Se gli altri fanno paura

13 ottobre 2004

Se gli altri fanno paura



La paura di trovarsi in situazioni sociali o di essere osservati mentre si sta facendo qualcosa, per esempio parlare in pubblico o, più semplicemente, parlare con una persona, è un disturbo più diffuso di quanto si possa pensare. Si chiama fobia sociale ed è classificata, nei manuali diagnostici, tra i disturbi d'ansia. Ora uno studio, pubblicato sugli Archives of General Psychiatry, si è occupato della sua terapia. Meglio quella comportamentale o meglio i farmaci?

Una paura diffusa
Una premessa è d'obbligo. Benché probabilmente sottostimato si tratta di un disturbo molto diffuso che, negli Stati Uniti, conduce con una certa frequenza a tentativi di suicidio e a parecchi problemi di salute con ripercussioni sulla vita professionale. Attualmente in Italia la fobia sociale è considerata molto comune, con una prevalenza nell'arco della vita tra il 2 e il 16%. Chi soffre della malattia, come detto, ha paura di dire o fare qualcosa che possa metterlo in imbarazzo e si preoccupa molto di mostrare segni d'ansia, per esempio rossore, tremore, sudore e di non riuscire a parlare in pubblico. Di conseguenza, questi soggetti evitano le occasioni sociali o vi partecipano con notevole disagio. Dal punto di vista terapeutico l'approccio è duplice. Gli scopi principali del trattamento dei pazienti con fobia sociale sono il controllo dei sintomi somatici e psichici dell'ansia, e la riduzione del comportamento di evitamento delle situazioni sociali temute. Inoltre la terapia dovrebbe mirare a migliorare il funzionamento sociale e professionale del soggetto, a incrementare il benessere generale e a migliorare la qualità della vita, oltre ad alleviare le malattie associate come la depressione. Molti studi hanno evidenziato come il ricorso ad antidepressivi, soprattutto gli inibitori del reuptake della serotonina (SSRI) aiuti a migliorare la condizione. Mentre la terapia cognitivo-comportamentale, una forma di psicoterapia piuttosto comune, è di supporto nel superare i pensieri negativi. Ma qual è tra le due la migliore?

Lo studio statunitense
Lo studio statunitense ha preso in esame 295 pazienti adulti diagnosticati con fobia sociale. I soggetti sono stati seguiti per un periodo di 14 settimane e sono stati assegnati a cinque gruppi: terapia farmacologica da sola; psicoterapia di gruppo, che comprende ristrutturazione cognitiva, esposizione a situazioni simulate durante le sessioni e assegnazione di compiti che richiedono di esporsi; le due terapie insieme e ciascuno dei due trattamenti associato alla somministrazione di placebo. Al termine della ricerca le terapie sono risultate sostanzialmente sovrapponibili nel trattamento della fobia sociale generalizzata, e la loro combinazione non è risultata migliore della terapia comportamentale da sola. Come a dire che tutti i trattamenti sono meglio del placebo ma non differiscono l'uno dall'altro. Va anche detto - concludono i ricercatori - che nel presente studio, nonostante i benefici derivati da entrambi i trattamenti, tutti i pazienti sono rimasti sintomatici dopo 14 settimane. Un uso prolungato della terapia farmacologica può determinare progressi maggiori, così come la terapia individuale piuttosto che quella di gruppo può dare risultati migliori con questo tipo di pazienti. 

Marco Malagutti


Fonte
Davidson, J. Fluoxetine, Comprehensive Cognitive Behavioral Therapy, and Placebo in Generalized Social Phobia. Archives of General Psychiatry, October 2004; vol 61: pp 1005-1013


 




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Tag: Mente e cervello

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