I (pochi) piaceri della vita

20 giugno 2008

I (pochi) piaceri della vita



Il piacere è qualcosa di cui si parla poco e si scrive ancora meno. Spesso lo si rifugge, perché incontrollabile, effimero. Si tende, in alcuni casi, addirittura, a preferire il suo opposto, il dolore, ma che cos'è il piacere e perché induce sentimenti così ambivalenti? 

Due concezioni opposte
Le prime riflessioni sul piacere risalgono a Socrate, secondo il quale esso si identifica con la virtù. Successivamente, si è assistito al conflitto tra due punti di vista opposti, quello dei cinici, che definivano il piacere come un male da evitare, e quello dei cirenaici, che ritenevano che il piacere fosse il motore principale dell'azione, lo scopo della vita ed il fondamento di un'esistenza ideale. 
L'opposizione di tali prospettive, sebbene ampliate e riformulate, è proseguita nel tempo, vedendo la prevalenza ora dell'una ora dell'altra, ma è nella psicoanalisi di Sigmund Freud che il piacere assume un rilievo fondamentale. Secondo Freud, l'inconscio è il luogo dei desideri e delle pulsioni; il principio di piacere spinge affinché vengano appagati, ma viene ostacolato, almeno parzialmente, dalla rimozione. Tra le pulsioni, quella di maggiore rilievo è quella sessuale, la libido.

Esperienze di breve durata
La caratteristica fondamentale del piacere è la fugacità. Essa è particolarmente evidente nel livello di base del piacere, quello sensoriale, che si manifesta, per esempio, in un bacio, una carezza, un cibo gustoso, un profumo inebriante. 
La fugacità edonistica è direttamente proporzionale alla sua intensità: maggiore è la sua intensità, meno tende a perdurare. Affinché persista, è necessario il passaggio dal piano puramente sensoriale a quello emotivo. Nell'innamoramento, per esempio, il piacere si colloca in una dimensione affettiva, in cui la sensibilità corporea si pone al servizio delle esigenze affettive, diventa uno strumento per veicolare i propri sentimenti. Se ciò non accade, se la sensorialità prende il sopravvento, diventa eccessiva, invadente, rischia di compromettere proprio l'amore. 
Esistono altre forme di piacere altamente intrise di vissuti emozionali: il piacere di un cibo legato alla propria infanzia, il ricordo di una situazione piacevole, la contemplazione di un paesaggio naturale o di un'opera d'arte. 

Un livello ulteriore del piacere è rappresentato dalla mentalizzazione: in questo caso, non è connesso con l'immediato, ma con la progettazione, l'intenzionalità e la realizzazione futura. In tal modo, suscita l'impressione di durare più a lungo, in quanto anticipato, centellinato, proiettato nel futuro. Che, poi, si realizzi concretamente o meno, risulta irrilevante. Ciò che conta è il piacere connesso con la progettazione ed il lavorio mentale che stanno alla sua base. 

La paura della perdita
Di fronte alla fugacità del piacere sensoriale, spesso, si manifestano tendenze ambivalenti: da una parte, l'attesa, il desiderio spasmodico; dall'altra, la rassegnazione di fronte a tale fugacità. Il timore del suo passaggio inesorabile e della sua perdita induce a tentare di trattenerlo, oppure, all'opposto, a rinunciare al suo godimento, per evitare di vivere il senso di delusione e di vuoto che il suo passaggio lascia. Esistono anche altri modi estremamente disfunzionali per cercare di prolungare il piacere, quali l'assunzione di droghe o anche il masochismo. Il piacere, in quest'ultimo caso, deriva dal sentirsi in grado di controllare il dolore e le sofferenze autoinflitte. 
Anche il prolungarsi oltre ciò che ci si aspetta del piacere desta sospetto, impedendo di vivere appieno l'emozione. 
Un esempio del rapporto ambivalente con il piacere è rappresentato dal tempo libero. Spesso, le persone si rivelano incapaci di lasciarci cogliere dall'imprevisto, dal caso, dell'immediato e sono piuttosto spinte a progettare ogni istante in modo assai minuzioso, aprendo le porte alla quasi inevitabile delusione, nel momento in cui le loro aspettative non si realizzano completamente. 

