Abitudini alimentari

20 giugno 2008

Abitudini alimentari



Il termine vegetariano è stato coniato nel 1847 dai fondatori della Società Vegetariana della Gran Bretagna, anche se il vegetarianismo esiste fin da quando è stato introdotto il concetto di dieta. Infatti ci sono molte religioni e filosofie di vita che proibiscono il consumo di carne, per esempio correnti vicino all'Induismo e lo Yoga. 

La pratica della dieta vegetariana si è ampiamente diffusa grazie anche alla consapevolezza della presenza nelle carni di sostanze potenzialmente pericolose, come gli ormoni o gli antibiotici, alle informazioni sulle condizioni di vita degli animali negli allevamenti e alla diffusione capillare delle linee guida per un'alimentazione sana, ricca di frutta, verdura, carboidrati complessi e povera di grassi saturi e proteine di origine animale. 
La dieta vegetariana, del resto, viene consigliata sia come ausilio terapeutico di patologie acute o croniche, come il diabete o i disturbi cardiovascolari, sia a scopo preventivo.
La dieta vegetariana deve essere iniziata con gradualità, per permettere al fisico di abituarsi alle nuove abitudini alimentari, che comportano l'aumento del consumo di frutta, verdura, legumi, cereali e la riduzione dei derivati di origine animale, fino alla loro completa eliminazione, nel caso dei vegani (cioè i vegetariani integralisti che escludono anche il latte e le uova). 
Seguire una dieta vegetariana rappresenta una scelta da compiere in modo consapevole, all'insegna di una conoscenza approfondita delle caratteristiche nutritive degli alimenti. Ad esempio, per garantire un corretto apporto di tutti gli aminoacidi essenziali, si deve ricorrere alla combinazione di legumi e cereali nel corso del medesimo pasto.

Le motivazioni degli adolescenti
La pratica del vegetarianismo, in particolare tra gli adolescenti, non è però necessariamente sinonimo di maggiore salubrità. Quando gli adolescenti rinunciano al consumo dei prodotti di origine animale, spesso non si rendono conto di adottare degli stili alimentari profondamente sbilanciati.
Gli studi presenti nella letteratura non sono numerosi e risentono di alcuni limiti: la limitata numerosità dei campioni esaminati, il reclutamento di soggetti volontari e lo studio, in particolare in America, di un gruppo religioso, i Cristiani Avventisti del Settimo Giorno, lacto-ovo-vegetariani per motivi religiosi, di cui non è nota la capacità di rappresentare l'intera popolazione americana.

I risultati ottenuti, inoltre, differiscono a causa della metodologia di ricerca e per la diversa pratica del vegetarianismo, che varia sia all'interno di un gruppo, sia tra gruppi.

Le ricerche condotte finora sugli adolescenti indicano che esistono varie motivazioni che possono indurre i giovani a diventare vegetariani. 
Per esempio, le psicologhe Zeisz e Bowden, rispettivamente del Cincinnati Children's Hospital Center e della DePaul University, sostengono che la scelta della dieta vegetariana, in particolare nell'adolescenza, rappresenti una forma di esplorazione e di sperimentazione. Esse ritengono che i ragazzi siano molto informati sulle condizioni di vita degli animali negli allevamenti e che siano convinti di poter cambiare il mondo con le loro azioni, a cominciare da ciò che mangiano.
La professoressa Mary Pipher, docente presso l'Università del Nebraska, afferma che le ragazze, che rappresentano la percentuale maggiore degli adolescenti vegetariani, tendono a identificare la loro debolezza e vulnerabilità con quella degli animali, che considerano vittime degli allevatori. Lo schierarsi a loro favore permette anche di difendere e di rivendicare, in modo indiretto, se stesse.
Secondo la dottoressa Sherman, psicologa presso il Northwestern Medical Center's Eating Disorders Programs di Chicago, diventare vegetariani rappresenta, di frequente, per gli adolescenti un modo per mascherare un disordine alimentare, in particolare l'anoressia.
Questa tendenza si può rilevare specificamente quando la scelta di diventare vegetariani non è da attribuirsi al desiderio di salvare gli animali dalla macellazione. E' necessario, quindi, indagare quali siano le reali motivazioni di tale scelta.

