Onde radio

20 giugno 2008

Onde radio



Cento anni di radio. Un'invenzione non da poco, forse l'unico mass media onnipresente (in attesa dell'Internet via cellulare fatta in modo serio). E quindi 100 anni di radiazioni elettromagnetiche, le quali negli ultimi anni hanno accumulato un bel po' di accuse in fatto di influenze negative sulla salute. Magari dimenticando che sempre in tema di salute qualche merito ce l'hanno...

Intanto la terapia
Esattamente per lo stesso principio con cui si cuoce l'uovo nel forno a microonde, l'applicazione delle onde elettromagnetiche a un tessuto vivente ne provoca il riscaldamento. E' questo che fa la cosiddetta marconiterapia (che utilizza le onde radio vere e proprie) e la radarterapia (che invece utilizza le micoonde). Questi trattamenti sono impiegati per lenire i dolori articolari e muscolari (artropatie, miositi, nevralgie). Però l'effetto termico delle onde radio serve anche, in alcuni casi, ad aumentare l'efficacia dei trattamenti antitumorali (ovviamente raggiungendo temperature più elevate), così come a riscaldare rapidamente il sangue e i tessuti nei trapianti d'organo (si tenga presente che gli organi da impiantare vengono conservati in ghiaccio).
Sono onde radio anche quelle su cui si basa la risonanza magnetica nucleare, che ormai è una metodica di uso comune (ancorché costosa). Quindi "la radio" un ruolo in medicina ce l'ha e non accenna a diminuire.

Poi forse la malattia
Tuttavia è evidente che se le onde radio, o meglio i campi elettromagnetici, superano una certa intensità, anche in funzione della frequenza, possono danneggiare i tessuti. Per esempio, l'esposizione acuta a onde radio di frequenza pari a 10 GHz (gigahertz) con intensità di 1000 e più watt/metro quadrato (w/m2) può effettivamente causare ustioni della pelle o anche l'opacizzazione del cristallino, ma campi magnetici e onde radio associate di questo tipo, sono piuttosto difficili da incontrare, secondo un documento dell'OMS, soltanto i più grandi radar esistenti sviluppano potenze di questo tipo. Il meccanismo, ancora una volta, è il riscaldamento dei tessuti, sia nei casi citati sia nel caso del danneggiamento del feto (basta aumentare la temperatura di 2 o 3 gradi, però per parecchie ore, per causare lesioni al nascituro). Forse il pericolo più concreto dell'esposizione casuale a radiofrequenze anche di non enorme potenza, c'è per le apparecchiature mediche, dai pace-maker impiantati nei pazienti cardiopatici alle apparecchiature per la ventilazione assistita che si usano nei reparti di terapia intensiva. Ed è per questo che non si devono usare telefoni cellulari in ospedale, né installare le antenne base nelle loro vicinanze, anche se va detto che i pace-maker più recenti sono adeguatamente schermati. E questa circostanza conduce al secondo meccanismo con cui le onde radio interferiscono con gli esseri viventi, cioè inducendo nei tessuti deboli correnti elettriche. La regola vuole che le onde di frequenza inferiore a 1 MHz (megahertz) abbiano prevalentemente questo effetto, mentre le onde di frequenza superiore hanno un effetto prevalentemente termico. Inoltre più è elevata la frequenza, più viene assorbita dalla pelle; più è bassa la frequenza, più l'onda è in grado di penetrare in profondità.

Esposizioni prolungate
Come sottolinea l'OMS, questo genere di esposizioni acute a forti campi magnetici sono altamente improbabili nella vita quotidiana. Quello che invece preoccupa attualmente è l'esposizione prolungata a campi di una certa intensità ma non così elevata. Per esempio in vicinanza di ripetitori radio e televisivi, oppure di antenne per telefonia mobile eccetera. In particolare si è spesso prospettata la possibilità che possano provocare il cancro, soprattutto la leucemia e nei bambini. Gli studi finora condotti, sia in laboratorio sul topo sia epidemiologici parrebbero smentire questa possibilità. In particolare l'Istituto Superiore di Sanità aveva condotto uno studio sull'incidenza e la mortalità per leucemia infantile nella popolazione che vive nei pressi della antenne trasmittenti della Radio Vaticana, di Santa MariaGaleria, vicino Roma, concludendo che non si poteva rintracciare un nesso tra l'esposizione alle onde radio e la leucemia infantile. Certamente il discorso non si chiude qui. 
Ma intanto buon ascolto, della radio ovviamente.

Maurizio Imperiali


Fonti
Barbaro V, Bartolini P, Benassi M et al. Valutazione in ambiente ospedaliero delle interferenze elettromagnetiche indotte dai telefoni cellulari GSM e dalle radio UHF sui ventilatori polmonari per terapia intensiva e sala operatoria. 2000, 41 p. Rapporti ISTISAN 00/8

Greco D, Boyle P, Masera G, Mertelsmann R. Esposizione a campi a radiofrequenza
e leucemia infantile: stato attuale delle conoscenze scientifiche in rapportoalle problematiche dell'area di Cesano Rapporti ISTISAN 01/25



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