Appesi a un filo

21 marzo 2003

Appesi a un filo



All'inizio degli anni '90 l'Iraq disponeva delle infrastrutture più moderne di tutto il Medio Oriente, in particolare in campo sanitario, e il suo popolo godeva di una qualità di vita alta rispetto agli standard mediorientali. La guerra del Golfo, poi, nel 1991 e un decennio di sanzioni economiche delle Nazioni Unite hanno demolito l'economia e le infrastrutture irachene. E ora? Che effetto avrebbe una nuova guerra sulla situazione già così deteriorata? Se ne è occupato Lancet dedicando uno speciale alla guerra e alle sue possibili ricadute.

C'era una volta...
Tecnologie avanzate, infrastrutture moderne, scuole di medicina tra le più frequentate in tutto il Medio Oriente, questo era l'Iraq prima del 1991. Non a caso molti medici iracheni hanno completato la loro formazione in Europa e negli Stati Uniti. Il servizio sanitario raggiungeva il 97% della popolazione urbana e il 78% di quella rurale ed erano attive reti di purificazione dell'acqua e di trattamento delle acque di scarico, servizi in grado di garantire acqua pulita al 95% della popolazione, almeno nelle aree urbane. Sempre nel 1990 l'Iraq era al cinquantesimo posto su 130 paesi in una classifica stilata dalle Nazioni Unite dell'indice di sviluppo umano. Poi è arrivata la guerra

Il dopoguerra
Sono bastate sei settimane di guerra per determinare la distruzione di tutte le infrastrutture del paese. Centrali elettriche, impianti di purificazione dell'acqua e reti di trattamento degli scarichi. Tutto distrutto. In più la rete dei trasporti è stata minata alla base vanificando la distribuzione del cibo e delle scorte di medicinali. Viste le premesse la situazione non poteva che degenerare. Si è così allargata a macchia d'olio la malnutrizione mentre la degenerazione delle condizioni igieniche ha portato alla diffusione di malattie infettive come il tifo, il colera, la gastroenterite e la malaria. 100000 iracheni sono morti per le conseguenze della guerra e la mortalità infantile è aumentata di oltre tre volte tra gennaio e agosto 1991. Poi sono arrivate le sanzioni dell'ONU.

Le sanzioni economiche
Se già la situazione era precipitata le sanzioni economiche delle Nazioni Unite hanno assestato il colpo di grazia, rendendo virtualmente impossibile per l'Iraq riprendersi dai devastanti effetti della guerra e ricostruire le sue infrastrutture. Gli effetti delle sanzioni si sono fatti sentire in particolare per le strutture sanitarie, il cui potenziale si è notevolmente ridotto, vista la carenza di servizi indispensabili come acqua ed elettricità e di medicinali, oltrechè di apparecchiature medico sanitarie. Il risultato? Le malattie croniche come diabete, cancro e malattie renali ed infezioni prima totalmente sotto controllo come polmonite, pertosse, diarrea e febbre tifoide hanno avuto una notevole impennata. E si è iniziato a morire per epidemie prima del tutto curabili. Poi è arrivato il programma "oil-for-food".

Oil for food
A metà degli anni '90 è stato raggiunto un compromesso tra ONU e Iraq in base al quale venivano forniti aiuti umanitari in cambio di petrolio. In questo modo cibo è stato distribuito, a partire dal 1997, a 24 milioni di persone, si è ritornati così a un quantitativo calorico di 2230 kcal al giorno contro le 3159 kcal del 1990. Secondo le stime dell'UNICEF almeno 16 milioni di iracheni dipendono per la loro sopravvivenza dalle razioni di cibo governative, oltretutto molti hanno venduto tutto ciò che era in loro possesso per sopravvivere. E lo stato nutrizionale della maggior parte dei bambini è ancora troppo povero. 

