Che sete! Ma quale?

19 giugno 2003

Che sete! Ma quale?



L'incontro di 3 atomi, 2 di Idrogeno (H2) e 1 di Ossigeno (O), ed ecco crearsi H2O, la formula chimica necessaria alla vita di ogni essere vivente, meglio nota con il semplice nome "acqua". L'organismo dell'uomo, in particolare, è composto per il 70% circa da acqua, distribuita in ogni organo, dal più piccolo al più complesso: cellule, muscoli, tessuti, sangue... Per poter svolgere le proprie funzioni e mantenersi sano, quindi, l'organismo ha bisogno di un costante rifornimento d'acqua, così da reintegrare i liquidi persi con la sudorazione, l'urina, le feci, le lacrime, la respirazione o in caso di vomito o diarrea. 

Il campanello d'allarme: la sete
Quando l'organismo ha bisogno di acqua ci avverte tramite lo stimolo della sete, che è sempre bene assecondare. In realtà, però, per raggiungere la giusta quantità di acqua da assumere ogni giorno, non basta fidarsi di questo sintomo. Quando si avverte il bisogno di bere, infatti, l'organismo è già leggermente disidratato e, pertanto, la cosa migliore è non aspettare di avere sete per assumere liquidi, ma continuare a bere regolarmente a piccole dosi per tutta la giornata. Maggior ragione per i bambini e gli anziani, che non hanno ancora ben sviluppato il meccanismo della sete (è questo il caso dei bambini) o la sua sensibilità tende a diminuire (nel caso degli anziani). 

Come agisce
Se la quantità di acqua ingerita non è sufficiente a coprire la perdita di liquidi dell'organismo, si ha un aumento delle concentrazioni di sali nel plasma. Questa variazione, anche se minima, è subito individuata da particolari recettori cerebrali, che si trovano nell'area dell'ipotalamo. Questi recettori si chiamano "osmocettori", nome che deriva dalla loro capacità di avvertire le variazioni della pressione osmotica, cioè le alterazioni nella quantità di minerali disciolta nel sangue. Quando la percentuale dei sali plasmatici supera una certa soglia, l'ipotalamo avverte tale alterazione e la comunica alla corteccia cerebrale, la quale tradurrà questo messaggio in "c'è bisogno di acqua". Nello stesso momento, il messaggio è trasmesso tramite l'ipofisi (la ghiandola che regola la produzione di ormoni) anche al rene, che lo traduce in "risparmiare liquidi", mentre l'ipofisi stessa agisce aumentando la secrezione di un ormone, chiamato vasopressina o ormone antidiuretico (ADH); quest'ultimo permette ai reni di riassorbire acqua e, quindi, di espellere urine molto concentrate. Ma non è ancora tutto: la bocca, nel frattempo, tramite i recettori della saliva, manda un segnale alla corteccia cerebrale, per avvertirla della secchezza della mucosa orale. Ciò è dovuto alla difficoltà delle ghiandole salivari di prelevare abbastanza acqua dal plasma per produrre la saliva. Ed ecco che arriva il segnale della sete, il quale, come si è visto, è solo l'ultimo stadio di una serie di meccanismi già in azione al primo segno di disidratazione e, per questo, non deve mai essere ignorato. 
Appena reintegriamo i liquidi, man mano che l'organismo assorbe acqua, il sangue si diluisce, fino a regolarizzare la pressione osmotica. A questo punto l'ipotalamo smette di mandare messaggi alla corteccia cerebrale, mentre i recettori del volume presenti nell'atrio destro del cuore si accorgono dell'aumento di volume del sangue (per l'incremento di liquidi) è avvertono subito l'ipofisi di bloccare la produzione di ormone antidiuretico. E' solo a questo punto che la sete svanisce. 

Diversi tipi
Sebbene la sete ci sembri sempre la stessa, in realtà esistono due diverse forme di sintomo, a seconda che la sete derivi da un aumento della concentrazione dei soluti (sostanze disciolte nel liquido) nel corpo (sete osmotica) o da una diminuzione totale dei liquidi corporei (sete ipovolemica):

  • Sete osmotica: la concentrazione delle sostanze disciolte nei liquidi corporei, come potassio (K) e sodio (Na), è mantenuta a un livello più o meno costante dal nostro organismo. Qualsiasi alterazione fa sì che si attivino dei meccanismi in grado di ristabilire la giusta concentrazione di soluti. Questi ultimi sono caratterizzati dalla cosiddetta pressione osmotica, fenomeno grazie al quale quale possono "trattenere l'acqua" e attrarne altra meno "carica" di sali. Di qui il classico esperimento per cui se si preparano due soluzioni, una più concentrata e l'altra meno, e le si spera con una membrana permeabile, l'acqua tende a passare dal lato dove la soluzione è più concentrata. Più aumenta la concentrazione di soluti nel corpo, maggiore sarà la pressione osmotica dei suoi liquidi. Ciò può dipendere da un'eccessiva perdita di acqua dall'organismo o da un aumento dei soluti introdotti nell'organismo. Il corpo, così, cerca di compensare la situazione espellendo urina molto concentrata per ridurre i soluti, nonché aumentando lo stimolo della sete per incrementare l'assunzione di acqua.

