La difesa è anche tessile

20 luglio 2007

La difesa è anche tessile



Ci sono essenzialmente due modi per difendere la pelle dal sole, ricordando di stare all'ombra almeno in certe ore: usare buone creme protettive o coprirsi con indumenti adatti. Se sui prodotti solari l'informazione e la sensibilità generali sembrano in aumento, le consapevolezze sull'importanza dell'abbigliamento sono molto più scarse, perlomeno tra mediterranei come noi mentre sono più diffuse tra popoli fisiologicamente più indifesi dal sole come quelli anglosassoni. Anche su quale sia il vestiario migliore le opinioni spaziano dai classici abiti chiari e non aderenti di cotone o lino, al look sportivo tipo tennis, a versioni più coperte ispirate al caldo secco del deserto: alcune di quelle che sono considerate certezze vanno però rimesse in discussione, come suggeriscono le ricerche e ricorda un'ampia review su Lancet dedicata ai vari aspetti dell'esposizione al sole. E trattandosi di tessuti il discorso relativo dovrebbe valere, oltre che per i vestiti, per cappelli, ombrelloni e tende.

Importante il fattore UPF
Ci sono studi che mostrano per esempio che le normali magliette di cotone con colori chiari offrono una difesa equivalente a un antisolare con fattore di protezione (SPF) pari a 10, cioè piuttosto basso, con una stima di circa un terzo dell'abbigliamento estivo venduto con fattore di protezione dagli ultravioletti (UPF) inferiore a 12-15. Va detto che l'UPF è un parametro utilizzato da qualche anno per i tessuti, recepito nel 2002 dalla UE, che tiene conto non solo dell'ultravioletto B ma anche dell'A. A questo scopo cominciano a essere in commercio anche capi con tessuti trattati con materiali filtranti. Non c'è però uniformità di vedute sui valori protettivi: per raggiungere gli standard sostenuti dall'Australia l'UPF dovrebbe essere maggiore di 15, secondo il comitato per la standardizzazione della UE dovrebbe invece superare 40 e rendere la radiazione A più bassa del 5%, negli USA non c'è un valore stabilito; l'UPF da 40 in su è stato raccomandato di recente per situazioni geografiche estreme e anche per contrastare la diminuzione di effetto filtrante dovuta a lavaggi, stiramenti e usura in genere, umidità. Questo è in effetti un problema, perché una certificazione come UPF 40 dovrebbe riferirsi al capo di vestiario già lavato e usato.
Ma sono diversi i fattori che influiscono sulla capacità protettiva dell'abbigliamento. Oltre che per il trattamento filtrante, secondo le ricerche è maggiore per esempio per tessuti a trama fitta, che si sono ristretti, asciutti, non candeggiati e, sorprendentemente, realizzati in denim, lana, materiali sintetici come il poliestere, e di colore scuro. La protezione è invece minore oltre che per l'usura per tessuti sottili, a trama rada, bagnati, lavati ad acqua, e poi in cotone, lino, acetato, rayon, e di colore chiaro.

Ricordare cappello e occhiali
Abiti e cappelli possono proteggere da eritemi e rischi dell'esposizione solare in genere, mentre non c'è accordo sul fatto che possano prevenire la formazione dei nevi melanocitici, cioè nei riconosciuti come fattore fortemente predisponente lo sviluppo di melanoma cutaneo. Dati negativi emergono per esempio da uno studio inglese e al contrario positivi da uno tedesco su bambini; sembra comunque che coprirsi abitualmente sia protettivo e invece indossare la maglietta solo in spiaggia non lo sia altrettanto.
Bisognerebbe tener conto poi di altri fattori, dall'orario e la durata dell'esposizione (ci sono cambiamenti nelle radiazioni), alle differenze tra il livello del mare e le altre altitudini, dal fototipo della pelle all'età e alla frequenza dell'esposizione soprattutto nell'infanzia. Il messaggio che dovrebbe passare insomma, raccomandano gli esperti, è quello dell'approccio combinato:
prodotti solari ad alta protezione (sapendo che quella totale non esiste) più abbigliamento che difenda dal sole, compresi cappelli meglio se a larga tesa o con visiera (a salvaguardia del collo e degli occhi), e per questi ultimi gli essenziali occhiali scuri, solo se di qualità certificata. Le alternative al sole in sicurezza sono rischiare o rinunciare, due scelte di scarso consenso.

Elettra Vecchia


Fonti
Lautenschlager S et al. Photoprotection, The Lancet Early Online Publication, 3 May 2007



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