Una ricerca tutta per lei

07 marzo 2008

Una ricerca tutta per lei



Purtroppo, quando si tratta di medicina, per capire se un filone di indagine ha un senso oggi bisogna guardare anche se raccoglie investimenti. Soprattutto laddove il finanziamento è prevalentemente privato come negli Stati Uniti (in Italia ci sono pochi finanziamenti di qualsiasi tipo quindi la questione è meno rilevante). Quindi vuole dire molto il fatto che la facoltà di medicina della Northwestern University abbia fondato un Institute for Women's Health Research, cioè un centro dedicato alla ricerca sulla salute delle donne. Salvo errori, è la prima iniziativa di questa importanza da quando, e si risale agli anni 1991-1993, l'allora direttore donna dei National Institutes of Health, Bernadine Healy, sollevò per prima la questione del peso del genere in medicina. In effetti sono parecchi gli aspetti in cui popolazione maschile e femminile mostrano notevoli differenze, sia in termini epidemiologici, cioè di prevalenza delle malattie, sia sul piano clinico, vale a dire dei risultati che si ottengono trattando la medesima malattia nei due sessi.

Non è solo una questione ginecologica
Non si tratta soltanto di quanto legato alla sfera sessuale-riproduttiva, un concetto che in pratica ridurrebbe la donna al suo apparato genitale, ma, come spiegato da Teresa Woodruff, direttore del nuovo istituto, "di guardare con le lenti del genere e del sesso tutte le ricerche stiamo conducendo". Anche quando si tratta di ricerca di base. Nel corso della presentazione dell'istituto è stato citato l'esempio delle ricerche sull'uso dell'ossido nitrico per prolungare nel tempo i risultati degli interventi di angioplastica e di posizione dello stent. Una ricerca, condotta da Melina Kibbe, chirurgo vascolare della stessa università, che era ancora limitata alla cavia e non prevedeva di distinguere i risultati in base al sesso dell'animale. Quando Kibbe fu invitata a farlo, si riscontrò immediatamente che la risposta della cavia femmina era decisamente inferiore. Il punto, al di là dell'aneddoto, è che questa valutazione in base a sesso e genere dovrebbe divenire uno standard. E' chiaro che vi sono situazioni in cui queste differenze si sono presentate per così dire spontaneamente. Per esempio, le casistiche mostrano un differente risultato nell'impianto di protesi del ginocchio, dal che sorge la domanda se le donne non richiederebbero protesi differenti; allo stesso modo, è riscontro comune che le donne si risvegliano dall'anestesia più rapidamente degli uomini e, quindi, anche in questo caso sarebbe opportuno indagare se le modalità non dovrebbero essere differenti.

Obiettivi prioritari
L' Institute for Women's Health Research, comunque, ha stilato un elenco di obiettivi primari nelle ricerche basate sul genere e il sesso. Alcuni sono noti da tempo, come gli effetti della menopausa su un buon numero di meccanismi fisiologici o la maggiore esposizione alla depressione, altri meno battuti come la maggiore suscettibilità agli effetti cancerogeni del fumo anche passivo, alla calcolosi biliare, e alle malattie autoimmuni, come l'artrite reumatoide, che vede il sesso femminile svantaggiato per 7 a 1. Ci sono anche aspetti relativi alla diagnosi e al trattamento: dell'anestesia e delle artroprotesi si è già detto, ma vi è anche il trattamento degli incidenti cardiovascolari. E' possibile che poi le ricerche non si concludano in tutti casi con un dato positivo ma, alla fine, è importante che le ricerche vengano fatte. Anche perché non è così facile riuscire a reclutare un numero adeguato di donne. Per molti motivi, tutti legati non al sesso ma al genere: le donne, oltre a lavorare, svolgono opera di cura e assistenza in famiglia, sono i principali attori dell'educazione dei figli e così via, ragion per cui hanno meno tempo a disposizione. Per questo tra le iniziative più importanti dell'istituto c'è l'apertura di un registro statale (dell'Illinois) della salute femminile, cos' da poter almeno offrire loro la possibilità di partecipare a una ricerca.

Sveva Prati

Fonti
Women aren't men. EurekAlert 19 novembre 2007

 



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