Domestici ma mortali

09 luglio 2004

Domestici ma mortali



E' sempre una questione di definizioni, ma certamente gli infortuni domestici sono una delle principali cause di invalidità (permanente e temporanea) e di morte nell'Occidente industrializzato e, in misura ancora superiore, nei paesi in via di sviluppo. Questione di definizioni perché nell'ambito anglosassone (Stati Uniti, Gran Bretagna) in questa categoria si fanno rientrare anche situazioni come gli incidenti stradali, gli incendi o ancora la violenza domestica, sia perpetrata da compagni, coniugi e genitori, sia perpetrata da compagni di scuola o da sconosciuti.
Ma anche adottando un criterio più restrittivo, come quello adottato dall'ISPESL in Italia, il peso di questi eventi è grande: 4,5 milioni ogni anno con 8.000 decessi. I dati sono relativi all'anno 2003, ma secondo gli esperti dell'Istituto non ci sono indizi che facciano pensare a un cambiamento. Prima di addentrarsi nella classifica degli eventi più frequenti, e dannosi, vale però la pena di sottolineare un dato: su 10 incidenti mortali, quattro sono dovuti non alla natura dell'incidente in sé, ma al fatto che la vittima era da sola in casa e, quindi, non ha potuto essere soccorsa tempestivamente. Un dato che rimanda, più che alle carenze tecniche di case e accessori o alla scarsa informazione dei cittadini, al mutamento della struttura sociale e alle carenze assistenziali, visto che spesso queste vittime della solitudine sono anziani o bambini.

Le ferite? Superficiali, ma le fratture no
Gli eventi più frequenti sono le ferite, con 816.000 casi, distribuiti uniformemente nella popolazione, poi le ustioni (550.000 casi) che oltre ad avere conseguenze più gravi, nell'8% dei casi comportano inattività per più di 15 giorni, riguardano soprattutto le donne con mansioni di casalinga, cosa spiegata dalla maggiore frequentazione della cucina. Ma il record della pericolosità spetta alle fratture e alle altre lesioni muscolo-scheletriche. Infatti se è vero che nel 56% dei casi tutto si risolve con 3 giorni di riposo, vi è un 20 per cento dei casi in cui l'inattivita' supera ai 15 giorni e un 4% in cui è necessaria una degenza superiore a 15 giorni. A questo proposito, poi, è il caso di ricordare che nelle statistiche internazionali, quando è un anziano a subire una frattura, specialmente del collo del femore, gli esiti sono molto spesso gravissimi. Il 90% delle fratture del femore negli anziani è dovuto a cadute e dopo i 75 anni questo tipo di incidente è la principale causa di morte non dovuta a malattia. 
Del resto, delle cadute si sono occupate molto spesso anche le riviste mediche, come Lancet. Un recente articolo riportava che nel 2002, in Gran Bretagna, 35.000 persone sono ricorse alle cure ospedaliere per cadute da scale verificatesi durante attività non lavorative. E si parla in questo caso delle scale usate normalmente per i lavori domestici. Pare che la circostanza più spesso all'origine della caduta sia il fatto che la scala non viene aperta correttamente ma appoggiata al muro, oppure aperta ma su una superficie non stabile. I traumi più gravi riguardano gli uomini, forse perché più propensi a cimentarsi in lavori domestici più impegnativi o rischiosi.

Un big killer emergente
Un recente editoriale della rivista American Family Physician ricordava come nel 20° secolo le principali cause di morte negli Stati Uniti fossero la polmonite, la diarrea, la tubercolosi e altre malattie infettive, mentre oggi sono soprattutto gli incidenti domestici a causare il maggior numero di decessi, soprattutto nelle fasce più deboli (donne, anziani, bambini). Allo stesso modo in cui la scienza medica e la politica sociale si sono alleate per battere le malattie infettive, oggi si impone uno sforzo analogo nei confronti degli infortuni. 

Maurizio Imperiali


Fonti
Osservatorio Epidemiologico Nazionale sugli Ambienti di Vita: due anni di attività. Roma 23 giugno 2004

Sharp D. Four up, one back--and no-one off. Lancet. 2004 Apr 17;363(9417):1252

Fuller GF. Falls in the elderly. Am Fam Physician. 2000 Apr 1;61(7):2159-68, 2173-4.



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