Emozioni mangerecce

13 giugno 2003

Emozioni mangerecce



Le emozioni fanno parte delle esperienze umane e, di per se stesse, non hanno alcunché di anormale. Quando queste influenzano a tal punto il comportamento alimentare da risultare quasi impossibile 'controllare' il proprio regime dietetico, a livello di quantità e qualità dei cibi, si parla di fame emotiva. Questo, tuttavia, non significa che alla base di ogni forma di disordine alimentare ci siano solo fattori emotivi, bensì anche altre variabili quali, l'ereditarietà, la costituzione, la quantità di attività fisica.

La fame emotiva
La fame emotiva può essere scatenata da una o più emozioni. Essa può protrarsi per un periodo di tempo di lunghezza variabile, da alcuni minuti, ad alcune ore, dopo l'insorgere dello stato emozionale. Può suscitare la voglia di un cibo specifico, di un alimento di una determinata categoria, oppure il desiderio generico dell'atto di cibarsi in sé.
Sembra che gli episodi di fame emotiva siano più ricorrenti tra le donne, in relazione a vissuti d'ansia, inquietudine, sentimenti negativi verso se stessi, rabbia, disagio generico, in concomitanza con una dieta molto restrittiva, o alternata a periodi di grandi abbuffate. In quest'ultimo caso, in particolare, sembra che la deprivazione di cibo renda più sensibili agli stimoli alimentari, che vengono percepiti più piacevoli, rispetto alla media. 
Pare, inoltre, che le persone soggette a tali episodi siano particolarmente suscettibili a intensi sbalzi d'ansia e di depressione. 
La fame emotiva si presenta secondo alcuni schemi temporali, specifici per ogni soggetto, in particolare: nel pomeriggio, alla sera, prima o dopo cena, oppure, in modo intermittente, nel corso della giornata.Al termine dell'episodio di fame emotiva, i vissuti più ricorrenti sono: il sentirsi soprappeso, anche se, nella maggior parte dei casi, non lo si è, la rabbia nei propri confronti, la stanchezza, il senso di colpa. Nonostante le possibili conseguenze negative connesse, l'abbuffata permette di raggiungere, in modo più o meno consapevole, un obiettivo: distrarsi, almeno per un periodo di tempo, dalle proprie emozioni negative. 

Cibo ed emozioni: la circolarità di un rapporto 
Esiste un rapporto circolare tra emozioni e abitudini alimentari: determinati vissuti emotivi possono indurre il desiderio di alcuni cibi e questi, a loro volta, sono in grado di influire, almeno in parte, sullo stato emotivo. Per esempio, si è visto che, tra le ragazze nere, ancor più che tra quelle bianche, gli episodi di fame emotiva portano all'assunzione di cibi contenenti saccarosio. Un'altra ricerca ha rilevato che la gioia induce a consumare cioccolato e a valutarlo come particolarmente gustoso e stimolante, mentre la tristezza sembra diminuire l'appetito per esso. Quindi, sembra che la qualità delle emozioni sia in grado di influenzare la motivazione a mangiare e le risposte affettive a consumare il cioccolato.

Anche le emozioni della vita quotidiana sono in grado di influire ampiamente sulla qualità e sulla quantità di cibo assunto, in qualsiasi fase e contesto di vita. Infatti, tra gli anziani residenti in istituti vi è una relazione negativa diretta tra assunzione di cibo e ansia, diretta e positiva con una depressione di lieve entità, indiretta e negativa con la rabbia, diretta e indiretta, nel caso di emozioni positive. Sulla medesima linea si collocano i risultati di altri studi che hanno evidenziato vissuti di piacevolezza connessi all'alimentarsi, in concomitanza con la gioia. A sua volta, l'assunzione di determinati alimenti è in grado di influenzare lo stato emotivo. Per esempio, i pasti ricchi di grassi richiamano notevoli quantità di sangue dal cervello allo stomaco e all'intestino, al punto da indurre un rallentamento dell'attività cerebrale, con conseguente sonnolenza e apatia. L'assunzione di carboidrati, invece, è in grado di indurre un senso di tranquillità e di benessere, perché contribuisce ad elevare il livello di serotonina nel sangue. Alcune sostanze potenzialmente dannose per l'equilibrio psicofisico sembrano essere il saccarosio e la caffeina, che inducono un aumento di episodi di stanchezza, malumore, nervosismo e depressione.

Alla base della fame emotiva
Il rapporto con il cibo di ciascuno ha origini assai lontane nel tempo. Se il cibo viene utilizzato, fin dall'infanzia, come gratificazione, conforto, sostituto dell'affetto, arma di ricatto, di offesa, può sorgere un rapporto distorto con il cibo e con l'atto dell'alimentarsi in generale. In questo senso, alcune abitudini assunte precocemente possono diventare particolarmente deleterie e difficili da sradicare. 
Esistono, inoltre, anche fattori culturali e sociali, che possono influire sul rapporto con la sfera alimentare. La tendenza a volersi adeguare a tutti i costi a modelli stereotipati di immagini maschili e femminili socialmente approvati, può indurre a seguire regimi alimentari poco salutari. Le diete squilibrate, a loro volta, espongono a maggiori rischi di turbamenti emotivi che, di conseguenza, accentuano l'intensità e la frequenza degli episodi di fame emotiva. 
Che fare, quindi, per fronteggiare la fame emotiva?

Le soluzioni possibili ...
La prima cosa da fare consiste nel chiedersi che cosa vi sia alla base dei propri episodi di fame emotiva. Che cosa si desidera rifuggire? A cosa non si vuole pensare?
Si tratta di un senso di 'vuoto' che si tenta di colmare con il cibo? È un senso più ampio e diffuso di disagio ..? O.. che altro..? In quest'ottica, risulta fondamentale saper riconoscere e gestire le emozioni alla base di ogni comportamento umano. 
In secondo luogo, si dovrebbe cercare di riscoprire il valore di se stessi come individui e i propri aspetti positivi. Si dovrebbe imparare a concedersi delle gratificazioni, quando necessario, e a non mortificarsi in continuazione, se non si rispecchia il proprio ideale di persona. 
Si dovrebbe, infine, cercare di conoscere maggiormente se stessi, individuando in propri punti di debolezza e di forza, facendo leva su questi ultimi, per cercare di valorizzare se stessi, crescere interiormente, coltivare nuovi interessi e instaurare nuove relazioni sociali, in modo da distrarre il proprio pensiero dal cibo. 

Anna Fata


Bibliografia
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