Ritorno a scuola

02 settembre 2005

Ritorno a scuola



Anche i bambini tornano "allavoro" e non sempre ne sono entusiasti. Ogni bambino hail suo carattere, la sua indole, che lo porta a risponderealle sollecitazioni dell'ambiente in cui si trova in unamaniera del tutto individuale. L'inizio della scuola spessofa emergere comportamenti inattesi o contraddittori, chepossono compromettere l'apprendimento e la serenità delbambino. E' importante intervenire subito, senza allarmismi,ma anche senza sottovalutare i primi segnali, perché ilconfine con il patologico è molto sfumato. Distrazione,iperattività, timidezza, disadattamento, malumore, sono ilsintomo di un disagio, spesso superabile con l'aiuto deigenitori, ma quando molti di questi sintomi sono presenti edesasperati si parla di disturboda deficit di attenzione. Negli Stati Uniti l'ADD (AttentionDeficit Disorder) è considerata una vera e propriamalattia, che può colpire anche gli adulti, e come tale deveessere correttamente diagnosticata e poi curata. Nella maggiorparte dei casi, però, non serve un medico, tantomeno glipsicofarmaci, ma solo aiuto e comprensione, perché il bambinosi adatti alle regole dell'ambiente scolastico.
  • I bambini molto vivaci, per esempio, faranno fatica astare fermi e seduti, senza fare rumore o disturbare iloro compagni, per molte ore. Basterà però che l'insegnantedia loro l'occasione di muoversi anche durante le ore dilezione, per distribuire libri agli altri alunni o farepiccole commissioni, perché si sentano meno costretti.
  • Altri bambini si distraggono facilmente perché, inrealtà, sono molto attenti a tutto ciò che li circonda esi lasciano trascinare dai loro pensieri, o da sogni adocchi aperti. Queste caratteristiche d'introspezione ecuriosità non vanno represse ma solo indirizzate,spiegando ai bambini che devono sempre concentrarsi suquello che l'insegnante dice in aula.
  • I bambini ostinati, invece, sono forse i più difficilida gestire a casa, mentre a scuola riescono meglio deiloro compagni meno perseveranti. Questi ultimi, infatti,tendono ad arrendersi alle prime difficoltà, chiedonocontinuamente spiegazioni e spesso non terminano i compitiperché mancano di pazienza. Questi "caratteri"vanno incoraggiati e rassicurati circa le loro capacità:se un compito non riesce subito meglio prendersi unapausa, per poi ritentare con più energia. Invece chespazientirsi e rinunciare devono applicarsi meglio e un po'più a lungo.
  • Anche la timidezza può portare il bambino a chiudersiin se stesso, specie quando entra in una nuova classe, concompagni e insegnanti che non conosce. Non bisognaprecipitare conclusioni negative: non sta rifiutando lascuola, ha solo bisogno di un po' di tempo perfamiliarizzare con il nuovo ambiente, prima di sentirsi asuo agio. Il bambino timido deve prima sentirsi accettatoin famiglia, e poi essere incoraggiato a socializzareanche al di fuori dell'ambiente scolastico, così davincere gradualmente i suoi timori.
  • Ci sono poi dei bambini che sembrano sempre malinconici,di cattivo umore o che si lamentano in continuazione, maquesto loro stato d'animo di solito non dipende dafattori esterni, è semplicemente il loro carattere.Inutile indagare su cosa possa averli resi scontenti,meglio invece stimolarli a riconoscere, e raccontare infamiglia, le esperienze del quotidiano che per loro sonostate positive.

Elisabetta Lucchesini


Fonte
Le informazioni sono statedesunte da Stanley Turecki e Leslie Tonner The Difficult Child,Bantam Doubleday Dell Pub, II edizione Marzo 2000




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