Bambini invisibili

16 dicembre 2005

Bambini invisibili



Il quadro è come sempre agghiacciante. Secondo l'annuale rapporto UNICEF sulla condizione dell'infanzia nel mondo, presentato a Roma, 50 milioni di bambini sono vittime di traffici criminali e della povertà. E le statistiche ufficiali spesso li ignorano. Si tratta di bambini, non a caso definiti invisibili, che vivono senza alcuna protezione, vittime di sfruttamento e di discriminazioni in situazioni nascoste. Oltre a subire abusi, poi, questi bambini sono esclusi dall'istruzione, dall'assistenza sanitaria e dagli altri servizi vitali per la crescita e lo sviluppo. E il dettaglio del rapporto annuale è ancora più spaventoso.

L'allarme dell'UNICEF
Nei paesi meno sviluppati sono 15 milioni gli orfani per Aids. In più, ogni minuto un minore sotto i 15 anni muore di Aids, e di tutti i casi di infezione uno su otto riguarda un minorenne. Un bambino su sei muore prima dei cinque anni e uno su 10 prima del dodicesimo mese di vita a causa di malattie. La causa evidente è la povertà che, del resto, riguarda un bambino su due. Inoltre un neonato su quattro non è vaccinato contro il morbillo, che ogni anno uccide 500 mila piccoli. Ancora. E' stato calcolato che 150 milioni di bambini al mondo vivono con una forma di disabilità. Tra questi quelli che vivono nei paesi in via di sviluppo non hanno accesso ad alcun servizio o riabilitazione. Un esempio? La carenza di vitamina A rende ciechi tra i 250 mila e i 500 mila bambini, un dato ancor più grave se si pensa che la sindrome sarebbe prevenibile con integratori del costo di pochi centesimi. In conclusione, il rapporto denuncia che nel mondo sono circa 8,4 milioni i bambini sfruttati nelle forme peggiori di lavoro minorile, compresa la prostituzione e la schiavitù per debiti. Quasi due milioni sono coinvolti nell'industria del sesso e sottoposti a violenze fisiche e sessuali. E ancora, si stima che moltissimi scompaiono ogni anno in mondi clandestini e illegali, dove sono costretti a lavori rischiosi e degradanti. Un numero incalcolabile, per esempio, lavorano come domestici presso privati. Se il quadro non fosse già abbastanza tragico si va diffondendo anche il fenomeno delle "spose bambine". Si tratta degli oltre 80 milioni di ragazze che si sposano prima dei 18 anni. La conseguenza più comune di questa precocità matrimoniale è la mortalità per parto: le bambine sotto i 15 anni hanno cinque volte più probabilità di morire di parto delle donne tra 20 e 29 anni. Dire che qualcosa non va è un eufemismo; lo stesso Rapporto afferma come si debba andare oltre gli attuali programmi di aiuto allo sviluppo per garantire che i più vulnerabili non siano tagliati fuori. E la responsabilità primaria è dei governi che devono incrementare gli sforzi in quattro settori chiave: ricerca, monitoraggio e reporting, legislazione e, infine, risorse e sviluppo delle capacità. Gli accorati appelli non bastano più.

Marco Malagutti


Fonti
Adnkronos salute

Approfondimenti
Il sito dell'UNICEF




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