Abbronzarsi da dentro

23 luglio 2004

Abbronzarsi da dentro



Le vacanze non sono mai abbastanza lunghe per raggiungere la tonalità di abbronzatura voluta e i rischi di un'esposizione prolungata ai raggi solari sono ormai ben noti. Di ricette "della nonna" per la tintarella rapida e veloce ce ne sono parecchie ma nella migliore delle ipotesi sono inefficaci, nella peggiore pericolose. Tuttavia anche la scienza e non solo cosmetica, si occupa di questo aspetto, quanto meno perché le implicazioni dermatologiche sono importanti per la salute, dall'invecchiamento precoce ai tumori della pelle.

Vitamine & C
Spesso l'attenzione è stata rivolta alla nutrizione, in quanto nella pelle, come pure in altri tessuti, è presente la vitamina A, per altro abbondante anche in molti vegetali che rientrano nell'alimentazione umana. La sua funzione consiste nell'assorbire i raggi ultravioletti della radiazione solare limitando così i danni ai tessuti sottostanti. Si è pensato che l'integrazione con supplementi di vitamina A potesse favorire il processo di pigmentazione della pelle. In realtà oltre a un'azione protettiva rispetto agli ultravioletti non sono stati dimostrati effetti incentivanti l'abbronzatura, caso mai contribuiscono a evitarne gli effetti deleteri.
Un discorso simile è valido anche per l'acido paraminobenzoico (PABA) un'altra vitamina presente nella pelle che svolge un'azione di filtro, che viene usata come integratore anche nel trattamento della vitiligine, del lupus eritematoso, della sclerodermia. Spesso rientra nella composizione di prodotti cosmetici specifici per esporsi al sole, proprio per l'effetto protettivo che comporta.

Ormoni abbronzanti
L'ultimo tentativo fatto in merito è un farmaco, per ora a livello sperimentale. In questo caso la ricerca si è interessata dei processi biologici che provocano la pigmentazione della pelle durante l'esposizione al sole. In pratica è stato sintetizzato un ormone simile a quello umano, la melatonina, che normalmente è prodotto dalla ghiandola pineale. La luce solare stimola la ghiandola e l'ormone a sua volta stimola i melanociti (cellule presenti nella strutture dell'epidermide) a produrre il pigmento melanina che conferisce il colorito bruno alla pelle.
La sperimentazione è stata fatta su pochi soggetti e la somministrazione del farmaco, chiamato melatonina-1 (MT-1), per ora solo mediante iniezione sottocutanea, è stata eseguita in zone circoscritte del corpo. L'esposizione ai raggi solari è stata minima proprio per verificare se già con un'irradiazione limitata era possibile ottenere la pigmentazione.
E così è stato: le parti trattate si sono abbronzate, con un 47% in meno di scottature, l'abbronzatura si manteneva fino a tre settimane, bastava il 50% in meno dell'esposizione necessaria per ottenere un'equivalente intensità di tintarella, sia con irradiazione naturale che sia con quella artificiale.
Al di là dei benefici cosmetici ed estetici, che per altro dovranno ancora attendere che l'applicazione del farmaco diventi un po' più pratica, il vantaggio sta nel risparmiarsi ore e ore di esposizione al sole. L'accelerazione del processo di abbronzatura evita l'esposizione eccessiva, riduce i rischi di tumore, almeno a livello teorico, e assicura un meraviglioso colorito caraibico.

Simona Zazzetta


Fonti
Dorr RT et al. Effects of a Superpotent Melanotropic Peptide in Combination With Solar UV Radiation on Tanning of the Skin in Human Volunteers. Arch Dermatol. 2004 Jul;140(7):827-35




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