Parità ancora lontana

09 marzo 2007

Parità ancora lontana



Il 2006 è stato il primo anno nella storia in cui anche nei paesi più poveri, le donne hanno vissuto più a lungo degli uomini. In Europa le ultime nazioni in cui le donne hanno superato gli uomini quanto a età media di sopravvivenza sono state l'Olanda (nel 1860) e l'Italia (nel 1889). Altrove il sorpasso si era già verificato da tempo. Eppure pur essendo più longeve, le donne sono meno sane degli uomini. Lo ha confermato in un suo recente intervento Paola Muti, direttore scientifico dell'Istituto regina Elena di Roma, "...le donne vivono in media 6-8 anni più degli uomini. Ma passata la soglia dei 50 anni la loro salute è peggiore di quella dei loro coetanei, perché più spesso sono vittime di malattie cronico degenerative. E le malattie cardiovascolari sono un esempio chiarificatore da questo punto di vista. Gli uomini si ammalano più spesso ma queste patologie sono molto più letali per il sesso femminile. E le ragioni sono molte. Sulla stessa lunghezza d'onda un editoriale di Lancet si occupa, in occasione della giornata mondiale della donna, di queste questioni. La conclusione è che la strada da fare è ancora molto lunga. Vediamo perché.

Il punto della situazione
La giornata della donna, esordisce la rivista statunitense, può essere affrontata da due punti di vista: da una parte può essere l'occasione per riconoscere i progressi fatti, dall'altra può fungere da "reminder" per quello che ancora c'è da fare. E se alcuni progressi ci sono effettivamente stati, d'altro canto in nessun paese del mondo le donne possono dire di avere gli stessi diritti e le stesse opportunità degli uomini. Più che mai in materia di salute. Eppure tra gli Obiettivi del Millennio per lo Sviluppo realizzati dalle Nazioni Unite, al punto 3 si parla di promozione della parità dei sessi e dell'autonomia delle donne. Già perché in molti settori, da quello educativo a quello della sicurezza del lavoro, le donne sono ancora un passo indietro, per non parlare poi dei ruoli dei potere stabilmente appannaggio degli uomini. Ma concentrandosi sulla salute le cose non vanno molto meglio. Le donne mettono a rischio la loro vita tutte le volte che vanno incontro a una gravidanza e sono più suscettibili all'Aids e ad altre malattie. Ma l'area più a rischio è quella della salute riproduttiva e sessuale che non è stata posta al centro dell'attenzione, denuncia Lancet, degli Obiettivi delle Nazioni Unite, ma rappresenta una sfida primaria. Del resto la salute riproduttiva e sessuale conta per un terzo dei Daly (indicatore che combina l'impatto complessivo sulla salute generale di malattie, disabilità e mortalità) persi dalle donne in età riproduttiva. Si stima che il 90% delle morti provocate da aborti in condizioni di insicurezza e il 20% della mortalità "ostetrica", potrebbe essere evitata con un miglior accesso alla contraccezione. Eppure nei paesi in via di sviluppo l'accesso alla contraccezione è spesso una chimera. In alcuni paesi le donne ricevono contraccettivi dopo essersi sottoposte a test di laboratorio che costano quanto un mese di salario. E non va dimenticato che esistono ancora stati, come Nicaragua ed El Salvador, dove l'aborto non è permesso neppure quando la vita della donna è a rischio per gravi complicazioni della gravidanza. Eppure il punto 5 degli Obiettivi del Millennio ONU parla di migliorare la salute materna, riducendone di tre quarti il tasso di mortalità. L'aspetto della parità dei sessi poi è ancora di là da venire. Ma finché i diritti delle donne non saranno pienamente garantiti, conclude l'editoriale di Lancet, sarà la salute del mondo a risentirne. Da tutti i punti di vista. Un buono spunto di riflessione per la giornata delle donne.

Marco Malagutti


Fonte
The health of women. The Lancet 2007; 369:715




 



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