Ipocondria

20 giugno 2008

Ipocondria



La paura immotivata della malattia era conosciuta e familiare anche agli antichi, infatti il termine che si usa attualmente, ipocondria, deriva dal greco antico "sotto le coste", la sede abituale del dolore addominale. L'ipocondria ricorre nel 2-3% della popolazione. Si presenta più frequentemente negli anziani e nelle donne, soprattutto se queste ultime sono colpite anche da depressione. La paura della malattia è una convinzione quasi inossidabile e penosa per chi la sopporta 
"Il concetto non è correggibile semplicemente, non bastano esami ripetuti per tranquillizzare il paziente delle sue buone condizioni di salute fisica dal momento che questo tipo di paura è la manifestazione di molti altri problemi emozionali che si focalizzano sul corpo" commenta il Prof Riccardo Torta, docente di Psichiatria presso l'Università degli Studi di Torino. "Possono essere problemi esistenziali o di tipo ansioso depressivo dove un po' inconsciamente c'è una scelta del linguaggio del corpo per esprimere un certo tipo di disagio o di paura. Però, anche se per un lungo periodo non si presenta realmente nessun disturbo organico, l'ipocondria, come tutte le forme di tipo somatico, può causare più facilmente un circuito fra psiche e soma con l'emergere di una malattia reale con il trascorrere degli anni. Un po' come se l'aspetto psichico facilitasse la comparsa di un disturbo organico vero e proprio."

Fra le tante paure che ricorrono nell'immaginario delle persone colpite da queste fantasie, quella che l'ipocondriaco teme di più è il tumore, soprattutto all'intestino, subito seguito dalla paura dell'infarto. Il timore è che la neoplasia non si veda nemmeno con l'endoscopiaa e che non si riesca a scoprire con le indagini diagnostiche anche se più volte ripetute. 
"Quello che lo differenzia dal normale timore di essere affetti da qualcosa di grave è che la paura non si manifesta sporadicamente ma in modo sistematico e protratto per mesi o anni.
Il malato così acquista uno stile di comportamento che lo condiziona nelle abitudini e nelle relazioni sociali" continua Torta. 
Sempre intento a cogliere ogni minimo sintomo, vive in modo angosciato, ascoltando moltissimo il suo corpo, e così sensibilizzato la sua soglia del dolore si abbassa. "Avverte con maggiore intensità gli stimoli organici; quindi quello che per una persona normale può essere un banale mal di pancia per l'ipocondriaco diventa un dolore realmente insopportabile. Nei comportamenti sociali crea dei rituali. Condizionato dal sospetto che alcuni alimenti possano nuocergli elimina senza ragione determinati cibi o fa delle diete rigide" spiega lo psichiatra torinese.

La guarigione, peraltro non è semplice né breve. "E' possibile certo, ma non tanto con la somministrazione di farmaci: l'approccio terapeutico migliore è fornire alla persona una chiave di lettura diversa di questi disturbi. Per esempio fargli comprendere che per avere l'attenzione del medico o dei familiari non è necessario che lui manifesti una malattia. Il medico può occuparsi di lui e raccogliere il suo messaggio di disagio anche se viene espresso in maniera diversa non fisica.. I farmaci lo aiutano quando ci sono altre patologie di base come la depressione. Generalmente vengono usati gli ansiolitici che riducono la frequenza di lamentele. Ma le molecole che funzionano meglio sono gli antidepressivi, di ultima generazione che hanno pochi effetti collaterali, proprio perché questi ultimi sono tollerati malissimo da queste persone, fornendo ulteriori conferme agli esasperati timori" conclude il Professor Torta.

Fausta Orlando





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Tag: Mente e cervello

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