Non c'è solo il gas

21 marzo 2003

Non c'è solo il gas



Guerra chimica e batteriologica: tutto ma non una novità. L'esordio dei gas per usi bellici avvenne nella prima guerra mondiale, sul fronte francese, in una località chiama Ypres, tanto che l'agente chimico usato allora venne chiamato yprite. Anche se banditi dopo il conflitto, questi agenti non furono abbandonati di certo, e non lo sono nemmeno oggi, a dispetto delle rassicurazioni ufficiali. Sostanzialmente i gas sono didue tipi: vescicanti e nervini. Questi ultimi sono per così dire una scoperta nazista, in quanto a quell'epoca e a quel regime risale la loro messa a punto. Il primo, infatti, fu il tabun, che nel 1936 venne lanciato in Germania come insetticida, meno tossico dei successivi, per esempio il sarin, è comunque letale. Gli altri agenti più conosciuti sono sarin e soman.

Che cosa sono i gas nervini
In maggioranza si tratta di sostanze dette organofosfati e la loro azione consite nel legarsi a un enzima, l'acetilcolinesterasi. A sua volta questo enzima è fondamentale per la degradazione di un neurotrasmettitore, l'acetilcolina: se viene meno l'attività dell'enzima i neuroni per così dire vengono soffocati. In pratica quello che si verifica è un'impossibilità di conduzione dei segnali da e per i centri nervosi e la morte di norma sopraggiunge per paralisi respiratoria.
Gli agenti vescicanti come l'yprite (mostarda solforata o solfuro di dicloroetile) ha, appunto, l'effetto di produrre ustioni e vesciche sulla pelle, soprattutto nelle sono più umide del corpo. Ovviamente attacca anche gli occhi e, se inalato, causa tosse e dispnea. Inoltre, gli studi condotti finora dimostrerebbero che, se inalato, anche in bassi dosaggi può essere carcinogeno, provocando tumori del polmone a medio-lungo termine. Se invece l'esposizione è forte, la conseguenza più comune è lo sviluppo di broncopneumopatie croniche ostruttive. L'yprite non è ovviamente l'unico agente di questo tipo, ma l'azione è analoga per tutti e interessa anche ll tratto gastrointestinale. 

Difendersi dai gas
Ovviamente ci sono le cosiddette combinazioni NBC (nucleare, batteriologico, chimico): indumenti protettivi che vengono completati da maschere antigas e respiratori. Sempre nel capitolo della protezione individuale rientrano poi, per i gas nervini, antidoti e profilattici. Questi ultimi si riducono a uno, una sostanza chiamata piridostigmina che ha la capacità di legarsi all'acetilcolinesterasi, ma senza impedirne il funzionamento, così da non consentire che vi si leghi l'agente nervino. L'antidoto è invece una sostanza abbastanza nota perché usata in medicina per esempio per indurre la dilatazione delle pupille in occasione di visite oculistiche. L'atropina agisce contrastando la colinesterasi, quindi impedendo che l'accumulo indotto dal gas nervino provochi i suoi effetti. All'atropina si associa un'altra sostanza, la pralidoxima cloruro, che ha invece l'effetto di riattivare l'acetilcolinesterasi. E' da notare che l'assunzione della piridostigmina non elimina la necessità di ricorrere all'antidoto dopo l'esposizione. Anche per i gas vescicanti esistono antidoti diversi per ciascuno di essi. Tuttavia la protezione migliore consiste nell'evitare il contatto, sia pure attrezzati di tutto punto, per questo esistono rivelatori chimici portatili, che danno un allarme non appena rilevano nell'aria sostanzechimiche non presenti in natura. Ovviamente si tratta di apparecchiature che non distinguono tra i fumi di un motore diesel e un gas tossico, ma la loro funzione è quella di mettere in allarme le truppe e far entrare in azione i laboratori mobili capaci, questi sì, di eseguire in tempi rapidi analisi complete di aria, acqua e suolo.
La protezione delle persone, però, non è tutto: resta infatti l'aspetto della bonifica delle aree in cui sono state liberate queste sostanze, nonché della decontaminazione di mezzi e oggetti. Infatti i gas hanno una certa persistenza, che varia da sostanza a sostanza, e anche la capacità di degradarsi a contatto, per esempio, con l'acqua lasciando il posto a sostanze diverse ma comunque tossiche.