Cibo e acqua: le priorità
La malnutrizione cronica è passata dal 18% del 1991 al 32% del 1996 fino a ritornare al 23% nel 2002. È di pari passo cresciuta anche la mortalità infantile dai 47 morti per 1000 degli anni '80 ai 107 per 1000 degli anni '90, un numero ancora più rilevante se si considerano solo i bambini al di sotto dei cinque anni. La cosa che più di tutte colpisce a proposito di questi dati è che si muore di malattie prevenibili, dalla diarrea che porta a morte per disidratazione alle infezioni respiratorie. Ma si può spiegare facilmente se si pensa all'inquinamento della principale fonte d'acqua della regione il Tigri. In molte zone soprattutto quelle rurali il fiume rappresenta l'esclusiva fonte di "beveraggio" e non si sa molto sull'opportunità di bollire l'acqua. Così nonostante gli sforzi fatti con il programma "Oil for food" per garantire acqua pura, l'esposizione ai rischi di infezioni per l'acqua è ancora molto alta. A tutto questo va aggiunta la siccità del 1999, una delle più rilevanti mai viste nella storia irachena. Ma le sanzioni sono state pesanti anche per il sistema sanitario.

E gli ospedali?
Le 1285 cliniche e i 162 ospedali diffusi nel territorio iracheno hanno subito gravi danni nell'ultimo decennio per tre ragioni fondamentali: mancanza di fondi, carenza di attrezzature e di farmaci e di uno staff adeguato. Un contributo notevole allo stato delle cose è arrivato anche dalla situazione delle fognature e dalla mancanza di una rete elettrica degna di questo nome. Gli sforzi delle ONG, soprattutto a nord del paese hanno, comunque, prodotto qualche risultato, ma ancora molto resterebbe da fare. Basti pensare che solo un terzo degli ospedali è mandato avanti da medici. Per le rimanenti strutture si tratta di assistenti, spesso con poche conoscenze e altrettante risorse e quindi in grado di affrontare solo i casi più semplici. Le vaccinazioni poi hanno subito un drastico calo a causa delle sanzioni, anche se ora la situazione si sta risollevando. Un milione di bambini almeno non sono stati vaccinati contro il morbillo, una mancata copertura che unita alla diffusa malnutrizione mette a rischio di infezioni un gran numero di bambini.

Prescrizioni dimezzate
Antibiotici, analgesici, antinfiammatori? Neanche a parlarne non resta che dimezzare le quantità di farmaco dispensate. E le farmacie? Non sono altro che dispensari che il più delle volte chiudono appena termina la disponibilità: vita breve perciò considerata l'esigua scorta di medicinali. La situazione ospedaliera si sta, invece, lentamente risollevando, sempre grazie all'Oil for food. Attrezzature mediche decorose arrivano ora negli ospedali e hanno riportato un certo grado di normalità. Quello che manca piuttosto sono il personale medico e tecnico in grado di utilizzarle e i ricambi per le attrezzature stesse. Normale che con la situazione che si è venuta a creare gli studenti di medicina locali abbiano avuto altro a cui pensare che non frequentare corsi di aggiornamento. Per di più la crisi economica e sociale ha portato le professionalità più valide ad emigrare, al punto che parlare di carenza del personale sanitario (medici e infermieri) è un eufemismo.

Educare alla salute
L'ultimo capitolo, non meno importante, riguarda le campagne per promuovere la salute pubblica in Iraq. Qualcuno se ne occupa? Poco per la verità. L'UNICEF ha denunciato la mancanza di programmi d'informazione sufficienti sia per l'aspetto sanitario sia per quello nutrizionale. L'allattamento, per esempio, è una questione cruciale per la sopravvivenza dei neonati, va ricordato, infatti che i 2/3 della mortalità infantile si verifica proprio nel periodo neonatale.
Il programma "Oil for food" ha favorito una serie di progressi: dall'elettricità all'acqua, dalla maggiore disponibilità di farmaci e di attrezzature mediche alla diminuita malnutrizione. Ma la popolazione è particolarmente vulnerabile e poco pronta ad una emergenza. E se poi arrivasse davvero un'altra guerra?

Marco Malagutti


Fonti
Frankish H. Health of the Iraqi people hangs in the balance. Lancet 2003, 361: 623-625


 



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