Dimmi come ridi...

19 settembre 2002

Dimmi come ridi...



Nel tempo, l'atteggiamento nei confronti dell'umorismo e delle persone che amano ridere e fare ridere si è notevolmente modificato.
Da comportamento giudicato sconveniente, volgare, soprattutto nelle donne e poco indagato, perché difficilmente riproducibile in laboratorio, a oggetto di studio approfondito, per i suoi effetti benefici a livello fisiologico e psicologico.

Che cos'è la risata
La risata, così come il sorriso, sono processi in cui, in risposta a un determinato stimolo, che viene percepito comico, si produce un vissuto di piacere.
La risata è un comportamento istintivo programmato dai nostri geni, nel quale emettiamo suoni, eseguiamo movimenti ed esprimiamo sentimenti. Tale comportamento motorio, esclusivo degli esseri umani, viene governato dalla parte più primitiva del nostro cervello. 

Peculiarità individuali
Tra i singoli individui esiste una estrema variabilità sia nel modo di articolare le risate, sia nella maggiore o minore suscettibilità agli stimoli umoristici. Quest'ultimo aspetto è correlato sia alle proprie disposizioni personali, sia all'ambiente in cui si è stati allevati: più ampio è stato l'utilizzo dello humour nella famiglia di origine, più probabilmente esso verrà impiegato successivamente nella propria vita, con gli amici, con il partner e sul luogo di lavoro.
Inoltre, più le abilità cognitive e intellettive sono affinate, tanto maggiore sarà la preferenza per un numero più ampio di stimoli umoristici e per una loro più profonda complessità.

Risate e personalità
In relazione alle caratteristiche della personalità, gli estroversi preferiscono le battute semplici e le barzellette a sfondo sessuale, gli introversi le battute più complesse e le storie non a sfondo sessuale. 
Coloro che hanno una autostima elevata e un forte senso di controllo sugli eventi della vita apprezzano vari tipi di humour e utilizzano un'ampia gamma di stimoli umoristici. 
I fatalisti, invece, prediligono e utilizzano l'umorismo aggressivo, che si esprime, ad esempio, in barzellette contro particolari gruppi etnici, classi sociali o categorie professionali, che li fa sentire superiori e consente loro di scaricare le tensioni. 
I conservatori preferiscono lo humour basato sulle incongruità, a connotazione sessuale e i nonsense, mentre gli innovatori apprezzano lo humour a sfondo sfumato, incerto e passibile di interpretazioni differenti.
Le persone con tratti depressivi si definiscono poco spiritosi, fanno poche battute, per timore di offendere gli altri, ridono raramente, non amano fare scherzi, preferiscono la comicità basata sull'equivoco e tendono a ridere in situazioni imbarazzanti, o per gesti maldestri.
Le persone fobiche utilizzano poco l'umorismo, anche se sono convinti che potrebbero trarre notevoli vantaggi da esso. Complessivamente, hanno un atteggiamento negativo nei suoi confronti e lo utilizzano soprattutto per aggredire gli altri.

Uomini e donne, giovani e meno giovani
Relativamente alle differenze di genere, le donne preferiscono lo 'humour passivo', cioè le situazioni in cui gli altri le facciano ridere, gli stimoli umoristici basati su situazioni ambigue, i giochi di parole, l'autoironia, la satira politica e gli eventi buffi della vita quotidiana. 
Gli uomini, invece, preferiscono fare ridere, in quanto gradiscono essere al centro dell'attenzione, venire apprezzati e fare contenti gli altri. Amano i film comici, la satira sportiva, le barzellette a contenuto aggressivo, o che sviliscono particolari gruppi etnici o professionali. 
Anagraficamente, i giovani al di sotto dei 30 anni, che ricercano attivamente le situazioni divertenti, ridono per quanto accade loro nella vita quotidiana, quando si prendono in giro e quando fanno degli scherzi. 
Gli ultracinquantenni, invece, hanno meno occasioni per ridere e lo fanno prevalentemente di fronte agli spettacoli televisivi, ai film comici o al racconto delle barzellette. 

Anna Fata


Fonti

Francescato D. Ridere è una cosa seria.Mondadori Editore, 2002




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