Sensibili al tatto

28 marzo 2003

Sensibili al tatto



Le affezioni cutanee costituiscono uno dei capitoli più indagati e conosciuti della medicina del lavoro, tanto che allo specialista sono ben note patologie quali la "dermatite da contatto irritante" e la dermatite allergica da contatto", per non parlare delle forme neoplastiche di origine professionale. Sotto il profilo squisitamente medico-legale possono essere considerate "professionali" quelle dermatiti causate da fattori che ineriscono al lavoro come tale e che determinano danno alla persona del lavoratore per via di un contatto continuo o reiterato (cosiddetta causa lenta). 

Cos' è la dermatite da contatto
Per dermatite si intende la manifestazione cutanea di risposta del sistema immunitario nei confronti di alcune sostanze estranee all'organismo. Fattore scatenante è il cosiddetto allergene, una sostanza che viene ripetutamente a contatto con la pelle ed in grado di scatenare una reazione allergica. Tale reazione non è mediata da anticorpi, ma da vere e proprie cellule immunitarie: i linfociti. Tali cellule dopo un primo contatto con l'allergene, si sensibilizzano nei confronti di questo, vale a dire che lo riconoscono al successivo contatto scatenando una reazione immunitaria. Come premesso il meccanismo d'azione può essere di tipo irritativo oppure allergico (in questo caso oltre al potere sensibilizzante della sostanza risulta determinante anche la predisposizione individuale del lavoratore). La dermatite irritativa è in genere causata da agenti chimici e il danno sulla cute avviene con meccanismo diretto e nella sede di contatto. Quelle più implicati in questa malattia professionale sono sostanze acide ed alcaline. La dermatite allergica da contatto, come si vedrà meglio in seguito, può essere causata da metalli quali cromo, cobalto, nichel (molto comuni in edilizia in quanto questi metalli sono presenti sotto forma di sali nel cemento), oppure da materie plastiche (es. resine epossidiche). 

Quali fattori contribuiscono
I fattori che, in particolare, contribuiscono allo sviluppo di dermatiti da contatto sono preesistenti condizioni cutanee come tagli o graffi, nei quali le sostanze allergeniche possono facilmente introdursi. Un altro fattore discriminante riguarda la natura chimica della sostanza, la sua quantità e concentrazione nonché la lunghezza e la frequenza di esposizione. Esistono poi fattori individuali relativi alla resistenza cutanea che in genere aumenta con l'età, nonché fattori ereditari, per cui diverse persone hanno reazioni molto differenti allo stesso allergene. In ultima analisi vanno considerati fattori ambientali. Posti di lavoro particolarmente caldi e umidi, causando sudorazione, possono avere una duplice valenza: da una parte facilitano la dissoluzione di polveri chimiche aumentando la loro tossicità per la pelle, dall'altra diluiscono le sostanze stesse esercitando una funzione protettiva. L'aria secca invece può causare screpolatura della pelle, aumentando la possibilità di reazioni allergiche. Possono risultare infine fastidiose quelle attività che espongano a traumatismi cutanei, di entità variabile, quali piccole ferite, abrasioni ed escoriazioni.

Le professioni a rischio
Di fronte ad una dermatite professionale occorre identificare la sostanza che si ritiene responsabile della patologia cutanea e la sua correlazione causale con l'attività lavorativa (sussistenza del rischio data dalla presenza della sostanza nel ciclo lavorativo).
Ma quali sostanze sono causa frequente di reazioni cutanee? L'elenco degli agenti sensibilizzanti è difficile da stilare, anche per il continuo aggiungersi di nuove sostanze. Ecco le sostanze più pericolose:

Metalli cromati:
Nichel: lo si trova negli accessori metallici dell'abbigliamento, nei gioielli, negli orologi, nelle chiavi. Le categorie più a rischio sono i lavoratori dell'industria metalmeccanica e di quella automobilistica, gli impiegati nell'industria tessile, i parrucchieri (per l'uso di forbici placcate con nichel), gli impiegati, i commessi di negozi (per il frequente contatto con monete)

Cobalto: carta, vernici, inchiostro, prodotti tessili, tinture, materie plastiche, colle, cuoio conciato, fotografia, cosmetici, shampoo, disinfettanti, alcol denaturato e alcune candeggine. In questo caso le categorie a rischio sono i pittori, gli imbianchini, di nuovo i parrucchieri, i lavoratori dell'edilizia

Parafenilendiammina: tinture per capelli, tessili e per il cuoio. La sostanza è pericolosa per parrucchieri ed estetisti nonché per gli impiegati nell'industria tessile e del pellame.

