Un tocco di rosa in corsia

06 marzo 2009

Un tocco di rosa in corsia



Era il 1877 quando la prima donna, Ernestina Paper, ottenne la laurea in Medicina, ma bisognerà attendere tutto il 1900 per vedere passare le donne prima quasi del tutto escluse dall'ambito, a diventare la maggioranza. Attualmente le donne nei corsi di laurea superano in numero gli uomini in un rapporto 3:2, una tendenza che è stata definita femminilizzazione della medicina. La terminologia porta a pensare a un ingentilimento della materia e della disciplina con scivolamento verso valori tipicamente femminili, che però non può essere semplicisticamente associato all'aumento della presenza femminile. Il cambiamento è, infatti, riconducibile, piuttosto, a un cambiamento dei bisogni dei cittadini e a evidenze di best practice; che abbia coinciso con la maturazione di una massa critica di donne medico è da prenderne atto.

Donne generaliste
Se poi tutto ciò abbia potuto avere un effetto sulla salute della popolazione e sulla mortalità va dimostrato, e i ricercatori lo fanno con i numeri, tralasciando inizialmente gli aspetti qualitativi. Escludendo l'ipotesi che il numero di medici possa influire sulla qualità degli esiti della salute, non dimostrata da dati riguardanti i paesi industrializzati, è stata prestata attenzione alla distribuzione delle donne medico nelle diverse specializzazioni. Ed è stato notato che non è omogenea: in alcune sono una minoranza in altre invece molto presenti. Le donne che frequentano i corsi di medicina hanno maggiori probabilità di diventare medici di base, di famiglia o pediatri. Nel 2007, in Canada il 33% delle laureate in medicina sono entrate nel tirocinio per la medicina di famiglia a fronte del 22% dei laureati. E' un dato di fatto che le donne scelgano meno altre specialità, in particolare chirurgia. L'aspetto qualitativo del lavoro dei medici donne è stato valutato in termini di produttività, apparentemente in perdita e argomento di dibattito tra chi vede nella figura femminile una professionalità troppo condizionata dalla presenza della propria famiglia. Per esempio, le donne più degli uomini, scelgono il part-time e lo mantengono anche quando i figli sono cresciuti, e lasciano il lavoro presto già a 55 anni.

Medicina di base efficace
Tuttavia, diverse indagini hanno rilevato che le donne, rispetto ai loro colleghi, organizzano le visite in modo da avere meno pazienti in un'ora, dedicando loro più tempo, con particolare attenzione alla comunicazione e alla prevenzione. Ne convengono le autrici di un commento, comparso sulla rivista JAMA, affermando che, di là dei numeri, è anche la qualità che ha fatto la differenza: "Il numero di pazienti visti in un'ora non è correlato all'aumento dell'aspettativa di vita dei pazienti - concludono - ma passare più tempo con ognuno di loro, sentire e ascoltare con maggior efficacia può generare un minor numero di viste cliniche, ma più utili al paziente". Tornando ai numeri, è stato anche osservato che un buon sistema di medicina di base riduce mortalità e morbilità, e, se è vero che proprio questo ambito ha canalizzato un cospicuo numero di laureate in medicina, un peso dovrà pur avere la modalità al femminile di prendersi carico dei pazienti. Un peso di certo maggiore rispetto al numero di ore o di anni lavorati.

Simona Zazzetta

Fonti
Phillips SP, Austin EB. The feminization of medicine and population health. JAMA. 2009 Feb 25;301(8):863-4

 



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