  • Sete ipovolemica: nell'organismo la pressione sanguigna deve restare entro determinati parametri. Se è troppo bassa, il sangue non è in grado di trasportare alle cellule sufficienti quantità di acqua e sostanze nutritive. In caso di eccessivi abbassamenti della pressione, l'organismo deve immediatamente cercare di recuperare acqua e soluti, e attiva, così, lo stimolo della sete, che in questo caso prende il nome di "ipovolemica", in quanto causata da un calo del volume ematico. Ma come fa il corpo ad avvertire tale riduzione di volume? Il merito è di alcuni recettori (i barocettori), posti nella parete dei grossi vasi, che sono in grado di rilevare il livello della pressione con cui il sangue ritorna al cuore. Se evidenziano anomalie, inviano un messaggio all'ipotalamo, il quale avrà il compito di stimolare l'aumento dell'introduzione di liquidi (sete). Accanto all'azione cerebrale, però, vi è anche un intervento di tipo ormonale, grazie alla secrezione da parte dei reni di angiotensina II, sostanza in grado di stimolare la contrazione dei vasi sanguigni, così da compensare l'eccessiva riduzione del volume ematico. 

Entrate e uscite: un bilancio da rispettare
La perdita di acqua a cui si va incontro ogni giorno è, in media, pari a:

  • 500-1.500 ml con le urine;

  • 400-600 ml con l'espirazione;

  • 100 ml e più con il sudore (secrezioni dalle ghiandole sudoripare)

  • 500-1.000 ml con la perspirazione (evaporazione dalla pelle)

Con la sudorazione, in particolare, si perdono molti sali essenziali per l'organismo: sodio, cloro, potassio e magnesio. Mentre la perdita dei primi due non presenta particolari problemi, data la loro elevata presenza negli alimenti quotidiani, il potassio e il magnesio, si trovano con minore abbondanza e una loro carenza può influenzare notevolmente il lavoro dei muscoli scheletrici e del muscolo cardiaco. Anche piccole alterazioni nella concentrazione di questi due sali, pertanto, possono compromettere (anche in maniera grave) l'equilibrio energetico e metabolico dell'organismo. Per questo, dopo la perdita di forti quantità di liquidi con il sudore (come negli sportivi o in caso di caldo eccessivo) è consigliabile l'assunzione di bevande specifiche in grado di ripristinare l'equilibrio idro-elettrolitico dell'organismo. 

Per quanto riguarda le "entrate" di acqua, il bisogno giornaliero è pari a circa 30-40 ml per kg di peso corporeo e può essere raggiunto con l'assunzione di bevande (almeno 1,5 litri), di alimenti (1 litro) e per mezzo delle formazione endogena di acqua tramite i processi ossidativi (300 ml). Per quanto riguarda l'assunzione di acqua per mezzo dell'alimentazione, essendo alcune categorie di cibi (come frutta e verdura) particolarmente ricche di acqua, è naturale che i soggetti abituati a consumare grandi quantità di questi alimenti avranno meno sete rispetto ai soggetti che consumano principalmente alimenti proteici o ricchi di sodio (che necessitano di molta acqua per essere metabolizzati).

Quando bere 
Una volta chiarita l'importanza di una corretta introduzione di liquidi durante la giornata, la regola del "quando bere" è molto semplice: bere spesso e a piccoli sorsi. Non bere mai di fretta e, soprattutto, evitare l'acqua gelata, perché può facilmente provocare una congestione (accumulo di sangue nei vasi di un organo), soprattutto se si è accaldati. Inoltre, a fronte di una sensazione immediata di appagamento, l'acqua molto fredda aumenta la sudorazione e, quindi, stimola nuovamente il bisogno di bere. Va smentita, poi, una radicata credenza secondo la quale bere durante i pasti fa male alla digestione. In realtà, l'acqua a piccole dosi stimola la secrezione gastrica e berne fino a mezzo litro durante il pasto non interferisce con i tempi di digestione. L'importante, però, è che si mastichi il cibo a lungo e senza fretta prima di ingerirlo. Tra un pasto e l'altro, invece, bere acqua non presenta alcuna controindicazione, ma, al contrario, agevola alcune importanti funzioni dell'organismo, come lo smaltimento del sodio ingerito con l'assunzione di cibi salati e la funzionalità intestinale e renale.

Annapaola Medina 


Fonti
Manuale Merck - Merck Sharp & Dohme; "metabolismo dell'acqua e del sodio"

Gli alimenti - aspetti tecnologici e nutrizionali; items - i temi della nutrizione; pp.180-211

Livelli di Assunzione Raccomandati di Energia e Nutrienti - SINU, Società Italiana di Nutrizione Umana; pp.189-192

Biological mechanisms underlying voice changes due to dehydration; Speech Lang Hear Res 2002 Apr;45(2):268-81

Approfondimenti

  • Quale acqua per il neonato?
  • I diversi tipi di acqua
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