Colpo di calore

24 giugno 2005

Colpo di calore



Piaccia o non piaccia, fa caldo. E come per tutti i fenomeni naturali, in teoria l'organismo sa adattarsi con una notevole efficienza. Il corpo svolge correttamente le sue funzioni entro un certo intervallo di temperatura, e se ci si avvicina troppo al limite superiore, scatta un meccanismo di refrigerazione, vale a dire la sudorazione. Le ghiandole sudorifere secernono il sudore e questo, evaporando, provvede a raffreddare la pelle. Ovviamente il sistema funziona finché c'è acqua in eccesso nell'organismo; quando questa finisce, cominciano i problemi, e si ha appunto il classico colpo di calore. Che può essere anche letale come prova la vicenda del giocatore di football dei MinnesotaVikings, Korey Stringer, deceduto il 24 luglio proprio per questo incidente.
Se poi l'atmosfera è molto umida, l'evaporazione del sudore viene ostacolata , e il risultato finale non cambia: si alza la temperatura. Un altro aspetto da tenere presente è che sudando molto, senza reintegrare l'acqua persa, si riduce il volume del sangue e, quindi, si abbassa bruscamente la pressione arteriosa, fino a mettere in crisi la circolazione. Sempre a danno del cuore, poi, c'è il fatto che sudare sottrae al corpo alcuni sali (per esempio il potassio) fondamentali per l'attività elettrica del muscolo. Se il livello di questi sali, chiamati elettroliti, si riduce eccessivamente viene scompensata l'attività cardiaca con le conseguenze del caso (collasso, arresto). 
Rischiare un colpo di calore è più facile quando ci si sottopone a uno sforzo fisico continuativo (la partita di tennis alle due del pomeriggio, per esempio), oppure se si stanno assumendo certi farmaci, per esempio i diuretici e il propranololo (usati per la pressione alta), o ancora se per qualche motivo si è disidratati (e il caso tipico è quello dell'anziano costretto a letto da una malattia e non adeguatamente assistito). 
Sempre a proposito di farmaci, un discorso a parte meritano le cosiddette "droghe ricreative" analoghe alle anfetamine come l'ecstasy. Questa come altre sostanze hanno un duplice effetto: cancellano la sensazione di fatica e inducono un innalzamento della temperatura corporea. Di conseguenza le non numerosissime morti chiaramente collegate all'uso di ecstasy dipendono soprattutto dall'uso della sostanza durante i cosiddetti rave party: le persone che ballano per ore sotto l'effetto della droga superano facilmente la loro soglia massima di sforzo e, complice la disidratazione indotta in parte dall'ambiente surriscaldato e in parte dall'azione della sostanza, vanno incontro ad arresto cardiaco.

Prevenzione e pronto intervento
Evitare i danni da ipertermia, ecstasy a parte, è abbastanza semplice, basta idratarsi adeguatamente, cioè bere: chi in situazioni di grande calura evita di bere perché dopo suda sbaglia di grosso. Non è necessario ricorrere a particolari bibite esoteriche (l'acqua va benissimo) e ricorrere invece a sistematici supplementi di sale da cucina (tipica abitudinedei turisti tedeschi) è un errore. Supplementi di sali, semmai, servono quando la persona ha già subito il collasso.
Fortunatamente è facile riconoscere i primi indizi del fatto che ci si sta surriscaldando: compare il mal di testa e si avvertono vertigini o spossatezza, chi era impegnato in qualche sport avverte crampi muscolari. Spesso, poi, si presentano nausea e vomito. In questi casi bisogna fermarsi, mettersi in un luogo fresco e ventilato e bere.
Quando una persone ha subito un colpo di calore, la prima cosa da fare è portarla al fresco e cercare di abbassare la sua temperatura. Si può usare un ventilatore o un ventaglio, meglio ancora applicare sul corpo e sulla testa della persona asciugamani o panni bagnati.
Se la persona è cosciente, gli si può somministrare una bevanda fresca, ma niente di alcolico o contenente caffeina (tè e caffè, ma anche le varie cole). Un succo di frutta va bene, l'acqua anche.
Se l'infortunato tende a perdere coscienza, e rischia di cadere per terra, si deve cercare di sdraiarlo a terra, e di farlo coricare su un fianco, così che se dovesse vomitare non rischi il soffocamento. E' invece inutile tentare di far rinvenire la persona a schiaffi o scuotendola. Non somministrare assolutamente nessun farmaco, anche perché non esistono sostanze in vendita senza prescrizione che possano essere d'aiuto. In ogni caso, di fronte a una perdita di coscienza sempre meglio rivolgersi al medico o al pronto soccorso. 

Maurizio Imperiali


Fonti
JW Hurst. Medicina clinica per il medico pratico. Masson Italia Editori 1986.


 



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