Tutta colpa dello stigma

20 giugno 2008

Tutta colpa dello stigma



Solo il 10% delle persone che in un anno presentano disturbi psichiatrici viene trattato presso i servizi psichiatrici. Un dato significativo, tanto più se si considera che il 20-25% della popolazione in età superiore ai 18 anni nel corso di un anno soffre di almeno un disturbo mentale clinicamente significativo. Le cure psichiatriche non sono considerate efficaci? Non proprio. Secondo la Società Italiana di Psichiatria Sociale la risposta è lo Stigma, che non a caso dà il titolo al VII° Congresso di Psichiatria Sociale svoltosi a Roma. Ossia il marchio, la cicatrice che caratterizza il malato psichico e si proietta sul gruppo sociale di appartenenza. Lo Stigma diventa così uno dei principali ostacoli ai programmi di terapia e di assistenza dei pazienti psichiatrici, che continuano a rimanere discriminati e ghettizzati, perché della pazzia ancora ci si vergogna.

Vergogna perché?
Dagli aspetti relazionali e sociali della psichiatria nasce il problema dello stigma e della stigmatizzazione. Succede cioè che la psichiatria, ma anche altre discipline mediche per la verità, rimangono condizionate da pregiudizi nuovi e vecchi. Pregiudizi che offuscano e sviliscono non solo le persone che soffrono ma anche i curanti, anche gli oggetti terapeutici, anche le modalità curative, con possibili effetti a cascata. Del resto non è immaginabile una psichiatria priva di riferimenti e di rimandi sociali. Anzi la psichiatria è probabilmente il settore delle scienze mediche nel quale è particolarmente evidente come i fattori ambientali giochino un ruolo fondamentale, spesso non inferiore a quello dei fattori di ordine biologico, nello spiegare la genesi, il decorso, gli esiti e i risultati dei trattamenti delle più diverse forme di disagio psichico.

Alcuni numeri 
Ma quanto è vasto il mondo della sofferenza psichica? Gli studi di comunità dicono che circa il 30% di tutta la popolazione soffre lungo l'arco della vita di una forma di disturbo mentale e che i disturbi di gran lunga più diffusi sono quelli dell'umore che coinvolgono circa l'8% della popolazione e i disturbi d'ansia, circa 15% della popolazione. Così come si sa che il tasso di morbilità non riconosciuta e quindi non trattata, è enorme: per fare un esempio circa il 50% dei casi di depressione non viene riconosciuto. L'impatto sociale di questa situazione è enorme in termini di costi sociali, economici ma non solo. Sempre in tema di disturbi depressivi si tratta della prima causa di morte per suicidio (il 15% delle persone affette da depressione si toglie la vita); le persone affette da depressione associata ad altre patologie (cancro, cardiopatia ischemica) hanno un maggior rischio di morte prematura; il tasso di divorzi/separazioni di persone affette da disturbi depressivi è da 5 a 9 volte superiore a quello della popolazione generale; il numero di giornate lavorative perse a causa della depressione è di gran lunga superiore a quello di gran parte delle patologie croniche. Grazie agli studi di psichiatria sociale sono stati individuati fattori significativi di rischio per diverse forme di morbilità psichiatrica. Eccone alcuni

Gli studi più recenti
Uno studio pubblicato l'estate scorsa sull'American Journal of Epidemiology da ricercatori dei Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta ha dimostrato che l'esposizione al comportamento suicidiario attraverso i media non è significativamente associato ad un aumento dei suicidi da parte dei lettori, soprattutto se giovani, e anzi può addirittura essere protettivo nei confronti di questo comportamento. Secondo un altro studio condotto presso il Saint Luke's Medical Center di Chicago e basato sul controllo dei livelli dell'ansia, l'85% dei pazienti depressi che commettono suicidio, nella settimana immediatamente precedente sono agitati e ansiosi e il livello della loro ansia può essere quantificato non solo con l'osservazione clinica, ma anche mediante appositi questionari. Due mesi fa uno studio pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health ha dimostrato come gli adolescenti appartenenti a famiglie dove si usa consumare i pasti tutti insieme presentino meno disturbi psichici perché il quotidiano appuntamento a tavola costituisce un rituale in grado di compensare altri fattori disturbanti che tendono a disgregare l'unità microsociale della famiglia. Un altro dato di stretta attualità riguarda, secondo uno studio dell'Accademia delle scienze ostetriche e ginecologiche dell'Università Torvergata di Roma, non riuscire ad avere figli. Sembra, infatti, si tratti di una nuova malattia di cui si vergognano 9 coppie su 10 e che può portare ad isolamento e depressione. 

Marco Malagutti


Fonti
VII° Congresso Nazionale SIPS, Roma 18-21 aprile 2002


 



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