Se lo scopo vero è il controllo del peso
Le differenze tra i vegetariani realmente motivati da convinzioni etiche e quelli ossessionati dal controllo esclusivo del peso corporeo sono, in genere, individuabili, in modo più o meno agevole. 
Per i primi, la dieta vegetariana rappresenta un mezzo ulteriore per controllare e ridurre il loro peso corporeo, su cui sono costantemente concentrati.
Per i secondi, il vegetarianismo è molto più di una dieta; rappresenta un vero e proprio modo di vivere, nel rispetto dei diritti della natura e degli animali. 

Uno studio molto recente a sostegno di questa ultima ipotesi è stato condotto dal dottor Perry e colleghi dell'Università del Minnesota. Da esso è emerso che la dieta vegetariana rappresenta per alcuni adolescenti un mezzo, più o meno salubre, in aggiunta ad altri, per diminuire l'introito calorico e ridurre il peso corporeo.
In particolare, una parte degli adolescenti lacto-ovo-vegetariani utilizzano a tal fine questa dieta.
Secondo i ricercatori, la motivazione principale dell'essere vegetariani per questo gruppo di adolescenti è la perdita di peso, seguita a distanza dal non voler essere coinvolti nell'uccisione degli animali, il disgusto per la carne, la convinzione che tale dieta sia maggiormente salubre e, infine, il desiderio di tutelare l'ambiente. 
Svariati studi attestano la maggiore salubrità della dieta vegetariana non solo tra gli adulti, come affermato in precedenza, ma anche tra gli adolescenti. In particolare, si osserva una maggiore lunghezza della vita, un minore rischio di morte per problemi cardio-vascolari, ischemia ed alcuni tipi di tumori, oltre che un indice di massa corporea (BMI) più basso.

Nonostante una pratica scorretta della dieta vegetariana, o la sua adozione per finalità a essa estranee, quanto affermato finora non deve essere considerato una condanna di questo stile di vita. 
Al contrario, tali rischi indicano due direzioni importanti da seguire. La prima è rappresentata da una indagine attenta delle motivazioni che spingono un adolescente a diventare vegetariano, così come degli alimenti assunti, al fine di evitare che vada incontro a carenze nutritive. 
Un uso distorto della dieta vegetariana può indicare un disordine alimentare sottostante. E' importante che quest'ultimo venga diagnosticato e curato tempestivamente, perché, in caso contrario, comporta un rischio di cronicizzazione nelle fasi di vita successive con una probabilità fino a sette volte maggiore, rispetto a chi non ha mai manifestato tali atteggiamenti.
In secondo luogo, è opportuno tenere sotto controllo gli alimenti consumati, la loro composizione e corretta combinazione, per garantire un apporto calorico adeguato e un'assunzione equilibrata delle sostanze nutritive. Sono indubbi, infatti, i notevoli benefici in termini psico-fisci di tale dieta anche tra gli adolescenti, purché seguita in modo adeguato.

Anna Fata


Fonti
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Low body mass index in non-meat eaters; the possible roles of animal fat, dietary fibre and alcohol International Journal of Obesity, 1998, 22, 454-460

Appleby P.N., Thorogoad M., Mann J.L. et al.
The Oxford vegetarian study: an overview
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Belamarich P.F.
Keeping teenage vegetarians healthy and in the known
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Iron in medicine and nutrition
Modern Nutrition in Health and Disease
Maurice E. Shils (ed), Baltimore, Williams and Wilkins, 1999

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Gale Group, 2001

Kotler L.A., Cohen P., Davies M., Pine D.S. e B.T. Walsh
Longitudinal Relationships between Childood, Adolescent, and Adult Eating Disorders
Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, 2001, 40, 1434-1440

Perry C.L., McGuire D., Neumark-Sztainer D. e M. Story
Characteristics of vegetarian adolescents in a multiethnic urban population
Journal of Adolescent Health 2001, 29, 406-416

Reilly L.
Bites of passage: what you need to know when your teen goes vegetarian
Vegetarian Times, Nov. 1997

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