Balsamo del Perù: cosmetici, brillantine, lozioni per capelli, profumi, tabacchi, manufatti odontotecnici.. Le categorie danneggiate sono i dentisti e gli odontotecnici e nuovamente tutti coloro che si occupano di estetica.

Colofonia: cerotti, colle, vernici, cera per mobili e parquet, materiali utilizzati, fra gli altri, da imbianchini e pittori.

Un'altra fonte piuttosto comune di sensibilizzazione da contatto sono i materiali acrilici in uso nell'industria della plastica, responsabili della patologia anche tra gli odontotecnici e di riflesso anche nei portatori di alcuni tipi di protesi dentarie. Tutti coloro che lavorano poi in ambito alimentare, sia in quello industriale sia in quello della distribuzione, riportano di frequente fenomeni cutanei. Spezie e aromi, oli essenziali, coloranti alimentari e in generale alcuni cibi (zucchero, farina, agrumi e la loro buccia, verdure) possono provocare irritazione cutanea. Inoltre è doveroso ricordare i prodotti chimici utilizzati per la pulizia degli ambienti e gli smacchiatori nonché la gomma (i guanti sono la fonte per eccellenza) e i saponi per l'igiene personale. In questo caso gli ambiti lavorativi coinvolti vanno da quello delle pulizie, a quello estetico e a settori come quello dei meccanici e del personale medico. 

Terapia e prevenzione
Non esporsi all'allergene. Facile no? Solamente la prevenzione del contatto con le sostanze in causa permette di evitare le ricadute. Ma può non bastare. In generale l'intervento terapeutico è solo sintomatico e si fonda sul ricorso a farmaci topici a base di cortisone e ad antistaminici da prendere per bocca per diminuire o togliere il prurito. Studi recenti hanno dimostrato che un pretrattamento orale o sistemico con le sostanze allergizzanti riduce la risposta ai contatti cutanei con gli stessi allergeni Molto utile è poi l'uso di creme idratanti e di creme barriera, per preservare il mantello idrolipidico della pelle. Qualcosa di più può fare, infatti, la prevenzione. Questa si basa principalmente sull'uso costante di guanti adatti o di creme barriera. È importante, poi, evitare di tenere a lungo a contatto con la pelle stracci o indumenti sporchi e lavarsi accuratamente le mani utilizzando acqua e sapone oppure le apposite paste lavamani (mai solventi). 

Gli studi più recenti
E la ricerca cosa ne dice? Uno studio inglese riferisce di 368 pazienti che presentavano reazione allergica al nickel mediante un patch-test, il test più comunemente usato in diagnostica. I pazienti accusavano dermatite iniziale alle mani (41%), al volto (29%), agli arti superiori (4%), agli arti inferiori (2%) o in altre sedi (14%). L'eruzione era generalizzata nel 9% dei casi. In base a criteri specifici, il 23% dei casi venne inquadrato quale dermatite possibilmente professionale, ed il 77% come forma non occupazionale. Le professioni in causa furono: commesso di negozi (per il frequente contatto con monete), parrucchiere (uso di forbici placcate con nichel), addetto alle pulizie, lavoratore di metalli, addetto ad industrie alimentari. La dermatite alle mani venne riscontrata più comunemente tra i soggetti inseriti nel gruppo di dermatiti professionali.

Uno studio prospettico su 94 apprendisti parrucchieri riporta 32,8 casi per 100 persone/anno di questa patologia dermatologica (Smith, 1994). Si tratta dell'unico dato di incidenza mentre la prevalenza misurata da studi trasversali condotti su gruppi di parrucchieri, è compresa tra 1,8% e 83%. In ogni caso stime basate anche sull'esperienza, considerano ragionevole una prevalenza compresa tra il 10% e il 20%. 

Marco Malagutti


Fonti
"Menstrual disorders due to chemical exposure among hair dresser". Occup. Med; 43: 105-6. Blatter, BM., Zielhius, GA., (1993)

"Perforation and porosity of surgical gloves. Frequency, mechanism, risk". Ann Chir, 50 (4): 352-355, 1996. Johanet H., Chosidow D., Marmuse J.P., Benhamou G..

"I dispositivi di sicurezza individuale: criticità di un sistema di gestione permanente e di qualità". CDS Consorzio di servizi per la sicurezza del lavoro, Gaiardi S., Regione Emilia-Romagna, 1998. 

"Contact dermatitis in India", 2nd Edition. New Delhi: Department of Science and Technology, 1988. Pashiricha JS.



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