Tempo da perdere?

12 luglio 2002

Tempo da perdere?



Libri iniziati e mai terminati, corsi di studi interrotti ad un passo dalla conclusione, lavori il cui avvio viene rimandato di giorno in giorno, di ora in ora, fino al momento in cui ci si accorge di non avere più il tempo necessario per svolgerli, sono solo alcuni esempi di azioni intraprese e mai portate a conclusione, nonostante fosse nel nostro interesse eseguirle. 
Ma che cosa induce a rimandare nel tempo l'avvio o il completamento di alcuni compiti? Che cosa si vuole evitare agendo così?

Procrastinazione, questa sconosciuta
Procrastinare un'azione significa rimandarla nel tempo, o non eseguirla affatto, anche se sarebbe nel nostro interesse svolgerla. Tale atteggiamento comporta la dispersione del tempo a disposizione e induce ad agire all'ultimo momento, oppure a non agire affatto. Non sempre è un vero e proprio disturbo, come nel caso della procrastinazione cronica, a volte, si tratta di episodi sporadici che possono cogliere chiunque in determinati periodi della vita o di fronte ad attività specifiche. D'altra parte, chi soffre di procrastinazione cronica possono manifestarla in forma generalizzata, come stile di comportamento che si esplica in modo diffuso nella quasi totalità di azioni che eseguono, oppure in forma specifica.
Le azioni che tendono ad essere procrastinate possono appartenere a diverse aree dell'esistenza: 
  • il mantenimento personale: il benessere psicofisico, la pulizia personale, le condizioni economiche, lavorative;
  • lo sviluppo delle proprie capacità: l'iter di studi, l'avanzamento professionale, gli hobbies, la pratica sportiva;
  • il rispetto degli impegni assunti con altre persone.

Superare la procrastinazione
Qualunque forma di procrastinazione è superabile: si tratta di un'abitudine che, come tale, è possibile modificare. Il primo passo da compiere consiste nel raggiungere la consapevolezza della propria condizione. Per fare ciò è necessario interrogarsi circa la natura di ciò che si dovrebbe svolgere, ma soprattutto se la sua esecuzione è nel proprio interesse. Se i benefici a lungo termine sono maggiori rispetto a quelli che, nel breve termine, deriverebbero dal non agire, si è di fronte ad una manifestazione di procrastinazione. A quel punto, è importante progettare nei minimi dettagli il piano di azione ed eseguirlo scrupolosamente, iniziando immediatamente. Se, tuttavia, le resistenze sussistono, è bene approfondire la ricerca delle motivazioni profonde che ostacolano l'azione. 
Le motivazioni psicologiche più ricorrenti alla base della procrastinazione sono:

  • la necessità di ristabilire un equilibrio mentale, in particolare nel caso in cui si avverte una minaccia nei confronti del proprio senso di autonomia, rappresentata da una richiesta proveniente dall'esterno;
  • la preparazione ad agire che, spesso, però, si prolunga a dismisura e induce un'azione in extremis, con tutte le conseguenze che un'attività sotto pressione può comportare;
  • la rappresentazione di uno stratagemma interpersonale che dovrebbe provocare una reazione specifica negli altri, ad esempio, la compassione, per farsi aiutare nello svolgimento di un compito, con la scusa di non avere più tempo disponibile; 
  • la conseguenza logica di uno stile di vita caratterizzato da un eccesso di impegni: in tal caso, il problema fondamentale consiste nell'incapacità di dire di no, oltre che di considerare nella giusta misura le proprie possibilità. 

In generale, il procrastinatore è una persona molto razionale, che tende a fornire giustificazioni apparentemente molto convincenti della sua immobilità, soprattutto nei confronti di se stesso. La maggior parte delle volte, tuttavia, si tratta di convinzioni errate, come nel caso in cui si ritiene che debba sussistere una lunga serie di condizioni perché sia possibile agire. Dal momento, però, che esse ben difficilmente tendono a presentarsi contemporaneamente, si tenderà a rimandare l'avvio dei lavori in modo indefinito nel tempo. Alla base della procrastinazione, quindi, esistono varie convinzioni insane che, dopo essere state individuate, devono essere sostituite da alternative valide.
Riprendendo l'esempio appena citato, si potrà cercare di valorizzare e rafforzare tutti quegli aspetti che favoriscono l'azione, mettendo in secondo piano quelli che possono ostacolarla.

