Cleptomania

20 giugno 2008

Cleptomania



Piccole scatole di caviale, portacipria e rossetti, accendini di pregio, piccoli oggetti che spariscono da negozi e supermercati. Rubati da ladruncoli ma anche da "insospettabili", soggetti con disturbi psicologicamente che usano il furto per compensare talvolta situazioni d'angoscia e depressione. In una parola, cleptomani.
"Il cleptomane ruba non per bisogno né perché consideri il furto un'attività più redditizia e meno faticosa del lavoro.-commenta il professor Guglielmo Gulotta avvocato penalista presso il Foro di Milano e Ordinario di Psicologia Giuridica presso l'Università degli Studi di Torino. "Rientra in un'insieme di persone solo parzialmente in grado di intendere e di volere, obbligati dal bisogno e dall'impulso incontenibile e irresistibile ad appropriarsi di cose non loro."
Non c'è premeditazione, ma il ladro cleptomane ruba ciò che lo attrae per precisi motivi che gli esperti hanno osservato con attenzione. "L'impulso coatto, obbligato, offusca la propria capacità di autodeterminazione. E questo gesto può essere compiuto anche se appare inopportuno per ragioni di rischio." Continua Guglielmo Gulotta.
"La cleptomania non va confusa con il furto normale: non sono furti con scasso o destrezza. Il cleptomane può essere una persona che lavora e che potrebbe comprarsi ciò che sottrae".
Ma allora perché ruba? "È molto difficile interpretare questa condotta e spesso si fornisce un'interpretazione simbolica. Frequentemente la persona che tiene questo atteggiamento coatto sente che il mondo sociale gli deve qualche cosa. Qualcosa che gli spetta comunque, per questo fa proprio un oggetto qualsiasi, ma con un valore simbolico, posto in evidenza per essere venduto; quasi ne avesse il diritto."

"Egli però avverte quest'azione come distonica, cioè non rispondente al corso naturale delle proprie azioni. Comprende che, se scoperto, rischia di essere svergognato e punito. Proprio qui si capisce che è un sintomo: accetta il rischio esagerato rispetto alla utilità che si procaccia. È difficile da determinare la frequenza del disturboi, perché si hanno molti riscontri. Sono capaci di intendere ma non di volere ma difficilmente nelle aule dei tribunali si arriva a delle diagnosi. Per appurare se il ladro è un individuo psicologicamente normale o è un cleptomane, non esiste un test, si desume dalle caratteristiche già accennato - spiega Guglielmo Gulotta.
Come si cura la cleptomania? "Non è facile da curare, ma si ritiene che ci sia sotto talvolta una depressione. Anche i soggetti "normali" quando sono di cattivo umore fanno spesso spese inutili. Per il cleptomane, la depressione verrebbe affrontata anche con il furto. Le cure che possono sortire qualche effetto sono di carattere farmacologico e psicoterapeutico." conclude Gulotta.

Fausta Orlando


Approfondimenti
  • La depressione
  • La psicologia giuridica







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