Ricordi non sempre facili

07 aprile 2004

Ricordi non sempre facili



La memoria è un processo abbastanza complesso, di conseguenza è abbastanza facile che in un punto o nell'altro di questa catena di operazioni si possa verificare un "incidente" che compromette in tutto o in parte il ricordo. Allo stesso tempo, è fisiologico che, come altre facoltà, dalla vista al prontezza di riflessi, si verifichi un decadimento della prestazione con l'età, più o meno dai 50 anni in poi. Quindi, non è il caso di pensare al peggio di fronte a occasionali amnesie. Può però essere difficile distinguere tra una perdita di memoria normale e un evento che può far pensare a una malattia degenerativa, come la demenza di Alzheimer o quella vascolare (dovuta a ripetute ischemie-emorragie cerebrali).

Tanti buoni motivi per dimenticare
Nel processo di memorizzazione si distinguono tre momenti diversi: l'acquisizione o codifica, cioè la fase in cui si entra in contatto con l'informazione o l'evento; il consolidamento, che è la fase in cui si crea la cosiddetta traccia mnestica, cioè si registra l'informazione a livello cerebrale per poterla poi recuperare e, appunto, il recupero dell'informazione, cioè l'operazione di ricordare. In base a questa divisione. Vi sono situazioni in cui la percezione stessa dell'informazione è resa difficile, per esempio quando si è sottoposti a molti stimoli contemporaneamente, momenti nei quali in realtà si vede ma non si guarda, si sente ma non si ascolta. L'esempio classico è quello del parcheggio dell'auto: se ci si arresta mentre si sta conversando (oggi più probabilmente al cellulare), si è avuta l'informazione, si è visto tutto, ma non lo si è guardato. Quanto alla fase di consolidamento, qui spesso hanno peso situazioni di fondo, come lo stress o la depressione, che hanno tra le loro caratteristiche proprio il fatto di interessare le stesse aree cerebrali coinvolte nel processo di memorizzazione. Quanto alla fase del ricordo, si aggiungono almeno altri due aspetti: il primo è ovviamente l'azione del tempo, che quando non cancella completamente l'evento o l'informazione, certamente ne semplifica la struttura, andando a una perdita di dettagli; il secondo è la vera e propria censura per cui si tende a "perdere" a livello consapevole la traccia di alcune esperienze che, per qualche motivo, l'inconscio rifiuta, perché dolorose o tali da suscitare vergogna o colpa (in pratica la rimozione freudiana).

Non tutti i ricordi valgono allo stesso modo
Anche senza pensare all'Alzheimer è poi vero che alcune condizioni patologiche possono diminuire le capacità mnemoniche. Della depressione si è già detto, poi c'è il cosiddetto disturbo da iperattività e da deficit di attenzione, tipico di bambini e adolescenti, in cui è evidente che l'incapacità di concentrarsi sugli eventi incrina fin dall'inizio la possibilità di memorizzare. Con un meccanismo analogo agiscono i disturbi d'ansia. Anche alcuni psicofarmaci, per esempio I sonniferi, possono avere questi effetti collaterali. Vi sono poi cause organiche, come i disturbi della tiroide e le insufficienze epatiche. Il deficit vitamina B-12 e l'abuso di alcol, infine, sono due fattori piuttosto frequenti che interagiscono direttamente con la memoria.
Tuttavia vi sono ricordi che è normale perdere e altri che invece vengono persi soltanto nei casi gravi. Per esempio è normale non ricordare dove si sono messe le chiavi di casa o il nome di una persona (salvo poi ricordarselo) oppure dimenticare, sui due piedi, eventi molto lontani nel tempo. Diverso è scordare nozioni di uso corrente, come guidare l'auto o operazioni che fanno parte del proprio lavoro, oppure dimenticare di avere conosciuto una persona o di essere andati a fare la spesa la mattina. In questi casi, così come in tutti i casi in cui viene compromesso l'orientamento (dimenticare in quale anno si è, per esempio) è lecito supporre qualche inconveniente.

Come salvare la memoria 
Si stima che solo un terzo della perdita di memoria con l'età sia determinato geneticamente, cioè inevitabile: per il resto l'indebolimento può essere prevenuto. Intanto, lo stile di vita deve essere sano: dormire regolarmente, seguire una dieta sana per la circolazione (evitando così i danni anche microscopici al circolo cerebrale) è fondamentale, così come evitare se possibile gli stress ripetuti. Poi si deve tener presente che la memoria va esercitata: conoscere cose nuove, rimanere mentalmente attivi anche attraverso gli hobby è utilissimo: basti pensare che i filosofi naturalisti greci assimilavano la memoria a un muscolo, proprio per gli effetti positivi dell'esercizio. 
Vi sono poi alcune regole utili a sfruttare al massimo le proprie capacità. Per esempio imparare a concentrarsi su ciò che si sa dovrà essere ricordato, ripetere più volte le nozioni da tenere a mente, si tratti di un numero di telefono o di un nome. Prendere appunti può essere utile anche se poi non li si consulterà, già il solo atto di scrivere rinforza l'acquisizione di dati e concetti. Poi se malgrado tutto si dimentica qualcosa può anche darsi che non sia un male...

Davide Minzoni


Fonti
Berkley C. Is Your Memory Normal?. WebMD 3 marzo 2004




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