L'importante è esagerare

20 giugno 2007

L'importante è esagerare



Inutile nasconderselo, moltissime delle conversazioni tra il medico e il suo assistito, soprattutto se questi ha superato la quarantina, terminano con l'invito a smettere di fumare, a mangiare meno, a fare più attività fisica, a non bere, eccetera. Magari non in quest'ordine, magari non tutte assieme, ma le raccomandazioni (al plurale) ci sono sempre. Ma come affrontare questo compito, come ottenere i migliori risultati è un aspetto poco indagato. Ci prova, con un bel rigore metodologico, uno studio statunitense. In questa esperienza si è valutato se, di fronte alla necessità di intervenire su tre aspetti comportamentali, sia più proficuo affrontare le diverse prove una alla volta oppure tutte insieme. I due approcci si basavano comunque su incontri semestrali col medico, per valutare lo stato generale e i risultati sui singoli punti, su chiamate telefoniche periodiche di rinforzo e su materiale illustrativo ad hoc. Per avere un gruppo di controllo, una parte dei pazienti arruolati sono stati trattati con l'approccio standard, un po' distratto, a base di materiale educativo consegnato brevi manu. I tre interventi prescelti erano la riduzione del sale negli alimenti, la cessazione del fumo e l'aumento dell'attività fisica. Sono stati scelti perché in tutti era possibile una valutazione oggettiva: valutando il sodio nelle urine, dosando la cotinina nel sangue (un sottoprodotto del fumo) e dotando tutti di un contapassi elettronico. Difficile barare in queste condizioni, e soprattutto il dato non dipende più dal ricordo più o meno preciso delle persone coinvolte.

Il dilemma fumo o dieta
La questione non è di poca importanza: basti pensare che anche le linee guida ufficiali americane per il trattamento dell'obesità avevano affrontato il dilemma della persona soprappeso che fuma, decidendo che alla fine era meglio far passare in secondo piano la questione peso e concentrasi sul fumo, nell'ipotesi che così si sarebbero ottenuti risultati più apprezzabili. Giusto? E' difficile trasferire risultati da una ricerca all'altra, ma lo studio sembrerebbe invece propendere per l'ipotesi contraria. Ha funzionato di più la strategia di attuare tutte le modificazioni contemporaneamente, anche se bisogna spiegare come. Alla fine del follow up di 18 mesi, infatti, l'obiettivo primario, cioè l'adozione stabile di almeno due modificazioni comportamentali, era stato raggiunto dal 6.5% nel gruppo di intervento simultaneo, nel 5.2% del gruppo di intervento in sequenza e nel 6.5% del gruppo di controllo.

Piuttosto che niente, piuttosto
Differenze non enormi e non significative. La significatività, però si raggiungeva paragonando il successo nei singoli cambiamenti. Infatti, a sei mesi, nel gruppo simultaneo il 29,6% delle persone aveva raggiunto l'obiettivo per il sodio nelle urine, rispetto al 16,5% del gruppo degli interventi in sequenza e al 13,4% del gruppo di controllo. A 18 mesi la stessa classifica si riproponeva per il fumo: aveva smesso il 20,3% del gruppo di intervento simultaneo contro il 16,9 e il 10,1% rispettivamente degli altri due gruppi. Si potrà concludere che non è un enorme successo, ma va tenuto presente che ottenere queste piccole rivoluzioni è sempre difficile e, comunque, appare provato che tanto vale partire con tutte le misure necessarie: le probabilità di ottenere almeno un risultato parziale aumentano di parecchio. Del resto, può darsi che alcuni comportamenti si rinforzino a vicenda (per esempio alcol e fumo) e che quindi un approccio su più fronti convenga.

Maurizio Imperiali


Fonte
Hyman DJ et al.Simultaneous vs Sequential Counseling for Multiple Behavior Change. Arch Intern Med. 2007;167:1152-1158.



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