Che ansia, che angoscia

02 luglio 2004

Che ansia, che angoscia



Quando si tratta di disturbi della psiche bisogna rispolverare un vecchio detto latino: "est modus in rebus", cioè "c'è modo e modo". Questo vale per la depressione (è difficile essere allegri se muore il gatto) e a maggior ragione per l'ansia. Se si è alla vigilia di un esame o di una competizione, essere ansioso è normale. E questo è un "modo normale". Se però si comincia a preoccuparsi con mesi di anticipo rispetto alla data dell'esame, e magari l'ansia assume forme che impediscono le attività quotidiane il modo è cambiato, e spesso ha senso parlare di disturbo d'ansia. 
I molti diversi disturbi in cui gli psichiatri distinguono le manifestazioni dell'ansia patologica sono un male molto diffuso. Come sempre ci si deve appoggiare a dati statunitensi, secondo i quali nell'arco della vita sono quasi cinque su cento le persone che prima o poi andranno incontro a fenomeni di ansia patologica. 
Inoltre, l'ansia si accompagna spesso ad altri disturbi, in particolare la depressione. In effetti, per alcune delle forme del disturbo d'ansia la presenza anche della depressione ha una frequenza elevatissima: il 60-67% dei casi.

L'ambiente ma anche la chimica
Non è facile dire che cosa causa questi disturbi. In linea generale si distinguono due ordini di cause. Ci sono gli eventi ambientali, veri e propri stressor, che hanno un ruolo fondamentale un po' in tutti i disturbi psichiatrici: esiste anche una depressione reattiva, a voler vedere. D'altra parte è anche vero che se gli stressor sono uguali per tutti, non tutti reagiscono sviluppando disturbi d'ansia. Qui sono stati proposti due modelli di spiegazione. Da una parte ci sono i tratti caratteriali: studi retrospettivi hanno dimostrato che i bambini molto repressi, che sviluppano inibizioni nei confronti di alcuni comportamenti per altri versi normali (l'ira, la paura) sono più propensi a sviluppare i disturbi d'ansia, o anche la depressione. Un secondo schema di spiegazione punta invece alle basi biologiche. Infatti le risposte di paura ed eccitazione hanno ben precisi meccanismi fisici, in cui sono coinvolte sia particolari aree del cervello sia i neurotrasmettitore serotonina e noradrenalina. Nelle personalità inibite, in effetti, si sono riscontrate alterazioni del sistema noradrenergico, in particolare, ma anche del sistema serotoninergico. Per inciso, gli stessi neurotrasmettitori coinvolti nel meccanismo della depressione. 

Nomi diversi, differenze sfumate
Attualmente in letteratura si distinguono tre grandi forme di disturbo d'ansia, che si possono illustrare separatamente in modo abbastanza semplice.
Gli attacchi di panico sono la manifestazione più forte del disturbo d'ansia. Chi ne è colpito prova un vero e proprio panico che gli rende quasi impossibile fronteggiare situazioni anche assolutamente banali, Ovviamente, vista l'intensità del coinvolgimento, ci sono anche sintomi fisici: palpitazioni, accelerazione del battito cardiaco, sudorazione. Un altro tratto distintivo è che spesso il principale timore che si presenta è quello di impazzire, che altro non è se non il timore di perdere il controllo non soltanto sull'ambiente ma anche su se stessi.
Vi è poi il disturbo d'ansia generalizzato, nel quale in sostanza si assiste a una "drammatizzazione" di un po' tutte le attività che normalmente si svolgono, che vengono indistintamente caricate di un'attesa negativa, un po' come sentire che tutto sia pericoloso o destinato a prendere una brutta piega. In questo caso a fare la differenza è il fatto che questa situazione si ripresenta nella maggior parte dei giorni. Di solito questo disturbo è accompagnato dall'insonnia, che a sua volta provoca facilità di affaticamento, e dall'irritabilità.
Vi è poi il post-traumatic stress disorder (disturbo da stress post traumatico). Già la definizione è esplicativa: si tratta del disturbo che colpisce chi è stato vittima o testimone diretto di avvenimenti che hanno messo a repentaglio la vita sua o di persone vicine, o comunque avvenimenti che lui ha interpretato come potenzialmente pericolosi: dalle violenze alle calamità naturali. Le manifestazioni si centrano soprattutto sull'impossibilità di "uscire" dall'avvenimento traumatico, che viene continuamente rivissuto. Questo "blocco" si presenta anche sottoforma di incubi e, inoltre, crisi e forte stress si producono quando alla persona si presentano oggetti, situazioni e discorsi che richiamano la precedente esperienza traumatica.
Nei disturbi d'ansia rientrano anche le fobie, a cominciare dalla più comune: l'agorafobia. Si tratta di una forma d'ansia quando non vera e propria paura che coglie negli spazi aperti, soprattutto se affollati, dai quali si ritiene difficile, se non impossibile, allontanarsi senza provare imbarazzo. Accanto a questa si colloca la fobia sociale, a volte indicata come ansia sociale, che può essere legata a molte situazioni diverse o a una sola situazione. L'ingrediente immancabile, però, è la presenza degli altri.
Le distinzioni, poi, possono essere anche più sottili, ma probabilmente poco utili per chi si trovi a soffrire di ansia patologica. Come accennato, si tratta, comunque, di situazioni comuni in cui il confine tra normalità e patologia è segnato dall'entità del disturbo e dalla sua capacità di interferire nella vita della persona. 

Maurizio Imperiali


Fonti
Major depression, panic disorder and generalized anxiety disorder in adults in primary care. Institute for Clinical Systems Improvement. 1996 Jan (revised 2002 May).

Mogotsi M, Kaminer D, Stein DJ. Quality of life in the anxiety disorders. Harv Rev Psychiatry 2000; 8: 273-82 

Lecrubier Y. The burden of depression and anxiety in general medicine. J Clin Psychiatry 2001; 62 Suppl. 8: 4-9


 




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