In caso di incendio, vitamina B12

01 giugno 2007

In caso di incendio, vitamina B12



Dopo tante notizie non esattamente entusiasmanti sulle vitamine, ne giunge una positiva. Anche se, va detto, non si tratta né di integrazioni per aumentare le prestazioni né di prevenzione primaria. Quello che ha fatto uno studio francese è dimostrare che l’idrossicobalamina, la vitamina B12, può salvare la vita alle vittime degli incendi.
Uno dei principali pericoli degli incendi, oltre a quello di finire arsi, è l’avvelenamento dovuto all’inalazione dei fumi. Questi fumi, sprigionandosi dai materiali più diversi, contengono di conseguenza numerose sostanze tossiche e se le intossicazioni sono molto spesso causate banalmente dal monossido di carbonio, tra le sostanze più pericolose c’è il cianuro che, legandosi all’atomo di ferro dell’enzima citocromo ossidasi, impedisce la captazione dell’ossigeno da parte delle cellule, determinando un’asfissia anche in presenza di aria. Nell’avvelenamento da cianuro agire tempestivamente è fondamentale ma i tradizionali antidoti sono poco maneggevoli, e potenzialmente tossici anch’essi: è chiaro che le squadre di emergenza, persino quelle degli attrezzatissimi pompieri statunitensi, non possono disporre della dotazione di un’unità di terapia intensiva. I ricercatori, dunque, hanno valutato se una somministrazione sul posto di idrossicobalamina, seguita da un’altra somministrazione in ospedale, potesse agire da antidoto. L’idrossicobalamina ha anch’essa capacità spiazzante del cianuro ma, essendo ottimamente tollerata, può essere somministrata senza particolari precauzioni.

Efficace sui casi gravi
La ricerca si è quindi svolta prevedendo che nelle sospette vittime di avvelenamento da cianuro fossero somministrati sul luogo del salvataggio 5 grammi della sostanza, seguiti da altri 15 grammi una volta raggiunto l’ospedale. I ricercatori hanno seguito 69 pazienti ai quali la prima dose è stata somministrata, in media, entro 10 minuti dalla chiamata dei soccorsi. Complessivamente, 50 di questi pazienti sono sopravvissuti, e di questi il 71% mostrava già, prima di assumere l’antidoto, i segni della compromissione neurologica, e il 13% era in arresto cardiaco. In altre parole, casi gravi. Le analisi ematochimiche hanno poi dimostrato che  l’avvelenamento da cianuro in 42 pazienti metà dei quali con livelli ematici di cianuro doppi rispetto al valore letale. Complessivamente, dei pazienti con avvelenamento da cianuro confermato ne sono sopravvissuti 28, cioè il 67%. Il dato è importante, dicono gli autori, per almeno due motivi: il primo e più immediato è che esiste una possibilità di intervenire immediatamente senza far correre rischi alla vittima, in quanto nessuno ha mostrato reazioni avverse alla vitamina; quindi, anche se non si ha la certezza della presenza di cianuro, la somministrazione in caso di esposizione ai fumi può diventare una routine. Il secondo aspetto, invece, è la possibilità che il ruolo del cianuro sia stato sottovalutato e che magari, una certa parte dei casi attribuiti al monossido di carbonio spetti invece all’altro elemento, o alla combinazione dei due.

Andrea Mandelli


Fonte
Borron SW et al. Prospective study of hydroxocobalamin for acute cyanide poisoning in smoke inhalation. Ann Emerg Med. 2007 Jun;49(6):794-801, 801.e1-2. Epub 2007 May 4.

 



 




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