Eppure, la fugacità del piacere comporta anche aspetti positivi. Si pensi per esempio all'alimentazione: il sapore di un cibo permane nella bocca per un tempo relativamente breve, creando lo spazio per gustare nuovi aromi, per avere, quindi, nuove esperienze gustative di cui, altrimenti, non si potrebbe godere.

Una censura sociale
Attualmente una delle maggiori difficoltà nel vivere il piacere è la convinzione diffusa che la sua ricerca costituisca una sorta di regressione verso l'infanzia. All'adulto sono concesse solo piccole dosi di piacere, come premio al termine di una fatica. Quando il piacere viene ricercato come tale viene guardato con sospetto. A ciò, si aggiunge che l'individuo può provare un senso di disagio nell'accoglierlo, in quanto non lo riconosce come tale o non vi è abituato, in particolare quando è prolungato. 
Risulta accettabile, invece, il piacere secondario che deriva dalla cessazione di una condizione di sofferenza, come la guarigione da una malattia organica.

Attualmente, molte fonti di piacere vengono guardate con estremo sospetto. Per esempio il cibo: esso viene considerato una tentazione pressoché continua, un mezzo per placare l'ansia, un antidepressivo. Nei tentativi ricorrenti di limitare l'assunzione di calorie o, all'opposto, di ingurgitare grandi quantità di cibo, si è perso il senso di fame e di sazietà, oltre che il gusto di mangiare. Esperienza personale e condizionamenti sociali si fondono in modo inestricabile, annientando il gusto della scelta del cibo, del suo consumo, del suo assaporarlo lentamente, boccone dopo boccone. 

Il piacere può indurre diffidenza e timore, non solo per la quota di novità che veicola, ma anche per l'individualità che esso comporta: è estremamente soggettivo, strettamente connesso alla storia personale, estraneo al conformismo e alle esigenze standard, approvate socialmente. L'esperienza del piacere non è riconducibile, quindi, a qualcosa di esclusivamente biologico, né sociale, ma è strettamente legato all'immaginario personale. 

Esistono, senza dubbio, delle differenze generali tra uomini e donne, ma esse sono declinate nel singolo in modo estremamente soggettivo. Nel piacere erotico l'uomo presenta maggiore facilità orgasmica, che considera essenzialmente come una scarica liberatoria a scopo riproduttivo, nella quale i sentimenti sono, per lo più, un'interferenza. Inoltre, predilige l'abitudine, la ripetizione ed uno schema di tipo quantitativo. 
La donna preferisce lo straordinario, il non abituale, è regolata da un ritmo naturale e considera le emozioni come una fonte di eccitazione. Questo, però, non toglie che ognuno abbia il suo modo personale di vivere il piacere.

Uno, cento, mille piaceri ...
Il piacere si può ritrovare in qualsiasi azione noi compiamo, se solo non imperasse uno stile di vita all'insegna della fretta, del risparmio di tempo, della velocità, dell'efficienza e che, però, non annulla la sensazione di sentirsi sempre in ritardo, né il senso di vuoto e la mancanza di significato, quando ci si ferma. Basterebbe rallentare il ritmo della proprie azioni, quel poco che sia sufficiente per diventare consapevoli di ciò che si fa e assaporarne il valore edonistico.

Si è già accennato al dolore e al suo legame con il piacere ma si può fare un ulteriore passo avanti. Senza entrare nella sfera della patologia, ci sono casi in cui, paradossalmente, anche il dolore genera piacere. E' il caso, per esempio, dei dolori muscolari all'indomani di una sessione intensa di attività fisica in palestra: sono la testimonianza che gli esercizi sono stati svolti con efficienza e impegno. Oppure, è il caso di una persona che sopravvive a un incidente stradale grave con poche escoriazioni, che sono addirittura fonte di gioia, se paragonate al pericolo scampato. Il massimo del paradosso è rappresentato, ancora una volta, dal masochismo.

Un'altra fonte di piacere è rappresentata dai sogni notturni e dalle fantasie a occhi aperti, che spesso vengono ricordati con gusto. Essi consentono di evadere dalla realtà quotidiana, aprono nuovi orizzonti e costringono a rimettersi in discussione.

In conclusione: il piacere arriva quando meno lo si aspetta, quando ci si apre al nuovo, all'inconsueto.

Anna Fata

Fonti

G. Abraham. I mille volti del piacere. Mondadori, 2002




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