La depressione si tramanda

04 febbraio 2005

La depressione si tramanda



La depressione riguarda cinque milioni di italiani, di cui un milione in forma grave. Nonostante questo, però, l'Italia investe poco in terapie e prevenzione, visto che, secondo gli ultimi dati, dei 70 miliardi di euro impegnati per la salute, solo 2 sono riservati alla depressione, contro gli 8 previsti nei paesi dell'Unione Europea. Ma che cosa causa la depressione? Si pensa ormai con certezza che sia dovuta ad alterazioni biochimiche a livello cerebrale, cioè alla carenza di noradrenalina, dopamina e serotonina. Un fatto ormai accertato è che in molti casi di depressione maggiore, caratterizzata dalla presenza quotidiana, per almeno due settimane consecutive, di umore depresso, esista una chiara predisposizione familiare, visto che la malattia colpisce frequentemente i parenti di primo grado di soggetti che ne sono già affetti. Ma oltre il primo grado? Di questo si è occupata una ricerca statunitense, pubblicata sugli Archives of General Psychiatry. I risultati rafforzano l'ipotesi della familiarità.

Lo studio statunitense
Sono molti gli studi che hanno documentato l'associazione tra depressione maggiore e familiarità, con un aumento del rischio di 2 volte nei parenti di primo grado dei pazienti depressi se confrontati con i casi controllo. Pochi studi, però, si sono spinti oltre le due generazioni e hanno sviluppato un disegno longitudinale. Sembra che esista, comunque, dai dati retrospettivi una manifestazione precoce dei primi sintomi che aumenterebbe il rischio di tre volte in bambini e adolescenti appartenenti alla famiglia del paziente depresso. Per questo i ricercatori hanno preso in esame la prole di genitori depressi e non (prima generazione) per almeno 20 anni. La prole (seconda generazione) ha, a sua volta, in molti casi generato (3° generazione). Gia risultati preliminari avevano evidenziato come i nipoti di famiglie con una "lunga tradizione" di depressione erano ad alto rischio di psicopatologia. Lo studio si è così soffermato su le prime due generazioni e su 161 nipoti. I risultati? Sono state evidenziate, ma era del resto atteso, alte percentuali di disturbi psichiatrici, in particolare di ansia, nei nipoti delle due generazioni con depressione maggiore, con il 59,2%, dei giovani considerati, età media 12 anni, già con un disturbo psichiatrico. L'ansia, del resto, come già hanno mostrato altri studi, è seguita il più delle volte da fenomeni depressivi. A incidere comunque in modo significativo è lo status depressivo dei nonni. Rimane confermato un aumentato rischio di ansia (rischio relativo 5,17) e di altri disturbi della sfera psichiatrica (rischio relativo 5,52) rispetto ai soggetti senza genitori depressi. Il dato sicuro, perciò, è che la depressione maggiore familiare ha un forte impatto sulla vita complessiva della terza generazione, senza che altre variabili interferiscano sulla forza di questa associazione. L'auspicio è di poter anticipare il più possibile l'intervento. Nel frattempo nuovi studi di neuorimaging, nonché genetici e biologici hanno un nuovo target da prendere in considerazione.

Marco Malagutti

Fonte
Weissman MM et al. Families at High and Low Risk for Depression. Arch Gen Psychiatry. 2005;62:29-36



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