Metilfenidato ancora contestato

21 novembre 2007

Metilfenidato ancora contestato



"L'uso degli psicofarmaci nei bambini iperattivi dovrebbe rappresentare l'ultima arma da impiegare. In Italia sembra non essere così". La denuncia è stata ribadita da Luca Poma portavoce del Comitato "Giù le Mani dai Bambini", in occasione dell'affollato convegno "Bambini diversamente vivaci: patologia o risorsa?" svoltosi il 20 novembre a Roma.
"Secondo gli stessi dati forniti dal Ministero - ha accusato Poma - la percentuale di bambini posti in terapia con psicofarmaci è tripla rispetto a quella americana e addirittura quintupla rispetto a quella inglese (83% in Italia, 18% in Inghilterra e 32% in USA)".

Un registro per controllarli
Alcuni mesi fa, in concomitanza con la disponibilità in Italia degli Psicofarmaci per la terapia della Sindrome di Iperattività con Deficit di Attenzione (ADHD nel suo acronimo inglese), è stato avviato, presso L'Istituto Superiore di Sanità, un registro specifico. Secondo i dati raccolti, ai centri di riferimento sono stati inviati 198 pazienti. Ma una successiva valutazione ha ridotto il numero dei bimbi da trattare a 164. In particolare, uno ha iniziato la cura e poi, di comune accordo tra medici e genitori, ha interrotto il trattamento con psicofarmaci e mantenuto la sola terapia cognitivo-comportamentale. "Escludendo quelli dedicati alla cura dell'ADHD - ha affermato Antonio Addis, direttore dell'Ufficio informazione e comunicazione sui Farmaci dell'Agenzia Italiana del farmaco (AIFA) - il consumo di psicofarmaci in età pediatrica è in continuo calo in Italia. Addis ha presentato i dati estratti da un campione composto da circa 450 mila bambini, e spiega che nel 2006 il consumo degli psicofarmaci nella fascia d'età tra 0 e 14 anni è stato pari a 0,86 per mille, con un continuo trend negativo negli anni dal momento che questo valore è stato quasi dimezzato rispetto al 2001 (1,71).

Quali protocolli applicare?
La diagnosi differenziale di ADHD, è particolarmente complicata vista l'assenza di criteri diagnostici univoci. Per questo esiste il rischio che l'applicazione di protocolli imprecisi possa far includere in terapie impegnative a base di psicofarmaci anche bambini con problemi lievi e comunque diversi da quelli che innescano l'ADHD vera e propria. "Per questo motivo - ha ammonito Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell'età evolutiva - è molto grave la prospettiva di eseguire diagnosi così critiche con leggerezza di giudizio e senza specifiche competenze in materia". Ai lavori della giornata ha partecipato anche William B. Carey, professore di Pediatria Clinica dell'Università della Pennsylvania e membro dell'Accademia delle Scienza USA, che ha raccontato l'esperienza in materia degli Stati Uniti: "Nel mio paese - ha dichiarato Carey nel suo intervento - solo per l'iperattività vengono somministrati questi psicofarmaci ad oltre 4 milioni di bambini e ragazzi. I criteri diagnostici per definire l'iperattività sono a tal punto vaghi e inesatti che molti bambini normali vengono inclusi nelle diagnosi e messi in cura con psicofarmaci: il problema - ha continuato - è che questi criteri sono stati ripresi tali e quali anche in Italia. Spero - ha concluso Carey - che l'Italia non venga contagiata dalla mentalità americana del "quick fix" ovvero che a situazioni complesse si possa rispondere con terapie facili e di immediato successo".

Domande e risposte
"Il clima di confronto con le istituzioni - ha affermato Poma - è positivo ma riteniamo che le richieste di modifica dei protocolli diagnostici che abbiamo avanzato e che AIFA e ISS hanno rigettato debbano essere accettate per limitare i rischi di somministrazione impropria dei farmaci psicoattivi". "Le proposte presentate - ha specificato Pietro Panei ricercatore dell'Istituto Superiore di Sanità, non sono state accettate, ma il rifiuto è stato motivato punto per punto senza pregiudizi". Gli ha fatto eco Addis che ha affermato: "I nostri giudizi si basano su fondamenti scientifici precisi e non hanno nessun secondo fine". Anche la politica si è interessata della questione con il Senatore Maurizio Eufemi che ha presentato un'interrogazione in materia al ministro della Salute Livia Turco. "Sull'opportunità di somministrare questi potenti prodotti psicoattivi ai minori - ha scritto il parlamentare in una nota- la comunità scientifica non è assolutamente concorde". Eufemi ricorda la richiesta di restrizioni da parte della comunità scientifica, e il lavoro dell'Istituto superiore di sanità e dell'AIFA, per limitare gli abusi. E sottolinea che misure realmente preventive sono invece già state prese in Piemonte. "Un mese fa - ha ricordato Eufemi - una proposta di legge approvata dal Consiglio regionale ha vietato i test psichiatrici nelle scuole piemontesi".

Gianluca Casponi

Fonti 
Seminario "Bambini diversamente vivaci: patologia o risorsa?", Roma 20 novembre 2007



 



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