Inoltre ...
Un'altra ottima tecnica per contrastare questa abitudine consiste nel non etichettarsi come procrastinatore. Questo consente di non disprezzarsi come persona, aiuta a focalizzarsi su una parte di sé che si avverte come disfunzionale e a impegnarsi nel modificarla. Inoltre, protegge dal senso di colpa, che, di per sé, tende ad aggravare l'intera situazione personale. Se necessario, sarebbe bene cambiare anche le compagnie circostanti, evitando le persone che fanno leva sulla nostra tendenza a rimandare. Inoltre, si dovrebbe cercare di completare un compito, prima di intraprenderne uno nuovo, per evitare di lasciarlo incompleto e rifuggire, per quanto possibile, gli elementi circostanti che ci possono distrarre da esso. In aggiunta, si possono prevedere delle piccole ricompense intermedie, così come delle lievi punizioni, nel caso di obiettivi mancati.

Mille volti, un solo nome 
Esistono diversi tipi di procrastinazione. Tali definizioni non sono né rigide, né prescrittive: ognuno di noi potrà ritrovarsi anche in un più d'una contemporaneamente.

Alla base della procrastinazione ci può essere il perfezionismo. In questo caso, si rimanda l'azione perché si è convinti di non essere in grado di svolgerla in modo perfetto. Vige la logica del tutto-o-niente, non sono ammesse vie di mezzo, né soluzioni di compromesso, la competitività è molto intensa; sussiste la convinzione che esista un unico modo corretto per svolgere le cose, che gli sforzi da compiere per raggiungere un obiettivo siano imputabili alle scarse capacità personali, non ad una difficoltà intrinseca della mansione, che dovrebbe essere eseguita al meglio ed in breve tempo. Infine, vi è grande cura dei dettagli ed assenza totale di delega. Un sottotipo di procrastinazione basata sul perfezionismo è quella ossessivo-compulsiva, in cui non ci si mette all'opera finché non si è sicuri di avere tutto sotto controllo e di poter prevedere gli esiti; inoltre, il senso di responsabilità per la riuscita del compito è molto forte e la tendenza a delegare è praticamente assente. 

La procrastinazione centrata sul timore di fallire, si basa sulla convinzione che il valore personale sia fondato sulle proprie performance, impera la sopravvalutazione delle possibilità di fallimento, per questo si tenta di controllare il corso delle azioni in modo assai meticoloso. 

La paura del successo, cioè il timore dell'esito positivo della azione, può risultare bloccante. Alla base possono esserci: la convinzione che un successo indurrà gli altri a esercitare maggiori pretese nei propri confronti, il timore di mettere in cattiva luce altre persone, verso le quali si tende a sviluppare un intenso senso di colpa, l'idea di non essere meritevoli di un successo.

L'approvazione altrui, intesa come ricerca del consenso, può ostacolare l'azione.
In questo caso, saranno molto intensi la sopravvalutazione delle disapprovazioni, l'interpretazione delle critiche come rivolte alla propria persona, non alle proprie azioni, la tendenza a sviluppare forti sensi di colpa nei confronti degli altri, il sacrificio dei propri interessi personali, a favore dell'approvazione altrui, le anticipazioni mentali dei propri errori e delle disapprovazioni che si riceveranno.

Si può procrastinare per evitare il senso di disagio che si associa alla esecuzione di una azione e per mantenere, così, quella di benessere presente. 
Si cerca, quindi, di mantenere lo status quo di inattività o attività precedente, senza cimentarsi in nuovi percorsi. Si ricerca quindi, una gratificazione immediata, si vive nella convinzione che, prima o poi, si verificheranno le condizioni tali da consentire una performance senza alcuna fatica, oppure si aspetta che si crei lo stato dell'umore ideale per cominciare a darsi da fare.

Anche la preoccupazione eccessiva, che si caratterizza per pensieri catastrofici circa l'esito dell'azione, la scarsa fiducia nelle proprie possibilità, la convinzione di dover a tutti i costi svolgere al meglio il compito in questione, l'affidamento eccessivo alle opinioni altrui, può impedire l'azione.

La procrastinazione basata sull'autonomia si fonda sulla convinzione che accettare le imposizioni altrui rappresenti un segno di dipendenza e che per riaffermare la propria autonomia sia necessario rigettare tale imposizioni, anche se possono essere a nostro vantaggio. Essa si accompagna, inoltre, al rifiuto di qualsiasi forma di autorità e di regola, all'ostilità nei confronti delle richieste e di coloro che le rivolgono, alla sensibilità per le violazioni della propria libertà.

Anche vivere momenti di crisi, in cui si agisce in extremis, in condizioni di scarso tempo a disposizione, può essere un motivo valido per rimandare l'azione. In questo caso, si sarà molto insofferenti alla noia e assai eccitati e gratificati dalle condizioni di stress e di tensione. 
Un ultimo motivo per procrastinare può essere quello di evitare di identificarsi con un'altra persona. Questa convinzione, però, non tiene conto che le somiglianze e le differenze tra le persone si basano non solo su ciò che fanno, ma anche e soprattutto sulla loro essenza più profonda.

Anna Fata


Fonti
Dryden W.
Rimandare, rinviare, procrastinare: sempre lo stesso vizio. Editori Riuniti, 2001




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