poma ha lamentato l’assenza di adeguate garanzie da parte del Ministero della Salute riguardo i pericoli della “medicalizzazione” delle scuole. “Siamo preoccupati – ha dichiarato Poma - soprattutto dagli screening psichiatrici che vengono effettuati nelle scuole senza l’autorizzazione dei genitori. In questo senso siamo stati rassicurati dal Ministro della Pubblica Istruzione Gentiloni che ha promesso un intervento personale per verificare la situazione. Per Luigi Cancrini membro della commissione parlamentare per l’infanzia prima della prescrizione di uno psicofarmaco a un bambino va analizzata la sua situazione complessiva. “Si deve – ha ricordato Cancrini - rimuovere anche il più piccolo sospetto che il disagio del piccolo paziente non derivi in realtà da cause esterne, magari da genitori instabili, che hanno nel bambino solo un riflesso. Ho la netta sensazione – ha concluso Cancrini – che non ci renda pienamente conto di cosa significa somministrare psicofarmaci stimolanti a un bambino di cinque o 10 anni, del tipo di impatto sul suo sistema ormonale, sul suo sistema nervoso in via di sviluppo”.

Gianluca Casponi

Fonte
Convegno "Bambini e psicofarmaci: tra incertezza scientifica e diritto alla salute", Roma 24 gennaio 2007



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