Il brutto tempo è un malanno

20 giugno 2008

Il brutto tempo è un malanno



La biometeorologia è una branca della meteorologia che si occupa delle variazioni delle condizioni atmosferiche, al fine di valutare il grado di possibile adattamento dei vegetali e degli animali all'ambiente. La bioclimatologia, invece, studia le relazioni che intercorrono tra gli eventi atmosferici e gli organismi viventi, nel corso di periodi piuttosto prolungati, in genere non meno di 30 anni. 

La biometereologia e la bioclimatologia sono utili per fornire le previsioni delle sindromi metereopatiche legate alle variazioni delle condizioni metereologiche. Per esempio, è reperibile online, in fase sperimentale, il bollettino delle previsioni delle sindromi metereopatiche secondarie per il Nord Italia e la Valpadana, aggiornato settimanalmente.


I disturbi cronici si riacutizzano
Le metereopatie possono essere suddivise in tre grandi gruppi.
Il primo è legato al passaggio delle perturbazioni, che influiscono sul livello degli ormoni. 
In concomitanza con il transito di una perturbazione atmosferica, si verifica un aumento della produzione di serotonina in alcuni soggetti, che induce, a sua volta, disturbi a carattere neurovegetativo (difficoltà di concentrazione, cefalee, irrequietezza, stanchezza). 
Anche le emissioni di onde elettromagnetiche che si avvertono già alcuni giorni prima dell'arrivo della perturbazione, quando essa è ancora lontana, hanno conseguenze sul sistema neurovegetativo. Gli animali, in particolare, sono molto sensibili ad esse. Gli uomini che le percepiscono in modo particolare sono il 10% della popolazione, sui quali provocano le sindromi metereopatiche che, è da precisare, non sono patologie, ma lievi disturbi, malesseri, seppure fastidiosi. 
Questo è il gruppo delle metereopatie più 'classiche', legate alle perturbazioni ed al cambiamento del tempo.

Esistono poi le sindromi metereopatiche secondarie, in cui la variazione delle condizioni atmosferiche induce una riacutizzazione di patologie preesistenti, per lo più croniche, come i disturbi della circolazione sanguigna, che vengono influenzati negativamente dagli sbalzi bruschi di temperatura. Il corpo umano, infatti, impiega circa 4-5 ore per adattarsi alle variazioni di temperatura, e questo risulta particolarmente difficoltoso per le persone affette da insufficienza circolatoria.

Il freddo porta all'infarto
In base agli studi effettuati dal Centro di Ricerche in Bioclimatologia Medica, Biotecnologie e Medicine Naturali di Milano (http://www.naturmed.unimi.it/index.html), la causa ipotizzata più plausibile delle metereopatie consiste nel fatto che le perturbazioni a fronte freddo stimolano la secrezione dell'ormone ACHT, da parte dell'ipofisi anteriore, che provoca sindromi ansiose e disturbi somatoformi, e la diminuzione del rilascio delle endorfine, con conseguente abbassamento della soglia del dolore. 
I fenomeni fisici cominciano a manifestarsi da 24 a 72 ore prima dell'arrivo della perturbazione, oppure quando persistono dei vortici di aria fredda o di bassa pressione in quota. Un miglioramento si riscontra in concomitanza con il cambiamento delle condizioni atmosferiche. Anche l'inquinamento dell'aria delle città sembra accentuare tali effetti fisici, in particolare per quanto riguarda l'apparato respiratorio, cardiovascolare, muscolo-scheletrico ed i disturbi somatoformi.

Recentemente, uno studio effettuato su 50 pazienti tedeschi è giunto alla conclusione che esiste una maggiore frequenza di morti per infarto miocardico in corrispondenza dei picchi di basse temperature nei mesi invernali.
Sebbene sia stata rilevata la presenza di tale fenomeno, ancora non si conosce con esattezza il meccanismo per cui si verifica. Si è ipotizzato, tra l'altro, che sia dovuto all'insorgenza, spesso concomitante, del Seasonal Affective Disorder (SAD) che, come ogni forma depressiva, implica un aumento del rischio di infarto. Un'altra ipotesi è che le basse temperature possono indurre delle aritmie, generando stress ed elevando il livello di catecolammine sieriche.

