Mascherati in chat

20 giugno 2008

Mascherati in chat



Per i cybernauti esperti, l'espressione "nickname" è più che familiare. 
E' lo pseudonimo dietro il quale si nasconde l'identità di chi "parla" in chat - line o gioca nei giochi di ruolo. Può rappresentare qualsiasi cosa, ed è la maschera con cui ci si presenta agli altri internet - surfer: insolita, aggressiva, trasgressiva, erotica, romantica, criptica, a seconda della personalità del possessore di questa seconda identità, e dei fini con cui entra in chat o nei giochi di ruolo.
La moderna Cyberpsicologia ha studiato questa modalità di comportamento. Che è stata infatti analizzata al convegno "Media Digitali e Psicotecnologie: Viaggi della mente nei mondi virtuali" (Erice 28/06 - 1/07 2001) diretto dal Professor Daniele la Barbera, psichiatra e Presidente della Società Italiana di Psicotecnologie e Clinica dei nuovi media.
E' emerso come l'aspetto di gioco, che fa parte del travestimento, sempre presente nelle tradizioni di ogni cultura è molto sentito fra i cybernauti.
A Vincenza Lanzara, psichiatra, e cultore della materia per la Psichiatria presso la Facoltà di Psicologia dell'Università degli Studi Palermo abbiamo chiesto che differenza c'è fra l'indossare una maschera in una manifestazione carnevalesca, oppure in un gioco di ruolo della realtà, e quanto avviene , invece nel cyberspazio. "Nel momento in cui un partecipante, per esempio, al Carnevale di Venezia indossa una maschera" commenta Vincenza Lanzara " è comunque per mostrarsi diverso da quello che effettivamente è, per poter accedere a mondi diversi, a realtà diverse e potersi in qualche modo anche comportare contravvenendo a regole sociali e convenzioni; questo aspetto era molto sentito nel Medioevo. Cambiare le regole della vita, anche solo per poco, mascherando la propria identità, in un certo senso si ripropone anche nei giochi di ruolo on line, perché nel momento in cui ci si cala in un atmosfera diversa dalla realtà, per esempio nel personaggio della favola proposta dal gioco, alla persona è consentito di dare sfogo ad uno spirito di emulazione che fa parte di ognuno e che porta alla tensione ad essere qualcosa che nella realtà quotidiana non può raggiungere: per esempio essere un mago , avere poteri magici o essere un drago o quanto c'è di più fantasioso. Quindi qualcosa che esula dalla realtà e che ci consente di crearci un mondo nostro che possiamo in qualche modo controllare. Non è da temere e ci consente di realizzare qualcosa che la quotidianità invece ci preclude" Assegnarsi un'identità diversa può quindi essere divertente, ma quante sono le persone che nelle chat- line utilizzano un nickname e un'identità completamente diversa dalla propria? " E' molto frequente, perché in realtà si cerca di proporsi come si vorrebbe essere e non come si è".

Sembra inverosimile ma c'è chi si convince veramente di essere corrispondente all'identità che si è dato. Il confine fra normalità e patologia per chi si "moltiplica" in più identità è sottile "L'adozione di un'identità diversa può disturbare a livello psicologico nel momento in cui questo diventi un habitus" spiega Vincenzo Lanzara. " Stiamo parlando di persone che navigano in Internet molte ore al giorno, che dedicano al chattare un numero di ore pari a quelle dedicate al lavoro, siamo sul versante incline alla patologia. Se c'è una fragilità psichica preesistente allora l'adozione di un'identità può essere rischiosa." E una volta che si è innescato un meccanismo psicopatologico come ne si esce? "Una volta che si verifichi un meccanismo dissociativo, un disturbo dell'identità, un disturbo d'ansia, una sintomatologia autistiforme, se questi disturbi vengono affrontati subito possono essere facilmente risolvibili, ma richiedono un intervento degli specialisti di competenza. Nei disturbi d'ansia e nei fenomeni dissociativi può essere adatto un intervento farmacologico oltre che una psicoterapia" conclude la psichiatra.

Fausta Orlando


 



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