Grassi stereotipi

24 marzo 2004

Grassi stereotipi



Verso gli individui in sovrappeso si hanno pregiudizi, magari anche inconsci. Il messaggio proposto dalla società, infatti, è che l'obesità sia frutto di una debolezza morale e anche i media danno il loro contributo fornendo un quadro negativo delle persone grasse. A ulteriore conferma di questo fenomeno arriva uno studio, pubblicato sulla rivista Eating and Weight Disorders, il cui bersaglio sono i messaggi pubblicitari della serie "prima e dopo" una dieta. Complici di pericolosi stereotipi.

Grassi e discriminati
Le persone in soprappeso - esordisce lo studio - sono soggette a discriminazioni in molti campi: dal lavoro alle cure mediche all'educazione. E quel che è peggio i giudizi negativi su queste persone prescindono da effettive relazioni tra peso e attitudine caratteriale. Lo stereotipo più comune - sottolineano i ricercatori - riguarda l'impressione che il peso si possa controllare con facilità e che responsabili del soprappeso siano la mancata autodisciplina piuttosto che un fallimento personale. I mass media fanno il resto contribuendo a fornire messaggi che rafforzano lo stigma e contribuiscono alla tendenza 'antigrassi'. Lo studio statunitense lo conferma. Cinquantanove studentesse di psicologia, di età compresa tra i 18 e i 21 anni, hanno completato dei questionari a proposito della soddisfazione per la loro vita e delle loro esperienze. Poi alle stesse sono state mostrate delle pubblicità. Una parte illustrava una dieta, con lo schema del "prima e dopo", con immagini di persone grasse e magre in evidenza. L'altro gruppo di promo riguardava una sorta di eden vissuto o da persone grasse o da persone magre, peraltro di bell'aspetto. Ai volontari non è stato comunicato che lo studio riguardasse l'obesità, sebbene qualcuno abbia confessato di averlo capito. L'intenzione della ricerca era capire quale fosse l'effetto del modello pubblicitario prima e dopo. Ma come?

Pregiudizi anche inconsci
Semplicemente le studentesse partecipanti alla ricerca hanno attribuito ai soggetti osservati nei messaggi pubblicitari degli aggettivi: pigro, motivato, sgradevole, buono, cattivo, irreprensibile. I risultati sono stati inequivocabili. I volontari hanno mostrato un chiaro pregiudizio verso le persone in soprappeso anche se il fatto di avere un parente o un amico obeso riducesse l'attitudine ostile, senza peraltro eliminare l'idea che il peso sia controllabile. Però, quanto più la persona era soddisfatta della sua vita, tanto meno negativo era l'atteggiamento verso l'obesità: un dato, quest'ultimo, di non difficile spiegazione che si ritrova, per esempio, anche negli studi sugli stereotipi razziali. Del resto non è il primo studio ad andare in questa direzione. Un altro recente, pubblicato sulla rivista Health Psychology, ha dimostrato come gli stereotipi negativi esistano a prescindere dalla consapevolezza. Molti cioè si dichiarano privi di sentimenti negativi ma poi dimostrano anche a livello inconscio il contrario. Un dato che vale anche quando si informano le persone degli aspetti genetici propri dell'obesità e che degenera fino a condizionare la scelta della sedia in una sala d'attesa, che deve essere distante rispetto alla persona grassa. 
Un altro aspetto curioso rivelato dalla ricerca statunitense è il cosiddetto effetto "da bruco a farfalla" in base al quale se prima si vede soltanto la foto pre-dieta e poi la stessa a confronto con quella post-dieta si tende a preferire quella senza confronto. Nessuna scoperta rivoluzionaria, ma un fatto emerge chiaramente. La società e i messaggi proposti dai media sono complici di uno stigma che spesso può essere assai nocivo. E se si cominciasse ad affidare parti da protagonista nei prossimi blockbuster ad attori grandi taglie?

Marco Malagutti


Fonte
Geier, A. Eating and Weight Disorders, December 2003; vol 8: pp 282-288.




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