Cuor contento... e protetto

14 dicembre 2007

Cuor contento... e protetto



Emozioni negative, dispiaceri, sofferenza emotiva sono stati spesso associati alle patologie coronariche cardiache fino a essere annoverati tra i fattori di rischio. Ci sono studi che hanno indagato questa correlazione, e quando si sono interessati agli effetti di un temperamento emotivo positivo è stato per dimostrarne l'assenza di conseguenze negative sulla salute. Tuttavia esiste anche un altro punto di vista, più spesso interessato alla popolazione più anziana, secondo il quale il buonumore, un atteggiamento positivo, un benessere emotivo può avere un effetto protettivo rispetto alle malattie del cuore. E alla mortalità prematura in genere.

Salute emotiva
Una revisione di studi pubblicata nel 2005 su una rivista scientifica di medicina psicosomatica, tra le varie evidenze rilevate, fa riferimento a nuovi dati che suggeriscono che fattori psicologici positivi, come le emozioni positive, l'ottimismo il sostegno sociale, possono ridurre un'ipersensibilità fisiologica e il tasso di eventi clinici. Altri fattori positivi, come la gratitudine e un comportamento altruistico, solidale sono stati associati a un aumento del senso di benessere, ma mancano le prove di effetti benefici a livelli fisiologico. A quest'ultima lacuna hanno provveduto due ricercatori americani focalizzando le indagini sulle malattie coronariche e riprendendo il concetto di vitalità emotiva, introdotta da autori precedenti, intesa come un senso di energia e benessere, un sentire positivo associato alla capacità di regolare in modo efficace le emozioni e in cui la vitalità rappresenta un barometro della salute emotiva.
L'indagine è stata iniziata negli anni '70: le persone incluse nel campione erano quelle che avevano risposto alla National Health and Nutrition Examination Survey I, e agli studi di follow-up successivi, condotta tra il 1971 e il 1975. Circa seimila soggetti sono stati monitorati nei successivi 15 anni, proprio per verificare gli effetti di un'esposizione cumulativa durante la vita ai fattori presi in considerazione. Le domande selezionate, per quantificare con un punteggio la vitalità emotiva, vertevano su argomenti ben precisi: la vitalità, intesa come energia, brio, grinta, il senso di benessere positivo, cioè il sentirsi felice, soddisfatto e appagato della propria vita, l'autocontrollo emotivo, vale a dire la stabilità emotiva e la sicurezza in se stessi. Gli autori hanno volutamente escluso dal questionario strumenti per verificare eventuali stati depressivi proprio per aumentare la distinzione tra vitalità emotiva e depressione.

Il buonumore agisce con efficacia
Le persone che dalle risposte date mostravano i livelli più alti di vitalità emotiva avevano un rischio relativo di 0,68 di sviluppare malattie coronariche cardiache, rispetto a chi mostrava i livelli più bassi, vale a dire il rischio si abbassava di circa un terzo. In un'analisi separata che isolava i soggetti che avevano alle spalle una storia di problemi psicologici, il rischio saliva a 1,42 rispetto a chi non riportava lo stesso tipo di anamnesi. Escludendo del tutto questi soggetti dall'analisi, l'effetto protettivo rimaneva comunque evidente perchè il rischio relativo di malattie coronariche era ancora basso, 0,74, rispetto a chi aveva vitalità emotiva al minimo. Le ipotesi per spiegare il meccanismo dell'effetto protettivo si sono inizialmente orientate verso le abitudini di vita: chi è emotivamente stabile e vitale fuma di meno, beve un po' di più, fa più attività fisica. Inserendo queste variabili nel modello di analisi, l'effetto protettivo si attenuava come era ovvio attendersi da uno stile di vita corretto, ma l'associazione a un rischio più basso rimaneva significativa a dimostrazione dell'esistenza di meccanismi aggiuntivi, non riscontrabili o misurabili, attraverso i quali la vitalità emotiva riesce a influenzare questo genere di patologie che non dipendono dall'assenza di uno stato di sofferenza psicologica, ma piuttosto dalla presenza di uno stato di benessere mentale ed emotivo. I risultati riportati sono in linea anche con altre ricerche che avevano ipotizzato che le emozioni positive siano rigenerative e ristoratrici, conferiscono un senso di energia positiva e stimolano una varietà di capacità come l'abilità di concentrarsi e di risolvere i problemi (problem solving). Altri studi hanno concluso che potevano alleviare effetti che favoriscono l'aterosclerosi in condizioni associate con iperreattività cronica riducendo l'attivazione di processi neuroendocrini, cardiovascolari e infiammatori. Due lavori pubblicati nel 2005 hanno dimostrato che, a distanza di tre anni, un approccio positivo alla vita, sia per frequenza sia per intensità, con emozioni positive, gioia, entusiasmo, voglia di vivere era associato a un battito cardiaco più lento, livelli più bassi di cortisolo (ormone che risponde a stati di stress) minore produzione di fibrinogeno in risposta a stress, diminuzione della pressione sistolica (massima).
Superare stati depressivi può essere faticoso, richiedere l'intervento di specialisti e di terapie farmacologiche; per ritrovare il buonumore ogni giorno basta un sorriso, non costa niente e rende molto, a voler fare un bilancio costi-benefici c'è solo da guadagnare.

Simona Zazzetta

Fonti
Kubzansky LD, Thurston RC. Emotional vitality and incident coronary heart disease: benefits of healthy psychological functioning. Arch Gen Psychiatry. 2007 Dec;64(12):1393-401

Rozanski A, Kubzansky LD. Psychologic functioning and physical health: a paradigm of flexibility. Psychosom Med. 2005 May-Jun;67 Suppl 1:S47-53




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