Le ragioni della droga

20 giugno 2008

Le ragioni della droga



"Ancora un problema ed esplodo!" "E poi si domandano perché ci si droga...".
Questo scambio di battute, veramente avvenuto tra due addetti di un Ufficio relazioni con il pubblico, potrebbe sembrare un modo cinico, ad effetto e eccessivamente riduttivo di avvicinarsi alla genesi di un problema che, come noto, può risultare drammatico, l'uso di sostanze. Ma nella sua semplicità è chiaro ed esauriente. Prima di qualsiasi considerazione, tuttavia, sono necessari due chiarimenti.
Innanzitutto, è importante ricordare che non esiste sostanza o prodotto che non possa trasformarsi in sostanza d'abuso, dalla marijuana agli ansiolitici, alla camomilla, alla liquirizia, al mastice. In secondo luogo, che il fenomeno assume rilievo clinico quando si protrae nel tempo, quando crea problemi a chi ne è vittima (medici, sociali, lavorativi), quando è caratterizzato da abuso, assuefazione, dipendenza, quando l'assunzione è così urgente da avere luogo in qualsiasi situazione o condizione. Eppure, quando si vuole prendere in considerazione l'origine del problema, non è possibile ignorare anche l'impiego sporadico di sostanze potenzialmente pericolose, poichè quando è vagamente imitativo e viene motivato dal fatto che "fa tendenza", denota superficialità di giudizio e scarsissima sicurezza in se stessi e nella propria individualità, giustificabili in parte solo in particolari e limitate fasi della vita.

Esiste una predisposizione?
E' verosimile che alla base di questo comportamento vi sia una certa predisposizione, il che sarebbe sostenuto dall'associazione dell'uso di sostanze, per esempio, a certi disturbi della personalità o, più semplicemente, a certi assetti comportamentali per certi versi anomali.
Con "predisposizione" non si intende il bisogno della sostanza in sé, ma una serie di caratteristiche di personalità quali la scarsa capacità di fare fronte agli impulsi e alle frustrazioni, una modalità di soddisfazione delle proprie esigenze secondo un poco realistico modello tutto-e-subito, la tendenza alla depressione, una costante eccessiva richiesta di risultati e di efficienza rivolta a se stessi.
Il ricorso alla sostanza voluttuaria di alcuni soggetti diverrebbe così la risposta artificiale e immediata a un bisogno che non si ha tempo e modo di soddisfare altrimenti nell'immediato o che diversamente potrebbe essere ridimensionato intervenendo solo sulla struttura di personalità individuale.
Il ricorso a sostanze, quindi, non rappresenta solo un intervento di automedicazione, seppure nel senso più ampio del termine, ma un vero e proprio supporto esterno che aiuti ad affrontare la vita e vicari le difficoltà personali.
Le sostanze stimolanti, così, possono essere assunte da chi vive la vita in termini depressivi, si sente inadeguato, privo di interessi e di stimoli efficaci. Al contrario, il ricorso a sostanze "deprimenti" è caratteristico di coloro che conducono la propria esistenza accompagnati da ansia e preoccupazioni, che percepiscono la vita come uno scontro perenne e che sperimentano rabbia nelle interrelazioni.
C'è chi ricerca nel prodotto più o meno legale il coraggio per fare fronte a situazioni essenziali che altrimenti verrebbero evitate per paura o senso di inadeguatezza. Oppure, viene ricercata la fonte di un'energia rinnovata e apparentemente illimitata quando le possibilità di un soggetto sono giunte a limiti evidenti, ma personalmente rifiutati, a causa di spinte sociali, scarsa plasticità, intransigenza. 
Infine, l'uso di sostanze proibite può assumere il significato di trasgressione e rivolta nell'ambito di un comportamento "contro", quando il modo di vita diventa una bandiera da inalberare davanti alle pressioni sociali, ambientali e familiari vissute come vessatorie e ingiuste.

Una scelta che non è tale
La cause potenziali, dunque, possono essere numerose e differenti. Ciò che le accomuna è la scelta di una risoluzione non curativa, potenzialmente pericolosa (può determinare dipendenza psicologica e/o fisica, causare danni organici...), provvisoria e inadeguata, sostitutiva di interventi più efficaci e duraturi, che maschera, soprattutto, e confonde i reali problemi che la determinano.
Per questo motivo, per quanto grandi fossero le difficoltà dei due addetti all'Ufficio suddetto e per quanto discutibile possa risultare formalmente il loro commento, la loro capacità di identificare il problema e di sdrammatizzarlo, paradossalmente, è stata un buon segno.

Diego Inghilleri
Psichiatra




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