Depressione frutto di stagione
Il terzo tipo di metereopatia è noto come Seasonal Affective Disorder (SAD), una vera e propria patologia, legata al numero di ore di luce. 
Il SAD è stato molto studiato dal 1984 ad oggi, quando è stato descritto per la prima volta da Rosenthal. Si tratta di un sottotipo di depressione maggiore, la depressione invernale, che si verifica in concomitanza con la diminuzione delle ore di luce, in autunno, o all'inizio dell'inverno e migliora con la primavera. In America colpisce meno dell'1% della popolazione; in Canada dall1% al 3%, in prevalenza le donne. In base ai criteri diagnostici del DSM IV, il SAD è caratterizzato da: stato d'animo depresso, calo di interesse per le normali occupazioni, ipersonnia, stanchezza, difficoltà di concentrazione, irritabilità, aumento di peso corporeo, oltre che, come detto, dall'andamento stagionale.

Esiste un secondo tipo di SAD, la depressione estiva, meno comune, che si manifesta, al contrario, a primavera inoltrata ed in estate, caratterizzato da insonnia, inappetenza e perdita di peso.

Esistono diverse ipotesi relative alle cause. Un recente studio è arrivato alla conclusione che nei pazienti affetti da SAD l'ormone melatonina viene secreto per un numero maggiore di ore (9) in inverno, che non in estate (8.4). Tale valore, al contrario, rimane costante nelle persone non affette da SAD. Questo tipo di comportamento è il medesimo che è stato riscontrato anche nei mammiferi che vanno in letargo. Questa scoperta suggerisce, quindi, l'utilità dell'impiego di trattamenti che modificano la durata della produzione della melatonina.
E' stato ipotizzato che siano coinvolti anche alcuni neurotrasmettitori, come la serotonina, la noradrenalina e la dopamina, che sembrano essere carenti nei pazienti affetti da SAD. A tale proposito, si sono dimostrate efficaci terapie a base di farmaci inibitori della ricaptazione selettiva della serotonina (SSRIs), (fluoxetina, paroxetina...), gli inibitori delle monoammine ossidasi (anti-MAO) e i sali di litio. Si sono avuti benefici anche grazie a psicoterapie, in particolare di indirizzo cognitivo-comportamentale.

Curarsi con la luce
Un altro trattamento ampiamente utilizzato, in particolare all'estero, prevede l'impiego della luminoterapia. I primi benefici sono evidenti già dopo un'ora di terapia e sono predittivi di ulteriori miglioramenti che si manifesteranno dopo due settimane. Non ci sono prove, ad oggi, della maggiore efficacia di effettuare tale terapia in momenti specifici della giornata. 
Da questa breve descrizione delle principali sindromi metereopatiche si può concludere che si tratta di malesseri e non di vere e proprie patologie, sebbene fastidiose.
Nel caso delle metereopatie nel senso più ampio del termine, quindi, non si prevedono approcci farmacologici, ma solo l'impiego del buonsenso, ad esempio, evitando di esporsi a forti sbalzi di temperatura, in caso di disturbi cardiocircolatori. Solo nel caso della presenza di patologie preesistenti è bene ricorrere alle proprie usuali terapie, anche in via preventiva, uno o due giorni prima del fenomeno atmosferico previsto, a discrezione del proprio medico curante.

Anna Fata


Fonti
Avery D.H., Kizer D., Bolte M.A. and C. Hellekson. Bright light therapy of subsyndromal seasonal affective disorder in the workplace: morning vs. afternoon exposure. Acta Psychiatrica Scandinavica Apr 2001, 103, (4), 267-274 

Lam R.W. and R.D. Levitan. Pathophysiology of seasonal affective disorder: a review
Journal of Psychiatry & Neuroscience, 2000, 25 (5); 469-480

Lamberg L. Dawn's Early Light to Twilight's Last Gleaming. JAMA, Medical News & Perspective, Nov 1998, 11, (280), 1556

Peters R.W. Cardiac-related mortality: Is there a seasonal link?Journal of critical illness, August 2001

Rosenthal N.E., Sack D.A., Gillin J.C et al. Seasonal affective disorder: a description of the syndrome and preliminary findings with light therapy Archives of General Psychiatry, 1984, 41; 72-80

Sher L., Matthews J.R., Turner E.H., Postolache T.T., Katz K.S. and N.E. Rosenthal. Early response to light therapy partially predicts long-term antidepressant effects in patients with seasonal affective disorder. Journal of Psychiatry and Neuroscience Sept 2001, 26 (4), 336-338

Wehr T.A., Duncan W.C., Aeschbach D., Schwartz P.J., Turner E.H., Postolache T.T. and N.E. Rosenthal
A circadian signal of change of season in patients with seasonal affective disorder. Archives of General Psychiatry, Dec 2001, 58 (12), 1108-1114



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