Guerra ai microbi

20 giugno 2008

Guerra ai microbi



Non basta avere terapie sofisticate o metodiche diagnostiche da fantascienza. Servono le persone che raccolgano dati, segnalazioni di casi anche dai paesini più sperduti. E' a questo che servono gli osservatori epidemiologici. Il più grande, ovviamente, è l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma non è l'unico. Sia Negli Stati Uniti sia in Europa ci sono cacciatori di microbi molto combattivi.

Centers for Disease Control and Prevention (CDC).
I CDC rappresentano la più importante agenzia federale statunitense per la protezione di salute e sicurezza dei cittadini. La sede centrale si trova ad Atlanta, in Georgia, ma i quasi 10.000 impiegati sono sparsi in tutto il paese; 12 tra centri, istituti e uffici si occupano di raccogliere e analizzare informazioni su qualunque problema sanitario, in ogni parte del mondo. Questo enorme apparato di raccolta dei dati permette un monitoraggio costante su epidemie emergenti, infezioni che ritornano, reale efficacia dei farmaci e dei test diagnostici. Dall'analisi di tutte queste informazioni nascono, poi, campagne mirate di educazione sanitaria, profilassi delle malattie infettive e croniche, sicurezza sul lavoro e igiene dell'ambiente (per fare solo alcuni esempi). Nati nel 1946 i CDC sono l'organismo più accreditato a livello internazionale, essendo gli unici a stilare linee guida di prevenzione, aggiornate con le recenti acquisizioni medico-scientifiche e adeguate alle singole realtà territoriali. Le linee guida sono utilizzate come valore di riferimento da molti paesi europei, Italia inclusa, perché offrono indicazioni molto dettagliate. Nei programmi di prevenzione consigliati rientrano:
  • test ed esami diagnostici per singole patologie
  • norme per i viaggiatori
  • norme per il personale sanitario
  • norme di sicurezza sugli ambienti di lavoro
  • vaccinazioni per i bambini
  • vaccinazioni per categorie di adulti esposte a particolari rischi d'infezione
  • misure precauzionali per evitare il contagio nelle comunità (scuole, uffici, famiglie)
  • misure per evitare la diffusione di infezioni in ambiente ospedaliero
  • norme per la corretta prescrizione dei farmaci al fine di evitare fenomeni di resistenza

Ogni volta che nel mondo compare un'epidemia o un nuovo ceppo batterico resistente alle comuni terapie, che un'infezione endemica si sposta in nuovi territori o che riappare una malattia contagiosa che si credeva debellata, sono i CDC a dare l'allarme e a garantire la diffusione delle informazioni disponibili. Fu così vent'anni fa per l'AIDS e all'inizio di quest'anno per i casi di poliomielite da vaccino, verificatesi in un'isola dei Caraibi, passando per il West Nile virus nel 1999, le varie influenze, il virus Ebola e il vaiolo, fino all'odierno antrace.

Sorveglianza europea
Anche l'Europa ha il suo osservatorio, anzi i suoi: nasce in Francia nel 1984 EuroHIV per fronteggiare l'emergenza AIDS, presto affiancato da EuroTB per la tubercolosi e da EuroSurvillance per le malattie infettive. Sono oggi 51 le nazioni dell'area europea che collaborano attivamente con i 3 osservatori, sotto il patrocinio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Attraverso la partecipazione di enti, ministeri e organizzazioni sanitarie nazionali gli osservatori raccolgono segnalazioni sui casi di infezione di ogni singolo stato. Si tratta, soprattutto, di una sorveglianza epidemiologica "locale" in quanto limitata al nostro continente, ma estremamente capillare. I dati raccolti possono essere individuali, se rappresentano la storia di un paziente, oppure già aggregati quando delineano particolari categorie di popolazione, in base all'età, al sesso, a precedenti patologie, all'area di residenza. Dall'analisi di tutte queste informazioni si ottiene un'immagine chiara della diffusione delle malattie, delle loro caratteristiche e dei meccanismi più efficaci per contrastarle.
Analogamente ai CDC, gli osservatori allertano medici, operatori sanitari e popolazione pubblicando gli esiti di questo monitoraggio costante. Dal 1996 EuroTB ed EuroHIV pubblicano rispettivamente un rapporto annuale e uno semestrale con gli aggiornamenti raccolti. EuroSurveillance, invece, distribuisce un bollettino mensile in 5 lingue (tra cui l'Italiano) dal 1995 e un report settimanale dal 1997. Tutti questi documenti si possono consultare gratuitamente on line: gli articoli del settimanale (in Inglese) sono archiviati anche in ordine di agente infettivo e di nazione colpita, oltre che di data; il bollettino mensile è archiviato per data ma offre un motore di ricerca interno avanzato; i rapporti di EuroTB ed EuroHIV si possono leggere in Inglese o Francese. Apprendiamo così che nel 1998 in Albania ci furono 58 casi di antrace e più di 100 casi di colera nel 1994; in Puglia ci fu un'epidemia di epatite A nel 1996 (886 casi) e una di colera nel 1994; a Madeira e Porto Santo, in Portogallo, ricomparve il tifo nel 1996; nello steso anno furono identificati 49 casi di febbre Q in Germania e 29 in Francia. Alcuni esempi per dimostrare che molte malattie infettive, quasi dimenticate, non sono ancora del tutto scomparse, spesso ritornano appena si abbassa la guardia. Tuttavia la tempestività con cui, oggi, viene dato l'allarme consente di circoscrivere il contagio, con due enormi vantaggi: le epidemie non si allargano più a macchia d'olio, di paese in paese, inoltre curare un numero limitato di casi è più facile ed efficace.

Elisa Lucchesini




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