Un'ora sola non basta

13 ottobre 2006

Un'ora sola non basta



"Finché una persona fa esercizio fisico, sta attenta a non mangiare troppo e si mantiene leggera, la malattia non sopraggiungerà e la sua forza aumenterà. Se invece sta seduta e non fa attività fisica può anche mangiare i cibi migliori e seguire tutti i principi salutisti nelle altre aree della vita, ma i suoi giorni saranno pieni di dolori e la sua forza si appannerà". A parlare così non è un guru del fitness dei nostri giorni, bensì Mosé Maimonide, filosofo risalente a 800 anni fa circa. Fa ricorso al suo pensiero un editoriale di Lancet che si occupa di come l'emergenza obesità infantile non venga trattata a sufficienza sotto il profilo dell'attività fisica. Niente di più sbagliato, perché in realtà problemi come l'aterosclerosi si sviluppano proprio a partire dalla prima infanzia. Eppure l'attenzione generale si sofferma sulle abitudini alimentari e ben poco sull'attività fisica che invece rappresenta una misura preventiva per l'obesità e più in generale una misura protettiva contro il rischio cardiovascolare infantile. Sulla stessa lunghezza d'onda anche la "Relazione sullo stato sanitario del paese 2003-2004". Dai dati emerge come solo il 27% degli studenti tra i 9 e i 12 anni è impegnato in attività fisica moderata e come continui ad aumentare la quota degli italiani sedentari in particolare tra i giovani fino a 24 anni. Si capisce, perciò, perché l'Unione Europea abbia stabilito come priorità la promozione e lo sviluppo dell'attività sportiva, da vivere come tappa indispensabile nel processo di socializzazione dei giovani. Esistono delle linee guida per i giovani fissate nel 1988 dall'American College of Sports Medicine, in base alle quali si stabilisce la quantità di attività fisica richiesta per una capacità funzionale ottimale e per una buona salute. Il tetto fissato è di 30 minuti di attività al giorno. Successivamente le indicazioni sono state aggiornate e si è arrivati a stabilire come necessario un esercizio di moderata intensità per 1 ora al giorno. Ma, dicono quelli di Lancet, le evidenze su queste linee guida non sono così significative. Due i problemi identificati il fatto che siano basate su misure soggettive di attività fisica e non aver ben definito gli esiti di salute pericolosi per i più giovani. In particolare la salute cardiovascolare è stata sottovalutata. E se le linee guida non fossero impeccabili?

Le linee guida sottostimano
Per verificarlo un gruppo di esperti della Norwegian School of Sports Science di Oslo ha cercato di monitorare l'associazione tra fattori cardiovascolari di rischio noti e grado di attività fisica e fitness. Il tutto basato su misurazioni oggettive, scavalcando così il limite rappresentato dai report soggettivi o dei genitori comunemente utilizzati negli studi pediatrici. Lo studio ha posto sotto osservazione oltre 1730 ragazzi danesi, estoni e portoghesi tra i 9 e i 15 anni, valutando la combinazione di una serie di fattori di rischio cardiovascolare in questi giovani: pressione sanguigna, peso, circonferenza addominale, resistenza all'insulina, livelli di colesterolo. I giovani sono stati monitorati per quattro giorni consecutivi mentre facevano sport. I risultati? Il rischio di disturbi al cuore e alle arterie diminuisce di pari passo con l'aumentare dell'attività fisica e all'interno del gruppo, i pericoli minori li corrono i ragazzi più giovani che effettuano più attività motoria da moderata a intensa. Può bastare? La relazione evidenziata è considerevole e, dettaglio non trascurabile, prescinde dal grado di adiposità degli adolescenti considerati, enfatizzando così l'effetto dell'attività fisica come fattore indipendente e non solo come misura protettiva dall'obesità. Il raggrupparsi di fattori di rischio cardiovascolari nell'infanzia e nell'adolescenza condizionano il successivo sviluppo del processo aterogenico nei giovani adulti e persiste successivamente. Quindi, commenta l'editoriale di Lancet, cambiamenti nell'attività fisica, adiposità e stile di vita hanno ruoli indipendenti nello sviluppo della sindrome metabolica. Il fatto chiaro, comunque, è che le linee guida internazionali che consigliano solo un'ora di sport sono da rivedere, in particolare per quel che riguarda intensità e durata. In prima linea per un simile intervento, conclude l'editoriale, dovrebbe essere la scuola.

Marco Malagutti


Fonti
Andersen LB et al. Physical activity and clustered cardiovascular risk in children: a cross-sectional study (The European Youth Heart Study). The Lancet 2006; 368:299-304
Relazione sullo stato sanitario del paese 2003-2004
American College of Sports Medicine. Physical fitness in children and youth. Med Sci Sports Exerc 1988; 20: 422-423.



 



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