La potenza della volontà

24 giugno 2005

La potenza della volontà



Convivono con allucinazioni e deliri costanti, vittime di un alterato rapporto con se stessi e con la realtà che li circonda. Sono gli psicotici, che altalenando tra ansia aggressiva e depressione, scivolano lentamente nel completo isolamento sociale arrivando, in un caso su 10, a togliersi la vita con lucida determinazione. A più di 25 anni dalla introduzione della legge 180 un libro di grande attualità "La mia psicosi...sconfitta", cerca di integrare ciò che sembrava inconciliabile: psichiatria e psicologia. Ce ne parla uno degli autori Renzo Rocca, l'altro è Giorgio Stendoro, docente della scuola di specializzazione in Psicoterapia con la procedura immaginativa. Ma in che cosa consiste questa integrazione?

Integrare psicologia e psichiatria
"Se prima - risponde Rocca - era la psichiatria a gestire gli episodi di "follia" e la psicologia era secondaria, oggi in realtà emerge sempre più l'idea che le due discipline si compensino e la psicologia attraverso il rapporto psicoterapico possa aiutare a superare la malattia". Ma che cosa si intende per malattia? "Il soggetto affetto da psicosi - riprende lo psichiatra - vive in un mondo che in gergo tecnico si definisce primario. Un mondo cioè dove tutto si esprime senza limite e tutto è possibile. Non esiste, per esempio, il mondo oggettuale. I dati della letteratura scientifica internazionale hanno evidenziato che nell'arco di un anno il 20% della popolazione adulta ha presentato uno o più disturbi mentali. Chiaramente in questa percentuale si contemplano anche le forme depressive meno gravi. Molto spesso, però, si tratta di patologie che pregiudicano lo svolgimento di una vita normale, con un forte impegno per i servizi sanitari e sociali. L'ultimo stadio di queste malattie è, spesso, il suicidio che ha una casistica molto diffusa".Ed esiste una predisposizione alla malattia mentale? "Assolutamente sì", dice Rocca. "Certi ambienti familiari e certe situazioni favoriscono il manifestarsi delle patologie psichiatriche. Il caso raccontato nel libro, per esempio, parla di un bambino, la cui madre è morta nel parto. In questo caso si è trattato di un abbandono sin dalla nascita". Si può parlare di follia? "E' corretto ma un po' enfatico e comunque generico", precisa Rocca. "Le due manifestazioni tipiche della malattia sono il delirio e l'allucinazione. Nel primo caso si tratta di una credenza falsa che viene mantenuta nonostante i fatti dicano il contrario, il secondo caso è la percezione sensoriale di una realtà che non c'è". Si tratta di manifestazioni molto diffuse? "Difficile dirlo. E' come se tutti in potenza avessimo dentro una sorta di cristallo che potrebbe rompersi e nel caso succeda si può frantumare in tre possibili derive: nevrosi, psicosi o disturbo borderline. Ma, per fortuna, solo certe situazioni inducono questi fenomeni". E il libro finisce bene? "Si può dire di sì", risponde lo psichiatra. Il libro racconta in maniera spontanea il percorso psicoterapico di un soggetto chiamato Mario. Un giovane avvocato che è riuscito a uscire dall'abisso psicotico e a vivere compiutamente la propria vita affettiva, sociale e lavorativa. L'esito positivo è dato da vari interventi, ed è fondamentale anche il ruolo della famiglia, per esempio. Il protagonista riscopre la speranza nell'amore, nella gioia e nella bellezza. Leggerlo può aiutare a scoprire la potenza della volontà.

Marco Malagutti

 



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