Il clima cambia, la vita pure

30 giugno 2006

Il clima cambia, la vita pure



Quando non si sa di cosa parlare, si parla del tempo. Ma più che un argomento da ascensore, il tempo, inteso come clima, diventa sempre più oggetto di studi e ricerche scientifiche, nonché causa di problemi della salute dell'uomo. Soprattutto quando cambia più velocemente di quanto cambi la specie umana. Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute viaggiano con diverse modalità, possono manifestarsi con ondate di calore sempre più intense e più frequenti, con l'aumento di inondazioni o di siccità e quindi di catastrofi naturali e malnutrizione, con la variazione della distribuzione della malattie diffuse da vettori animali, ma a volte anche con una riduzione dei decessi dovuti al freddo. Anche se nel bilancio finale quest'ultimo vantaggio ha un peso ridotto rispetto agli altri fenomeni.

Temperature in aumento
La testimonianza più recente degli effetti delle ondate di calore risale al 2003 e ha interessato proprio l'Europa, soprattutto la popolazione anziana. In questi casi si verificano decessi provocati da eventi cardiovascolari, cerebrovascolari e respiratori. Di solito colpiscono persone deboli o comunque suscettibili, che in un futuro non troppo lontano sarebbero probabilmente decedute, ma in ogni caso si tratta di mortalità prevedibili ed evitabili. In realtà la temperatura non incide solo direttamente. Nelle aree urbane si creano isole di calore con temperature più alte rispetto ai sobborghi, corrispondenti anche a una concentrazione più elevata di inquinamento atmosferico. L'impatto della calura estiva può essere esasperato da un aumento dell'umidità. Le popolazioni interessate dalle ondate di calore riescono ad acclimatarsi con adattamenti comportamentali, fisiologici e tecnologici. Ma perché si verifichi un'acclimatazione fisiologica completa a un ambiente più caldo devono passare diversi anni. In più la variazione delle temperature e dell'umidità, ma anche della composizione del terreno influiscono sulla trasmissione di infezioni veicolate da vettori animali. Sono patologie che hanno un andamento spiccatamente stagionale e, soprattutto se veicolate da insetti, sono esposte alle variazioni climatiche e ambientali. E poiché il tasso di trasmissione tende ad aumentare in modo non lineare rispetto alla stagione di trasmissione, anche piccole variazioni nella stagionalità potrebbero significare una variazione della distribuzione geografica e quindi nuove popolazioni esposte alla malattia.

Catastrofi e altri malanni
Gli effetti delle catastrofi naturali agiscono in modi diversi. In alcuni casi la morte delle persone è provocata direttamente da inondazioni rapide o dall'arrivo di uragani: la violenza di eventi del genere è ed è stata la causa di migliaia di vittime. In questi casi comunque, la salute e il benessere delle popolazioni viene anche messa a rischio dalla mobilitazione di sostanze chimiche dai depositi o dagli ambienti in cui erano già presenti, rischio per altro più elevato quando le zone agricole o industriali sono prossime alle aree residenziali. Indipendentemente dal reddito, in tutti i paesi le inondazioni fanno lievitare i casi di infezioni diarroiche e respiratorie. Nei paesi più ricchi questo non rappresenta una minaccia fatale, ma l'impatto sull'economia, la perdita della casa, magari del lavoro, provoca un aumento dei disturbi mentali come ansia e depressione. Gli effetti delle siccità sono meno rapidi ma altrettanto devastanti, ovviamente per i paesi a basso reddito, l'impatto sulla nutrizione è certamente il più macroscopico, ma c'è un aumento della diffusione di malattie infettive e una maggiore probabilità di incendio di foreste che provocano inquinamento atmosferico.

Un carico di anni di disabilità
L'Organizzazione mondiale della sanità ha intrapreso un'operazione di stima del carico globale delle condizioni patologiche attribuibili alle variazioni climatiche in termini perdita di anni ponderati in base alla disabilità (DALYs). In sostanza la misura di quanto la disabilità provocata (o meno) incide negli anni sulla vita delle persone e delle popolazioni. Una prima stima, per esempio indica che ci sarà un aumento dei casi di diarrea, per lo più nei paesi in via di sviluppo, del 2-5% entro il 2020. Nelle regioni africane i cambiamenti climatici hanno già provocato, a partire dal 2000, 150 mila decessi (lo 0,3% delle morti globali annue) e 5,5 milioni di DALYs persi per anno. E anche a voler arginare, con adattamenti comportamentali e socioeconomici, il carico è destinato comunque a crescere nel tempo.

Simona Zazzetta

Fonte
Haines A et al. Climate change and human health: impacts, vulnerability, and mitigation.
Lancet. 2006 Jun 24;367(9528):2101-9




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