Piccoli ma cresceremo

20 giugno 2008

Piccoli ma cresceremo



I bambini oggi non sono più quelli di 30 o 40 anni fa. Sono più svegli e maturi dei loro genitori quando avevano la loro età. Sono tanti quelli che leggono e scrivono in età prescolare. E poi i genitori lavorano entrambi e tendono comunque a iscrivere il figlio a un nido o a una scuola anzitempo in modo che non resti solo. Sono alcuni degli argomenti utilizzati per sostenere uno dei provvedimenti della "Riforma Moratti" e precisamente l'abbassamento dell'età scolare. Per la prima infanzia l'età d'accesso è scesa a due anni e mezzo e a cinque anni e mezzo per le elementari. Il tutto a discrezione delle famiglie cui spetta la decisione. I rischi però non mancano. Uno di questi è stato sollevato in un recente articolo del BMJ: i bambini più piccoli all'interno della classe sarebbero quelli più a rischio di problemi psichiatrici. 

Il problema dell'età
Non è il primo studio che va in questa direzione. Già altri, analoghi, avevano messo in evidenza come gli alunni più giovani venissero svantaggiati dal sistema educativo. Questo studio britannico è l'ennesima conferma che i più piccoli anagraficamente corrono più rischi di essere erroneamente identificati dagli insegnanti come alunni con difficoltà di apprendimento. Ma i dati raccolti in vari paesi europei sono illuminanti da questo punto di vista. I bambini nati tra settembre e dicembre sono, infatti, avvantaggiati in Inghilterra, dove sono i più vecchi della classe, mentre sono svantaggiati in Svezia dove sono, al contrario, i più piccoli. Quest'analisi rafforzerebbe l'idea di un ruolo dell'età relativa all'interno della classe rispetto a una spiegazione, in auge qualche tempo fa, legata alla stagionalità della nascita, che influenzerebbe il rischio biologico, per esempio, per infezioni prenatali. Il problema oltretutto non sarebbe confinato ai primi anni scolastici ma permarrebbe fino alla scuola secondaria, influenzando addirittura l'ingresso all'università. Lo studio del BMJ, riprendendo un precedente lavoro, sempre inglese, che associava l'età relativa al tasso di problemi di salute mentale negli adolescenti, ha considerato la data di ingresso a scuola in Scozia, Inghilterra e Galles per valutare le cause di disagio psicologico tra i bambini più piccoli. 

Esaminati oltre 10000 studenti
L'indagine, che ha preso in esame 10438 studenti britannici di età compresa tra i 5 e i 15 anni, ha raccolto le risposte ad un questionario psicopatologico, completato da genitori, insegnanti e allievi, solo nella fascia d'età 11-15 anni. A partire da questi dati sono poi state elaborate diagnosi psichiatriche, con risultati particolarmente significativi. Quanto più i bambini sono piccoli all'interno di una classe tanto maggiore è il rischio di avere punteggi alti e disturbi psichiatrici. Un effetto che risulta evidente, dall'analisi dei coefficienti statistici, per differenti fasce d'età, misure e metri di valutazione. Di solito questa circostanza viene attribuita - osservano i ricercatori - a cause come le disarmonie in famiglia, eventi di vita negativi o insuccessi scolastici, sottovalutando questo l'aspetto di essere il più giovane in classe. 
I risultati, comunque, non sono sufficienti a dare indicazioni precise alle scuole e alle famiglie, che stanno cercando di decidere se un rinvio dell'inizio scolastico possa essere positivo. Risulta chiaro, però, che quello che a livello individuale potrebbe sembrare un effetto modesto, potrebbe risultare significativo a livello di salute pubblica. Ecco perché - secondo lo studio del BMJ - i tentativi di ridurre lo stress associato all'essere il più piccolo in una classe se hanno solo un blando effetto rispetto al livello medio di psicopatologia nei singoli bambini, possono avere un effetto più significativo sul numero di bambini con problemi gravi. Ma come ridurre questo stress? 

Possibili soluzioni
Secondo molti studi sono determinanti gli insegnanti, che spesso ignorano il problema. Succede così che si aspettino troppo dai più piccoli e tendano a evidenziarne i fallimenti. Alcuni piccoli interventi come tenere il registro in ordine di nascita o raggruppare gli scolari in base all'età relativa potrebbe favorire la sensibilizzazione degli insegnanti. Ci sono paesi come la Nuova Zelanda dove i bambini trascorrono uno o anche due anni in una classe preparatoria, con passaggio alla classe successiva determinato dalla maturità o dalla competenza accademica, così come in Scozia i genitori possono scegliere di rinviare l'ingresso a scuola per bambini che non sembrassero pronti. In Italia si punta, invece, ad anticipare. L'importante è che i genitori siano correttamente informati e che non diventi una scelta che "bisogna" fare, magari come garanzia di successo per il futuro, con il rischio di trascurare il bene del bambino.

Fonte
Goodman R et al. Child psychiatric disorder and relative age within school year: cross sectional survey of large population sample. BMJ 2003; 327: 472



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