Estremamente donna

05 maggio 2004

Estremamente donna



Qual è l'icona della sportiva? I più anziani che pensano all'elegante Lea Pericoli e ai suoi mitici pallonetti, sappiano che ormai sono fuori target, e probabilmente anche i fan delle sorelle Williams. Non va meglio a chi si sovvenga della pallavolista Maurizia Cacciatori. In realtà, la nuova frontiera dello sport femminile va sotto il marchio del no limits e invade terreni che il senso comune ritiene di pertinenza esclusiva degli uomini. E' un fenomeno sociale ormai evidente anche senza ricorrere a indagini demoscopiche: basta frequentare un corso di paracadutismo o un autodromo nelle giornate di prove libere di auto ma soprattutto moto. E poi free climbing, deltaplano e le molte arti marziali. Non poteva mancare, visto "il trend", un sondaggio ad hoc, che è stato condotto dal network radiofonico RTL e affidato per il commento alla psicologa Serenella Salomoni.

Sulle ali delle aquile... 
Il campione non è enorme: 1000 praticanti e forse l'analisi statistica, cioè quante donne praticano quale sport, va presa con le pinze, ma l'analisi delle motivazioni è decisamente interessante. Secondo il sondaggio, lo sport estremo più praticato è, con il 55%, la kick boxe (alla Van Damme, per intendersi), seguita dal rafting (50%), discesa in gommone di rapide e torrenti, e dalla boxe tradizionale (alla Mohammed Alì, sempre per intendersi). Poi alla spicciolata il parapendio, il free climbing già citato e altre occupazioni più improbabili come sport, per esempio il bungee-jumping.
Viste le percentuali riportate, è lecito supporre che vi siano signore e signorine che dopo aver atterrato a calci e a ganci l'avversario(a) si rilassano lanciandosi da un ponte con la corda elastica. 
Adepte del rischio sono in maggioranza le manager (qualsiasi cosa significhi) con il 38%, poi le imprenditrici (25%), poi le dirigenti d'azienda in carriera (quindi non quelle che la carriera l'hanno già fatta) con il 18%, e le libere professioniste con l'11%. Una nutrita pattuglia di bancarie chiude la classifica: 8%.

Che grinta, che forza!
Venendo alle motivazioni, per il 39% del campione, quel che conta è battere i maschietti sul loro campo, con una declinazione del concetto strettamente interna alle dinamiche di coppia: dimostrare di valere quanto il marito-compagno (18%). Questo concetto ben si sposa alla regola di chi organizza corsi (dalla guida sportiva al parapendio): mai mettere marito e moglie nello stesso gruppo, ne va del futuro della famiglia (si narra di una coppia di motociclisti scioltasi dopo che lei aveva dato un distacco pesante al marito). Fortunatamente c'è anche chi cita la voglia di stare a contatto con la natura (17%) e la ricerca di evasione e sensazioni forti (34%). 
E' un bene? No, secondo la dottoressa Salomoni, la quale ha dichiarato che ''Praticare sport estremi non e' un passo avanti per la donna, ma rappresenta un segno dei tempi. E' una degenerazione diretta conseguenza della nostra società, che punta da sempre sulla componente maschile piuttosto che su quella femminile. Qui la parità non c'entra''. Insomma non si tratta di emancipazione ma, anzi, di assunzione acritica dei modelli maschili. Può ben darsi, ma se alle donne piacesse invece davvero discendere le rapide? Del resto, anche tra gli uomini c'è che comincia a fare certe attività solo perché le fa il capo, o l'amico in gamba. Poi gli imitatori smettono e chi ha cominciato per passione continua...

Sveva Prati




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