Antrace? Vaiolo?
Infine il capitolo della guerra batteriologica. Ovviamente si tratta di un aspetto più recente, ma non proprio di ieri. Non ci sono prove provate che alla guerra batteriologica si sia già ricorsi, anche se accuse vicendevoli si erano già avute, per esempio, ai tempi della guerra di Corea. In questo caso gli agenti potenzialmente impiegabili sono quelli ormai arcinoti: antrace e vaiolo. Più recentemente è stata ventilata l'ipotesi dell'impiego della tossina botulinica. Quest'ultima è il prodotto di un microrganismo, il clostridium botulinum, e ogni tanto è protagonista di casi di intossicazione alimentare. Gli effetti della tossina comportano paralisi flaccida e, come nel caso degli agenti nervini, la morte avviene di solito per paralisi respiratoria.A differenza di quanto avviene con i gas, però, gli effetti si manifesterebbero entro 12-72 ore dal contatto. Come potrebbe essere usata un'arma al botulino? Qui forse stanno le vere difficoltà: se ne può ipotizzare l'impiego come aerosol, ma più facilmente come contaminazione di alimenti. Non si sa quanto realistica sia una situazione del genere sul fronte...
Le uniche difese possibili in questi casi sono le vaccinazioni, limitatamente al vaiolo, o una diagnosi tempestiva e l'attuazione delletereapie, nel caso dell'antrace quella antibiotica. Le vaccinazioni peraltro, sono comunque pratica corrente ogni qual volta c'è una spedizione militare in territori nei quali sono presenti o endemiche malattie diverse da quelle dei paesi di origine.
Quali sono le reali possibilità del ricorso ad armi di questo genere? In effetti l'esercito irakeno ha usato i gas sia durante la guerra con l'Iran, quando era sostenuto dall'Occidente Stati Uniti compresi e, più tardi, per combattere il movimento indipendentista kurdo. Attualmente potrebbe ripetere l'exploit? A prestare fede ai risultati delle ispezioni, no. A prestare fede ai documenti statunitensi e britannici, sì. C'è però il precedente della prima guerra del Golfo, nella quale queste armi non vennero impiegate per timore di rappresaglie. Ma c'è da tener presente un "pezzo" di guerra chimica e batteriologicache esiste in qualsiasi guerra a prescindere dalle armi NBC vere e proprie. Quando saltano le reti fognarie, quando esplodono raffinerie e stabilimenti si ha inevitabilmente da una parte il prodursi di epidemie e dall'altra la contaminazione con tossici di aria, acqua e terreno, anche senza l'intervento dei proiettili anticarro all'uranio impoverito. Ma, certo, questo riguarda soprattutto le popolazioni civili, come accaduto in Serbia, non i reparti militari.

Maurizio Imperiali


Fonti
McCarthy M. US military prepares for Iraq to use chemical and biological weapons. Lancet. 2003 Feb 22;361(9358):628 

Arnon SS et al. Botulinum toxin as a biological weapon: medical and public health management. JAMA 2001 Feb 28;285(8):1059-70

Bijani Kh et al. ong-term effects of chemical weapons on respiratory tract in Iraq-Iran war victims living in Babol (North of Iran). Ecotoxicol Environ Saf 2002 Nov;53(3):422-4

Devereaux A et al. Vesicants and nerve agents in chemical warfare. Decontamination and treatment strategies for a changed world. Postgrad Med 2002 Oct;112(4):90-6


 




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