Il suicidio è on line

16 aprile 2008

Il suicidio è on line



Il suicidio può essere considerato a tutti gli effetti un serio problema di salute pubblica. I numeri sono lì a confermarlo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, stima che, a livello mondiale, il numero annuale ammonti a circa un milione. Ed è recente in questo senso il dato americano secondo il quale ci sarebbe stata un'impennata dei casi tra i baby boomer, i soggetti, cioè, di età compresa tra i 45 e i 54 anni. La percentuale dei suicidi in questo gruppo di persone è, infatti, salita, in modo inspiegabile, in una percentuale oscillante tra il 20 e il 30%. E trend altrettanto clamorosi sembrano riguardare il Giappone, che detiene il record di donne suicide nella rosa degli otto paesi più industrializzati del mondo e il secondo posto per gli uomini. Per una volta, invece, l'Italia può vantarsi di essere in coda a una classifica. Con sei suicidi ogni centomila abitanti, infatti, ha davanti tutti gli altri stati, dalla Spagna alla Francia, con solo la Grecia alle spalle. Anche il dato europeo complessivo, comunque, è preoccupante con 58 mila suicidi ogni anno più di quanto non si muoia per incidenti stradali. Un quadro piuttosto preoccupante, perciò. Ma prevenire è possibile sia nello stadio iniziale di ideazione sia in quello di realizzazione. Si calcola che almeno il 70% avverta qualcuno delle proprie intenzioni in anticipo. Una delle modalità di intervento è quella di ridurre la disponibilità di strumenti e sostanze mortali. E tra questi, sembrerebbe esserci Internet. Pare, infatti, e uno studio del Bmj se ne occupa, che il web possa incoraggiare chi pensa di chiudere con la vita.

Le informazioni non mancano
Una certa pericolosità dei media e della loro rappresentazione del suicidio è nota da tempo, ma il ruolo specifico di Internet non era mai stato verificato, benché si tratti a tutti gli effetti di una delle principali fonti di informazione. E lo è ancor di più se si tratta di temi così delicati come le intenzioni suicidiarie. Il fatto è, spiegano i ricercatori del Bmj, che le persone interessate al tema hanno a portata di mano un mondo virtuale che inneggia al suicidio, con addirittura le istruzioni del caso. E in Italia le cose non vanno molto meglio. Mettendo in un qualsiasi motore di ricerca la parola suicidio si trovano siti che vanno da "tutto per il suicidio" a blog sul tema in cui si spiega nel dettaglio quali siano le soluzioni migliori. Per verificare la situazione gli studiosi britannici hanno digitato sui più noti motori di ricerca dodici parole che potevano essere collegate al tema del suicidio. Analizzando le prime dieci risposte per ogni ricerca sono state identificate 480 pagine sul tema, di cui 240 siti web. Di questi il 19% era interamente dedicato al suicidio e, dato più rilevante, la metà circa incoraggiava e promuoveva l'atto. E nel 9% dei casi c'erano consigli pratici per suicidarsi. D'altro canto il 13% dei siti era dedicato alla prevenzione del suicidio o offriva possibilità di sostegno. Non mancano poi le chat e i forum dove ci si confronta sul tema, spesso con derive pericolose. E' estremamente facile, osservano gli autori, ottenere informazioni tecniche dettagliate sui metodi per suicidarsi, persino da siti istituzionali come Wikipedia.

Giovani da proteggere
Le contromisure? E' chiaro che si debba trovare un equilibrio tra la libertà di espressione e la protezione pubblica. Un primo passo potrebbe essere un'autoregolamentazione da parte dei provider, in più il ricorso a software di filtraggio da parte dei genitori potrebbe ridurre il potenziale rischio per i più giovani. Sono proprio gli adolescenti, infatti, a manifestare maggior interesse e partecipazione nelle chat e nei forum e proprio loro necessitano di più protezione. Gli esempi illuminati non mancano. In Australia dal 2006 è illegale utilizzare Internet per promuovere l'idea o addirittura dettagli pratici per suicidarsi e ci sono paesi come il Giappone e la Corea dove siti del genere vengono bloccati. E se i blocchi possono venire aggirati, è possibile orientare le ricerche online in modo da ridurre la probabilità che chi abbia l'insano desiderio di suicidarsi trovi sostegno in rete. Di sostegno ci sarebbe bisogno, ma nella direzione opposta.

Marco Malagutti

Fonti
Biddle L et al. Suicide and the internet. BMJ 2008;336:800-802



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