Specie da proteggere?

07 marzo 2008

Specie da proteggere?



Se persino il Papa, non esattamente l'avanguardia del femminismo, dice no alla persistente "mentalità maschilista" in alcune culture e a situazioni nelle quali la donna è discriminata e sottovalutata, significa davvero che il ritardo sociale ed economico della metà femminile della popolazione è ancora molto forte. Si sa del resto che le disuguaglianze di genere sono spesso codificate e cristallizzate, attraverso vere e proprie gerarchie, nelle quali le donne occupano di solito i gradini più bassi. Ed è una situazione che vale per tutte le situazioni sociali, compreso l'accesso alle cure mediche. Un problema più che mai tangibile in Italia, che, stando a un recente rapporto del World Economic Forum (Wef) sul divario tra uomo e donna, che ha esaminato le aree cruciali in cui le disparità emergono, si piazza all'84esimo posto. Ultima tra i paesi dell'Unione Europea, più vicina al Malawi che alla Francia. Con molto rispetto per il Malawi un piazzamento tutt'altro che lusinghiero. Ma come si è svolto lo studio?

Italia in fondo alla classifica
Il rapporto ha esaminato 128 paesi, con una copertura di oltre il 90% della popolazione mondiale, tutti i paesi dell'Unione europea, 23 paesi latinoamericani e caraibici, 23 paesi dell'Africa Subsahariana, oltre 20 paesi asiatici e 15 paesi mediorientali e nordafricani. La graduatoria non ha misurato le condizioni assolute di vita delle donne in ogni paese, ma ha verificato la distanza in termini di status e di possibilità tra uomo e donna. Sotto la lente di ingrandimento le aree dove le disparità emergono maggiormente: lavoro, istruzione, salute e rappresentanza politica. In testa alla graduatoria sono andati i paesi dove le risorse sono più equamente distribuite. In termini generali rispetto all'anno precedente nel 2007 sono stati compiuti progressi nel settore dell'istruzione, della responsabilizzazione politica e della partecipazione economica, non invece in termini di trattamento sanitario dove il divario si è allargato. Ma se questi progressi sono stati sensibili in Francia e buoni risultati sono stati riscontrati anche in Germania, Spagna, Corea, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, in Italia le cose sono andate diversamente. Non a caso è l'unico paese UE a essere lontano dalla testa della classifica.

Progressi troppo timidi
La lista dei misfatti tricolori è lunga. Per cominciare è l'ultimo tra i paesi europei e tra i paesi avanzati la segue solo il Giappone. E sebbene ci siano stati progressi in termini di partecipazione della forza lavoro femminile rispetto all'anno scorso, permangono punteggi bassi su reddito, forza lavoro femminile qualificata e donne in posizione di potere politico. E su quest'ultimo fronte le cose non sembrano destinate a migliorare con le prossime elezioni. Il nostro paese poi si distingue anche per l'82esimo posto nella classifica relativa ai parametri di salute. L'Italia si distingue in positivo per l'indice relativo all'istruzione con il 32esimo posto. Ma evidentemente serve a poco se poi le donne non trovano lavoro. Le cose, però, possono (devono sarebbe meglio dire) cambiare, prova ne è un'inchiesta condotta dall'OMS in base alla quale basta che i maschi cambino certi atteggiamenti radicati per determinare risultati positivi. Se poi iniziassero a muoversi realmente anche le istituzioni...

Marco Malagutti

Fonti
Epicentro, Istituto Superiore di Sanità

Global Gender Gap Index 2007, World Economic Forum

 



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